Vera. Akkuaria. A Venezia.
Difficile crederlo, forse anche immaginarlo, più semplice è stato
viverlo.
Da qualche anno ho un rapporto tutto particolare con Venezia, che ho
sentito a volte complice, altre volte un po’ ostile nelle mie lunghe
camminate dalla stazione dei treni alle Zattere, dove si trova la
facoltà di Lingue e Letterature Straniere.
Ho imparato a conoscerla, a farla sempre un po’ più mia, calle dopo
calle, canale dopo canale, nelle calde giornate d’estate, come nelle
umide giornate autunnali, stivali di gomma ai piedi, sulle passerelle
per far fronte all’acqua alta.
Akkuaria a Venezia…è stato un po’ come aprire le porte di casa mia ed
accogliere un’intera famiglia, colleghi, amici che non rivedevo da
qualche mese e… riprendere esattamente da lì, dove eravamo rimasti, come
se il tempo non fosse mai passato.
Ho vissuto la serata con uno stato d’animo un po’ particolare che mi
teneva per certi versi su due dimensioni: da una parte la parentesi del
sogno, una pausa che avevo voluto e desiderato a tutti i costi
ritagliarmi al di fuori dei libri di filosofia; dall’altra l’amara
consapevolezza che il treno delle 21.24 mi avrebbe riportata a Bassano
per una nottata di studio prima che un altro treno, alle 6.30 di mattina
appena mi riportasse a Venezia per sostenere un esame all’università.
Tante cose mi son rimaste di quelle ore presso il Centro Culturale
Regionale Paola di Rosa Settembrini, ma credo che nulla possa superare
l’emozione autentica che Vera ha saputo trasmettere a tutti i presenti
nel raccontare di quel simbolico gesto, così carico d’affetto, che l’ha
vista protagonista quella stessa mattina nel consegnare alle acque
veneziane “…l’anima di carta” del padre e ricongiungere così, per
sempre, frammenti di una stessa storia.
Dalla prima fila l’emozione m’ha raggiunto in men che non si dica…avevo
sempre creduto che certe cose così belle e forti le si potessero trovare
solo tra le pagine di un libro o nella scena di qualche film, e invece
di fronte a me avevo qualcuno che sapeva dell’ampio e profondo
significato della vita, del valore dei sentimenti, quelli veri, forti,
autentici… qualcuno che ha cercato di trasmettere tutto questo ad altri,
noi lì presenti, “Oggi…come ieri”.
Ci tengo a ringraziare Vera per tutte queste belle esperienze di
crescita e incontro che mi regala ogni volta, gli autori-colleghi-amici
con i quali ho avuto modo di scambiare qualche parola: Erberto Accinni
(molto bella la storia del tuo “Vascello Incantato”!), Franco Zarpellon
(sto ultimando di leggere i tuoi racconti!), Daniela Fogar, Renzo
Maggiore, Francesca Chiarelli, Mariella Sudano, Antonella Scaramuzza,
Karina Andrea Olivera …e tutte le splendide persone con cui ho avuto
modo di intrattenermi di cui purtroppo, perdonate la mia memoria, mi
sfugge il nome…
Alla prossima… siamo davvero una gran bella famiglia!
Lara Zen |