Sergio Chiappori
Premio Montale per la poesia inedita 1998', '
BIANCHE NUVOLE SOPRA TOKYO
La pierre du mot a été jetée pour rien. (R. Barthes)
1. Camera oscura questa notte d’aprile. Sulla nuvola vedo capovolta la stazione di Kanda. Doppio addio!
2. Vento di marzo, nube, ti sospinge verso alte finestre. Tu resisti! Non alterarti alla vista dei mortali!
3. S’approssima il tramonto. Primavera annuncia già il ciliegio. Fischia il tuo treno, direzione Chiba.
4. Dall’alto la strada è pozzo scuro. Nuvole in alto, riflesso di fanali. Essere numerosi, grande inganno!
5. Cartelli d’ideogrammi. Sulle punte dei piedi adocchio un piatto di tempura. Lei dice: That’s very impolite!
6. La torre di Shinjuku è già satori. Non più parole! Quale sarà il senso? Passo e ripasso in treno. In me silenzio.
7. Primo maggio nel verde di un giardino. Dietro il fogliame si affaccia una montagna di scuri nembi. Tuona. Prime gocce.
8. Il solco del pennino si richiude senza lasciare traccia. Vuoto il segno circondato da rara efflorescenza. ***
NELLA BARAGGIA
1
Soffi notturni presto investiranno le frazioni disperse. Troveranno masserie disertate nei valloni, porte aperte, finestre inchiavardate.
Tace ogni richiamo dalla terra lentamente infeconda. Il non-agire ci guida con saggezza nel paese fra vecchie cose, nel vivere sospeso.
Non è il mio questo passato polveroso, né fra robinie troverò radici. Altro tramonto attendo dal futuro mentre il sole qui affonda fra i castagni.
2
Per giungervi il terreno ci ha richiesto posture innaturali. Le ramaglie celano argille, insidiano il tuo passo quando le calchi. Le diresti prode impastate di verde con l’azzurro.
Domina il brugo mentre il vento smuove argentei pioppi e ci rivela il varco. Immobile, un po’ in bilico contemplo la tua maglietta verde mentre cogli con elastica mossa un girasole.
*** LUCCIOLE
Mehr Licht, mehr Licht! (Goethe, morente)
La luce, che cos’è? Rispondo ricordando quando alla stazione del metrò di Lanza eri discesa dall’auto sorridendo tu col tuo amico e all’improvviso tutto era apparso vuoto, un po’ più scuro, grigia fuori Milano oltre i cristalli
impolverati. Ed ecco ti allontani sotto l’ombra dei tigli nel viale. Fossi tornato in quel luogo a tarda sera avrei visto ancora lucciole fra i rami segnalare abbagliate il tuo passaggio. Ho conservato solo l’oro del tuo sguardo come antidoto alla vita che mi aggrava e luce, ancor più luce, da te attendo.
*** IL CORVO
Sfarfallìo di penne sull’armadio in camera da letto. Quante volte di notte sillabando alla mia immagine allo specchio insistente mi chiedevo se il tempo che trascorre, il martellare dei clacson, dei motori, quel brusìo degli umani fra strepiti e sirene di ambulanze alla fine per forza avrebbero prevalso costringendo noi sulle soglie di tanta nullità. “Giammai!” gracchiava allora il corvo.
Dunque addio, mio io, nuvola passeggera, lascia l’asilo del mio corpo, spenta voce, sciogliti al far dell’alba, nero abbaglio.
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