Virginia Woolf e la guerra

 

In tutta la vita e l’opera, la scrittrice Virginia Woolf prese posizione contro la guerra, ma qui vogliamo prendere in considerazione soprattutto il saggio "Le tre Ghinee" pubblicato nel 1938, tre anni prima di morire tragicamente. Il pacifismo, che oggi appare facile almeno in Italia, limitandosi a qualche marcia o manifestazione di piazza, nel 1938 in pieno clima di guerra mondiale, quando Londra era sotto la minaccia dei bombardamenti di Hitler, era un po’ più difficile e impopolare da sostenere. ', '

Il saggio si rivela in anticipo sui tempi e ci appare, a rileggerlo, di una scottante attualità.: riprendendo i temi cari alla Woolf, svolti nei romanzi pi li supera attingendo ad ideali che mostrano quanto sia stato lungo e fruttuoso il percorso spirituale ed umano della scrittrice, che prima di morire, ha dato i frutti più succosi della sua stagione.Ne "Le tre ghinee" l’autrice scrive, in nome di tutte le donne, una lettera immaginaria in risposta ad una richiesta di collaborazione da parte di un uomo per impedire un’altra guerra. Afferma che le donne sono disposte a collaborare e, tracciando un quadro della condizione femminile dal medioevo al secolo XIX, decide come potrebbe impiegare l’offerta di tre ghinee- evidentemente simbolica - a favore di cause alle quali tiene molto. La prima la darebbe per costruire un collegio di studi per le ragazze, che non hanno avuto possibilità di studiare (ricordiamo che il diritto allo studio femminile era limitato alle figlie dell’alta borghesia e anche per loro difficoltoso)
La seconda sarebbe destinata per aiutare le donne ad avviare una professione qualificata. Ai tempi in cui Virginia scrive, nell’Inghilterra dei primi 900, le donne avevano due possibilità: o la vita della casalinga con la dedizione totale alla famiglia, o - più raramente - l’indipendenza economica derivante da una professione. Ricordando gli esempi di Florence Nightingale, Mary Kinsley, e Gertrude Bell, che erano riuscite nonostante gli ostacoli a creare opere di valore umano e scientifico, pur non avendo ricevuto un’educazione come quella dei loro coetanei, la scrittrice esorta le sue "sorelle "ad entrare nella vita pubblica, a condizione di non essere contagiate dall’avidità e dall’aggressività maschile. Era dunque necessario sia aiutare le donne ad avere un’istruzione adeguata, sia avviarle ad una professione o ad un lavoro, almeno minimamente qualificato. E la terza ghinea? Qui inizia il discorso centrale, il nucleo dell’opera che consideriamo. La terza ghinea, dice la Woolf, potrebbe essere data all’uomo, in modo che sia impiegata per la causa della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà.
Le donne possono lottare contro il nazifascismo, ma restando fuori dalle associazioni maschili. Esse potrebbero fondare un’associazione anonima il cui primo scopo sarebbe quello di lottare contro tutte le guerre. Aprendo la radio durante l’oscura notte che invade l’Europa si sente ancora la voce di Creonte, il tiranno, che si chiami Fuhrer o Duce, che esorta o persuade alla guerra sia uomini sia donne. I due mondi dei fascisti cioè quello dell’uomo e quello della donna, in realtà ne costituiscono uno solo. La sfera pubblica e quella privata sono inseparabilmente collegate".
Se gli interessi dell’umanità – sia uomo sia donna - nell’ambito privato non vengono presi in considerazione unitamente a quelli della sfera pubblica, il mondo civile crollerà.
Nei libri di Virginia Woolf però non c’è solo disperazione, non c’è solo tendenza alla depressione e al suicidio, c’è anche ottimismo e speranza. La condizione umana non viene rappresentata solo da Antigone, chiusa nella caverna dove morirà (emblema della condizione femminile), ma anche da Dante, che Eleanor la protagonista dell’ultimo romanzo woolfiano "The years" legge continuamente.
Il mondo civile potrà riprendersi solo se il "noi " prenderà il posto dell’io".
Il "noi" potrebbe essere una collettività sia femminile sia maschile, unita per combattere la volontà tradizionale militarista dell’uomo, del padrone, del tiranno.
A questo proposito rileggiamo i "Pensieri di pace" usciti postumi, scritti dalla Woolf durante un attacco aereo tedesco a Londra.
La scrittrice sente gli aerei rombare sopra la testa, sente cadere le bombe e si chiede cosa può fare la donna inglese, come può lottare per la libertà senza armi? Fabbricando vestiti e alimenti, come fanno le operaie nelle officine inglesi?
"Ma c’è un altro modo di lottare senza armi per la libertà. Possiamo lottare con la mente: fabbricare delle idee, che possano aiutare quel giovane pilota inglese che combatte lassù per la libertà a vincere il nemico."
" Cosa rappresenta Hitler?" si chiede Virginia: - la tirannia, l’aggressività, il potere forsennato - rispondono gli inglesi in un immaginario dialogo – Distruggetelo e sarete liberi.-
Lei riflette a questo punto sulla mentalità creata dall’educazione militarista dei giovani inglesi" Combattere contro un nemico reale, coprirsi il petto di medaglie e decorazioni, questo è il colmo delle loro speranze."
Ma per il benessere e la pace del mondo dobbiamo aiutare- sostiene la scrittrice - i giovani inglesi a sacrificare questa mentalità, a trovare nei loro cuori altre attività più onorevoli, così come le donne dovrebbero essere pronte a sacrificare il loro istinto procreativo, se fosse necessario, o restringerlo, per trovare attività che giovino di più al bene comune.
Dopo aver meditato questi pensieri, sdraiata nel rifugio con una maschera antigas, la scrittrice ricorda un episodio accaduto pochi giorni prima
Coi suoi occhi aveva visto un aereo tedesco atterrare in un campo vicino, il pilota scendere e consegnarsi prigioniero agli inglesi dicendo "Come sono contento che sia finita la lotta!"
Poi un soldato inglese gli offrì una sigaretta e una donna una tazza di the.
E la Woolf commenta" Questo sta a dimostrare che se si riesce a liberare l’uomo dalla macchina, il seme non cade in un suolo completamente sterile; il seme può essere ancora fertile."
E la scrittrice decide di mandare i suoi "Pensieri di pace" in America, agli uomini e alle donne americane, il cui sonno non è stato interrotto dagli allarmi aerei, "con la speranza che vengano ripensati, rimaneggiati generosamente, caritatevolmente, fino a diventare qualcosa di utile."
Pochi anni dopo, nel 41 Virginia muore travolta dalle onde di un fiume, travolta forse dalla sua stessa sensibilità troppo acuta, forse patologica, ma che ha dato indubbiamente un contributo straordinario di arte e di pensiero a tutta l’umanità

 

Serena Polizzi

 
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