L’AIRONE


 


 

Lasci la Versilia senza aver scorto gli aironi?”

stupito mio figlio mi chiese

e al lago di Massaciuccoli mi condusse

in cerca di garzaie.

Fu inutile la nostra esplorazione tenace

di canneti e saliceti a scoprire i nidi

di rametti abilmente intrecciati.

Ci arrestammo di colpo, il respiro contenendo:

dritto sulle lunghe, esili zampe

dal melmoso terreno sostenute

uno splendido airone, immobile sull’acqua,

come un soldato in presentat-arm!

Niveo il piumaggio,

lungo e affilato il becco

elegante e nobile il portamento.

Solitario e silenzioso nel lago si specchiava,

aggraziato Narciso,

le sue forme ammirando.

Repentino fu lo scatto del collo

e già nel suo becco possente

un pesce (misero!) si dibatteva.

Consumato il pasto,

con lenti e profondi battiti d’ala

in volo si levò,

leggera silhouette,

signore dell’aria,

il bianco airone

ed un grido emettendo

grave, gutturale,

come a chieder perdono,

nel cielo scomparve.

Che ne pensi, papà?”

mio figlio confuso mi chiese.

Bellezza e ferocia sono qualità

simbiotiche”, risposi.

Non gli dissi che,

di quell’airone solitario,

la fierezza e la sagacia apprezzavo,

virtù sempre più rare oggi

tra gli esseri umani.

 

 

Giovanni Scilio

 

tratto da L'Albatro e l'Airone

 

 

 

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