'I pudori e le voci di Vera Ambra',
Parlare di poesia, "fare", creare mnemonicamente e poi forse nero su bianco dei versi, appare, può apparire a molti, occupazione oziosa: in giorni come quei che viviamo, mentre oltremare una trista guerra dilania nostri consimili, fratelli nell'uomo ("Di che reggimento siete Fratelli", è l'eterno grido malinconico e divino di Ungaretti), perdonino forse gli affaccendati del divenire fattuale queste note. Ma non avremmo creduto che tornare ad occuparci di poesia di contemporanei, dopo anni lunghi e continui di pescaggio, ahi quanto fruttuoso, nell'Eden dei più, potesse essere piacevole. A Catania, poi, men che mai.
Constatiamo tuttavia volontieri che la serata svoltasi il 26 marzo scorso, nel locale suggestivo alquanto della novella libreria "Il profeta", in onore delle poesie e prose di Vera Ambra, ha non soltanto riscosso notevole successo di pubblico, ma anche riunito alcune tra le poche persone degne, e serie, amanti del sapere e della letteratura - amanti veri, perciò discreti e silenziosi, con la saggezza che vien dal lungo fiume - nella città nostra. Due parole sull'autrice: di Vera Ambra, a noi nota quale collega cronista d'una TV privata della provincia, sconoscevamo - se non nell'intuito - la vena poetica. E, come abbiamo riferito all'interessata, è stata scoperta piacevole, la quale ci ha trattenuto insino alla conclusione (e per chi sa qunto sian tediosi in genere tali incontri, è fatto notevole).
L' "universo poetico" di Vera Ambra è stato oggetto di brevi e concise presentazioni curate dall'avv. Antonello Dato, che ha parlato della "tristezza" della poeticità dell'autrice, e del prof. Giovanni Pasqualino, che ha osservato l'allargarsi "a ventaglio", dall'introspettività all'esterno del mondo, delle letture in versi. Uno psichiatra amico dell'autrice, ha poi concluso con brevi motti; la lettura di alcuni brani è stata svolta da una soave fanciulla. Perché, allora, la poesia? "Solo la poesia", ha scritto terribilmente Giuseppe Ungaretti, "può recuperare l'uomo, persino quando ogni occhio s'accorge, per l'accumularsi delle disgrazie, che la natura domina la ragione e che l'uomo è molto meno regolato dalla propria opera che non sia alla mercé dell'Elemento". Ancora di salvezza, anche estrema: financo , più che cannoni. E che bombarde furono in alcuni tempi, le poesie! Vera Ambra ha voluto graziosamente farci dono di tre sue pubblicazioni: "La voce delle donne", "Pudore", "In punta di piedi", l'ultimo di recente uscita. La prima raccolta si fregia dell'introduzione di un poeta indimenticato, Antonio Corsaro. Ci colpisce la sua osservazione, secondo cui "l'asintattismo" dell'autrice, "psicologicamente.. nasce dalla volontà di un proprio (e altrui) annullamento". E leggiamo a "caso": "L'occhio dall'alto attirava sguardi di margherite sposate... quel corpo appassito..."; ed ancora : "Segreta speranza riflessa nell'acqua come l'ombra della sera svuotata dalla sua voce passeggia l'anima di quel dio che governa L'anima dei fantasmi". Padre Corsaro (del quale per noi rimane misterioso il connubio sacerdozio-intellettualismo estetico) non errava. Eppure... a noi riecheggiano alcuni versi di Vinicius De Moraes: "Chi sono io, se non il mio desiderio illuminato, il desiderio di conoscere ciò che sono, oltre me stesso... ed incontrandolo, la mia paura di non riconoscerlo... Che cosa sono se non Me stesso di faccia a me...". All'interprete delle prose umane, sin troppo umane ed umanoidi del pensiero, al critico dotto il compito di sceverare le note. Per noi bastino le assonanze, per intonare i pensieri. Così in "Pudore", "l'ape e la farfalla dividono la stessa tentazione... ma il sogno innocente vuole giocare". Nell'ultima opera, ritroviamo citazioni di Baudelaire, Poe, Garcia Lorca, Neruda, ed una bella assai di Stanescu: l'orizzonte di Vera Ambra s'allarga, si discoprono molti filoni. "Il fuoco non guarda mai in faccia nessuno, e solo a piene mani brucia ciò che vuole": la disamina del danzatore e dell'amore che l'autrice vuole esprimere, potrebb'essere tutta in questi versi. Ha scritto J.Prévert, in "Barbara": "Au fil de l'eau sur Brest... vont pourrir au loin Au loin, très loin de Brest Dont il ne reste rien".
Francesco Giordano (pubblicato su Sicilia Sera del 2 maggio '99)
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