VIVA LA MAMMA
ossia
LE CONVENIENZE ED INCONVENIENZE TEATRALI
Dramma giocoso in due atti di Gaetano Donizetti
(nuova versione dei dialoghi di Beppe De Tomasi e Dino Gentili)
Musica
GAETANO DONIZETTI
(Prima esecuzione al Teatro Massimo Bellini)
Direttore
WILL HUMBURG
Regia
BEPPE DE TOMASI
Maestro del coro
Tiziana Carlini
Mamma Agata
Simone Alaimo
Daria Stefania Bonfadelli, Jessica Nuccio (22, 26, 29)
Luigia Graziella Alessi
Dorotea Caterina D’Angelo
Guglielmo Angelo Villari, Michele Mauro (22, 26, 28)
Procolo Francesco Vultaggio, Salvo Todaro (25, 26, 28,
29)
Biscroma Giuseppe Esposito
L’impresario Armando Ariostini
Prospero Alberto Tomarchio
Direttore Tino Rametta
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DEL TEATRO MASSIMO BELLINI

Un
altro centro per il Teatro Massimo di Catania, grazie ad un
lavoro che assai di rado appare nei cartelloni delle stagioni
liriche. Dopo un interessante Barbiere di Siviglia, Will Humburg
ci offre uno una spettacolare parodia di un mondo teatrale, reso
burlesco da vanitose primedonne e inetti cicisbei. Si tratta del
dramma giocoso
“Viva la mamma ossia Le convenienze e le inconvenienze
teatrali”.
L’allestimento del regista Beppe De Tomasi, ambientato a
Passopisciaro presso Catania, ha aggiunto valore ad un
canovaccio farsesco, con una regia variopinta, che ha saputo
tenere vivo l’interesse nello spettatore per tutta la durata
dell’opera.
Ormai conosciamo tutti la bacchetta dell’abile maestro Will
Humburg, che ha saputo ben delineare le esasperatamente buffe
situazioni, spesso di carattere rossiniano.
Un
cast di interpreti di tutto rispetto, a cominciare da Simone
Alaimo nel ruolo di Mamma Agata, con un’interpretazione ai
limiti della macchietta della sua apparizione con un brano per
nulla facile.
Gli altri cantanti hanno dimostrato molta dimestichezza col
Belcanto in brani abbastanza difficoltosi di cui l’opera
donizettiana è ricca.
L’accomodante Donizetti doveva essere davvero esasperato dalle
vessazioni di cantanti che volevano composizioni ad hoc,
all’interno dell’opera, minacciando di tirar fuori i loro
pezzi di baule. Sollecitato dalle pièces del Sografi che gli
apparirono congeniali per una rappresentazione operistica di cui
forse lo stesso Donizetti è autore del libretto, almeno nella
struttura generale.
Inizialmente nata come farsa in un atto, per far fronte agli
impegni assunti con l’impresario Barbaja, l’opera va in scena il
21 novembre al Teatro Nuovo con un successo talmente strepitoso
da essere riproposta quattro anni dopo alla Cannobiana di
Milano, mutandola da farsa in dramma giocoso in due atti alle
convenienze teatrali furono aggiunte le inconvenienze.
La
trama.
La
scena si apre con la prova di un’opera seria: la prima donna fa
le bizze e tiranneggia, il clima si surriscalda, scoppia la
rivalità fra la prima e la seconda donna, Luigia, seguita da una
mamma infernale, Mamm’Agata, che rivendica subito un ruolo
importante per la propria figlia ("Mascalzoni, sfaccendati", ma
è bellissimo il napoletano "Lazzarune, scauzacane") e pretende
un duetto tra Luigia e la prima donna ("Ch’io canti un duetto").
Le donne litigano, il musico e il tenore fuggono, il direttore
fa intervenire «la forza», cioè i soldati, per condurre tutti a
teatro ("Livorno, 10 aprile"). E da qui le ‘inconvenienze’: Mamm’Agata
deve vestire i panni del musico, Procolo farà il tenore e
l’esito è catastrofico. La situazione è tale che il direttore
decide di sospendere lo spettacolo; temendo la reazione del
pubblico e di dover risarcire i danari presi in prestito
dall’impresario, tutti i cantanti se ne fuggono alla
chetichella.
(tratta
dal sito myword.it)
Foto Giacomo Orlando
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