S. G. Perse - Scritto sulla porta
La mia pelle è color tabacco rosso o di mulo, ho un cappello di midollo di sambuco coperto di tela bianca. Orgoglio mio è che mia figlia sia bellissima quando ordina alle donne nere, mia gioia, che scopra un braccio candido fra le galline nere;
e non abbia vergogna per la mia guancia rude sotto la barba, quando
rientro infangato.
E anzitutto le dò la frusta, la borraccia e il cappello. Sorridendo mi toglie dal viso il sudore e si porta al volto le mie mani unte per aver tastato la mandorla del cacao, il chicco del caffè. E poi mi porta un frusciante fazzoletto da testa; e il mio vestito di lana; dell’acqua pura per sciacquare i miei denti di silenzioso: e qui è l’acqua nella catinella; e odo quella della vasca nella stanza dell’acqua. Un uomo è duro, sua figlia dolce. Ella stia sempre al ritorno di lui sul più alto gradino della casa bianca e facendo grazia al cavallo della stretta dei ginocchi, egli dimenticherà la febbre che gli tira tutta la pelle del viso di dentro.
Amo anche i miei cani, il richiamo del mio cavallo più nobile, e vedere in fondo al viale diritto il mio gatto uscire di casa insieme alla bertuccia... tutte cose sufficienti a non invidiare le vele dei velieri che scorgo all’altezza del tetto di lamiera sul mare come un cielo.
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