Vincenzo Bellini a Moltrasio

Guditta PastaSulla riva opposta era la villa di Giuditta Pasta, la futura Amina e Norma. Nel 1831 (in dicembre andrà in scena la Norma) in quella estate fino alla fine di agosto sarà a Moltrasio per rientrare a Milano il primo settembre di quell’anno.

Il menage a trois, continuava senza difficoltà. In quei tempi bisognava salvare la facciata, ma ad un certo punto avvenne l'inevitabile.

Il musicista stava lavoranao a Beatrice di Tenda, ma Romani consegnava in ritardo i testi e l’opera non procedeva.

Bellini accusava il Romani. Imprudentemente il Romani imprudentemente si difese pubblicamente e accusò Bellini di "arrendersi ai consigli di Minerva".

Non ci volle molto intuito a capire che la Minerva altri non era che la Turina.

Ferdinando Turina, il marito di Giuditta, fu costretto ad aprire gli occhi, a intercettare la corrispondenza della moglie e a far la parte del marito tradito. Scacciò di casa la moglie e Bellini si trovò sulle spalle Giuditta che avrebbe potuto danneggiare i suoi interessi di carriera e di finanze e la storia d’amore finì.

Il musicista partì per Londra e per Parigi.

La Turina si consolò con un ufficiale austriaco e Bellini con un certo cinismo scrive alla Della Torre, amica della Turina se vedete la Giuditta, che saluto caramente, pregatela di darsi un poco di moto, se potrà rubare un momento all’alemanno per l’isolato isolano.

Felice RomaniMa, in quei luoghi e in quei giorni, erano nati degli autentici capolavori. Brani delle musiche de La Straniera e de la Sonnambula sarebbero nati a Moltrasio, mentre dall’altra parte del lago, Giuditta Pasta, nella sua bella e ordinatissima villa, studiava la Sonnambula. Come Josè Saramago nel Memoriale dal concerto scrisse che nell’aria di Lisbona sembrava di udire il clavicembalo di Domenico Scarlatti, così ci piace immaginare che nell’aura di Moltrasio, venendo da Blevio, ci siano ancora, impregnate, le splendide, chiare e solari melodie belliniane.

chiave.jpg (5097 byte)