Percorso: Home/Pippo Failla/Presentazione/Vera Ambra

Pippo Failla



Benvenuto Mi Presento Scrivimi

 

Il teatro è la commedia della vita

di Vera Ambra


    Quale realtà meravigliosa è la commedia della vita? Che tipo di palcoscenico può ospitarla se non la vita stessa?


Essa è teatro come l'intera umanità è l'arte della vita.


   Arte e artisti altro non sono che gli artefici delle mille e mille commedie che ogni giorno, tra i prologhi dei sipari chiusi, si rappresentano in ogni uomo, in ogni angolo di strada o meglio ancora davanti e dentro ai nostri occhi.


    Il Teatro nel teatro è l'immutabile coazione a ripetere di quel panorama che è la rappresentazione che ognuno di noi decide di rappresentare.


    Si sceglie di interpretare questo o quell'altro ruolo il proprio ruolo, indossando questi o quegli altri. Vittime e carnefici. Buoni o cattivi. Ora l'uno, ora l'altro, nell'andirivieni del nostro mutare, che non muta mai e, non mutando, ci costringe a cambiare; accettando in definitiva quella risata che a volte serve a sopravvivere.


    L'umanità per proseguire il suo inarrestabile ciclo vitale abbisogna di quegli intermezzi che permettono il ricalcare, fino a sovrapporsi, degli intreccio grotteschi ed enigmatici, in cui l'uomo vorrebbe specchiarsi per vedere la propria immagine ripulita dalle scorie ignorando volutamente di guardare il rispecchiare prepotente dei frutti dei propri sbagli.


    Se nel luogo della rappresentazione umana si riesce a far vivere e convivere le debolezze umane, ogni cosa diventa essa stessa un teatro che suscita l'amara ilarità dell'arte.


    Se l'arte del saper far ridere aiuta l'uomo a meglio sopportare una quotidianità insopportabile, l'arte, che dai primo graffito trovato nelle caverne - è stata essa stessa altare per innalzare chi ha la capacità di guardare oltre se stesso e guardare con occhi diversi il mondo.


    Gli artisti sono i semi di una pianta avara e quando germoglia, vuol affermare che un altro uomo è chiamandolo al compito di far ravvedere la cecità e l'ottusagine di non vuol vedere e sentire.


    Infatti, non c'è artista che non abbia mai utilizzato questo suo "mestiere" per prendere in giro coloro che nell'atto di guardare attraverso gli occhi di chi propone, mai si sono poi permessi di guardare, alla stessa maniera, dentro lo specchio del loro propri occhi.
Ebbene è sempre l'artista colui che mette in risalto, soprattutto in modo grottesco la bellezza della vita. Ed è l'artista l'unico ad avere la percezione più chiara, più netta che quella percezione incontrastata, che a pieni titoli poi diventa pura rappresentazione dell'unico problema umano: l'uomo!


    E se l'arte è il solo privilegio cui solo gli artisti sono chiamati a rappresentare, essa ha il compito di forgiare nuova "manovalanza". Uno tra questi indubbiamente è Pippo Failla. 
Ebbi modo di conoscere prima l'arte del suo mestiere e, immergendomi negli antri preziosi delle sue opere quasi fui ispirata a cantare le parole del Leoncavallo: "Recitar mentre preso dal delirio... non so più che quel che dico, e che quel che faccio!". Bastava un piccolo particolare per puntare il cuore delle cose, assistere attivamente ad eventi straordinari che si alternavano tra uno sbalzo sul rame o un risvolto di ferro battuto.

 

    Quasi che ogni quarto di luna occorso per forgiare con le sue mani provavo la stessa agitazione di quelle sere quando il vento che soffiava violento, porta con se quelle scintille che fanno poi scoppiare un incendio.


    I suoi personaggi su i piedistalli danno la sensazione che ridessero dello "stanco soffrire", degli sguardi che a loro s'offrivano, uno dopo l'altro eppure era come se li raccogliessero. Lo rigettavano via, perché nessuno vi aveva posato neppure uno sguardo giusto. "Tu sei forse un uomo... Tu sei pagliaccio... Vesti la giubba e la faccia infarina, la gente paga e rider vuole qua".


    Chi si è chiesto mai quale dolore e quanta sofferenza si nasconde dietro ogni artista? Quante volte - vestiti da pagliaccio - si è stati costretti a nascondere nelle smorfie il singhiozzo del dolore eppure "Ridi pagliaccio e ognun applaudirà!"


    Così nell'arco di oltre sessanta primavere e altrettanti autunni, trascorsi da quando nell'intervallo tra un atto e l'altro di una rappresentazione Pippo Failla recitava al pubblico le poesie e il pubblico rideva, quelle risate sono state le prime e vere gratificazioni che nel corso di tutta la sua vita hanno rappresentato la giusta motivazione per affrontare la vita.


    Pippo Failla è nato dietro le tende di un teatro e su quelle tavole prima d'imparare a recitare imparò che il fuoco è l'origine del tutto, l'importante è imparare a domarlo per forgiare non solo la forma, anche la sua vita.


    Forgiare è la parola che più s'adatta alla sua persona così come la sua stessa pelle appresso s'impregnò fino in fondo della nera fuliggine della fucina del padre. 
La sua vita d'artista prese la svolta decisiva respirando la polvere e la cenere che alimentata dal vento di quella passione che via via prendeva forma, che soffiava ora in una direzione ora in un'altra, fino a quando l'incendio che si rifletteva sui bagliori del fuoco che tutto rosseggiante si piegava.


    Tra le sue mani, il metallo, pur mantenendo la propria dignità, è diventata materia di quello specchio cosciente che è l'atto del saper nascondere.


    Adesso spetta a noi o ai posteri il compito di interpretare "dire", "ammirare", "innalzare" o "demolire" e, nel frattempo c'è sempre un artista che si prende gioco della stessa vita immortalandola nell'eternità del tempo.

 

 

 

 

© copyright Akkuaria 2000
Chi siamo | Scrivici

 

È vietato l'uso delle immagini e dei testi non autorizzato.
© 2010 Associazione Akkuaria

Associazione Akkuaria Via Dalmazia 6 - 95127 Catania
Registrata Ufficio Atti Civili di Catania il 3 maggio 2001 al n.ro 6010-3 - C.F. 93109960877

Presentazione Akkuaria - Statuto Akkuaria - Scrivi Akkuaria