Quando forte è il coraggio,
quando grande è l’amore
per salvare la farfalla del
cuore
si cerca ovunque, in qualsiasi
luogo
e si è capaci di buttarsi nel
rogo;
e non vien meno il coraggio, non
vien meno l’amore
se distinto è il messaggio del
cuore,
se una vita sì cara si vuole
salvare
non si teme la forza delle onde
del mare.
Come un antico rituale che mai
si consuma
vigilava sul sepolcro la luna
che dipinse delle lucciole il
volto di bianco
con la farina dei maghi ed un
suo raggio assai stanco;
ma la speranza non cede se
l’amor è sì forte
poiché si combatte la vita
rompendo tutte le porte,
così chi con coraggio sfidavan
la sorte
eran piccole lucciole senza tema
di morte.
– Sei per gli
occhi delizia e canto pel cor –
disse un principe stanco in
cerca d’amor;
– se per strade
sì impervie ho dovuto viaggiare
è per colei che è fra l’onde ma
non so chi cercare;
so che il mare ora cela una
bellezza regale
sin dalla notte che m’apparve il
segnale,
ma ben presto ho dovuto il bel
sogno lasciare
per al suo posto, una farfalla
trovare. –
– Bieca
tristezza e che notte profonda,
fa piangere anche un’anima
immonda
e non posso ora smetter d’amare
e sperare
poiché tanto vorrei quel mio
amore baciare. –
Ma il volto intristito
dell’innamorato
in attesa del disegno del fato
recava una lagrima per una donna
sì bella
che nacque farfalla e divenne
una stella.
Bisbiglia il cipresso se delle
dune il vociare
porta l’eco lontana delle foglie
e del mare,
– dall’amor fu
ch’io ebbi grande ricchezza
ma un immobile stella or mi
paralizza;
ti volli inseguire per tutta la
vita
finché in un sogno dell’alba non
venisti rapita,
vieni con me o stella splendente
per trasformar la tristezza in
un regno ridente. –
Questo lamento fece il ghiro
svegliare
che uscì dalla tana
stropicciandosi gli occhi
e non vide una pigna sul suo
capo cadere
al suol stramazzando fra rospi e
ranocchi;
pur lo scoiattolo si destò a
quel tonfo
rimanendo in ascolto ai bordi
del legno
forse un tuono pensò, forse un
incubo o un sogno
riprendendo a dormir nel caldo
suo regno.
Anche il picchio ballerino che
su un ramo vacillando
sulla testa del buon ghiro
dritto cadde cinguettando
e s’assise e lo covò, contento
ed al ciel cantando
insieme ai rospi che nell’erba
si stavan deliziando.
– Mai più
ascolterò degli altri i lamenti –
e distratto si morse la lingua
fra i denti
quando s’alzò con sbilenca
perizia
ricadendo nell’erba fra i rospi
in letizia.
Fece veloce ritorno nel buco
temuto
ed al tepor delle noci accennò
un piccol saluto
deciso a dormire senza fare
commenti
ricadde in letargo al riparo dei
venti.
La fata del mare, fu questo il
suo nome,
ma sol nei deserti si vede
apparire
ed a chi fra le sabbie ha il
destin di viaggiare
d’acqua un miraggio è sicuro che
appare.
Sebben sulla sabbia non si possa
remare
è facil fra le dune che appare,
una dolce fanciulla con gli
occhi del cielo
ed il corpo coperto da un velo;
sulle esili spalle reca seco una
vela
e fra le mani una piccola mela,
come anche un timone per nella
notte guidare
chi nel deserto non può
navigare”.
Eskander Yousuf El Kabir
tratto da
Stella Maris
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