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Piano del padreNel 1815 compone i nove Versetti da cantarsi il Venerdì Santo (Otto ariette in lingua italiana ed una su testo evangelico) per due cori ed organo.

Ormai la famiglia di don Rosario Bellini, è divenuta numerosa e, nel 1816, trasloca in altra abitazione nella vicina via Sant’Agostino.

In questa circostanza (o forse qualche anno prima) il nonno paterno Vincenzo Tobia lo accoglie nella propria casa di vicolo Santa Barbara.

clavicembolo.jpg (5424 byte)Tra i sedici e i diciassette anni la sua attività compositiva inizia a diventare sempre più intensa: prevalgono i brani di musica sacra (Litanie, Tantum ergo, Salve Regina, Messe ecc.), ma non mancano lavori di altro genere: l’allegro in forma di cabaletta.

E nello stringerti a questo core, la cavatina Sì, per te, Gran Nume eterno, La Scena ed aria di Cerere, la Sinfonia breve in re maggiore per archi 2 clarinetti in do due corni in fa.

Il 5 giugno del 1819, ottenuto dal Comune (Decurionato) un sussidio di 36 onze annue, grazie anche all’interessamento di Stefano Notarbartolo, duca di Sammartino e di Montalbo, parte da Catania diretto a Napoli per studiare in quel famoso Conservatorio.

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