W. Shakespeare Sonnetto LXXI
'RICORDO DI VITTORIO G.
Il vostro pianto, quando sarò morto, non si prolunghi quando più non udrete, lugubre, tetra, la campana propagare in giro la notizia che me ne sono andato da questo vile mondo, a ospite di vermi più vili.
Né vi tocchi, se rileggete queste righe, il ricordo della mia mano che le scrisse, poiché vi amo talmente che vorrei anche dai pensieri vostri sapermi assente se dovesse darvi il pensare a me malinconia. Oh! se vi cade, dico, uno sguardo su questi versi quando già forse sarò sciolto e fuso nella terra, non riesca il povero mio nome nemmeno a farsi esprimere, ma sia anche l'amore vostro, con la mia vita, finito, per tema che la gente saggia, scorgendo il vostro pianto, per via mia non vi beffi, quando me ne sarò andato.
(trad. Giuseppe Ungaretti)
|