Stagione 2008
SPECIALE Arena di Verona 86°Festival lirico 2008 a cura di Alessandro Scardaci

Dramma lirico in 4 atti di Musica di
Giuseppe Verdi
Libretto di
Temistocle Solera
PERSONAGGI e
Interpreti
Nabucco
Ambrogio Maestri
Ismaele
Giorgio Casciarri
Zaccaria
Paata Burchuladze
Abigaille
Alessandra Rezza
Fenena
Eufemia Tufano
Gran Sacerdote di Belo
Carlo Striuli
Abdallo
Angelo Casertano
Anna
Stefania Spaggiari
Direttore d'orchestra
Daniel Oren
Regista
Denis Krief
Maestro del coro
Marco Faelli
Direttore corpo di ballo
Maria Grazia Garofoli
Direttore allestimenti
scenici
Giuseppe De Filippi
Venezia
Scene e costumi
Denis Krief
Luci
Denis Krief
Nabucco, terza opera di Verdi, dopo il tiepido
successo di Oberto conte di San Bonifacio e l’enorme fiasco di
Un giorno di regno, opera buffa su libretto di Felice Romani.
Quest’insuccesso accompagnerà il musicista come un
tarlo finché non lo eliminerà con Falstaff, ultima opera composta in età
senile.
Verdi, inizialmente restio, accetta di musicare
questo libretto rifiutato dal compositore tedesco Carl Otto Nicolai.
Talvolta la vita è veramente sorprendente: Verdi
rifiuta da Merelli, l’allora impresario della Scala, di musicare Il
proscritto che sarà invece musicato da Nicolai.
Nicolai rifiuta Nabucco(allora il titolo era
Nebuchadnezzar, cambiato poi in Nabucodonosor perché quel titolo era
ostico, infine abbreviato in Nabucco).
Il proscritto sarà un fiasco, mentre Nabucco
segnerà l’ascesa di Verdi.
Non vogliamo soffermarci sul dramma familiare,
dissertando su quanto ha influito o no sulla sua ispirazione, o sulla
provocatoria affermazione di “Denis Krief” ove ritiene Nabucco un
“naufragio mancato”. Sappiamo che in quel periodo, Verdi aveva il cuore
spezzato per la perdita della moglie e dei figli e non voleva più
comporre, ma fu proprio Merelli che prepotentemente gli mise il libretto
del Solera in tasca.
Un naufrago in mezzo all’oceano cerca sempre
qualcosa a cui aggrapparsi: si chiama istinto di sopravvivenza. A cosa
poteva aggrapparsi Verdi se non alla musica?
In quel dramma biblico Verdi trovò la giusta
ispirazione. Certo gli influssi di Bellini ancora erano presenti(Io
t’amava oppure anch’io dischiuso un giorno) o di Rossini(l’
introduzione di “Vieni o Levita!” ci ricorda l’inizio della
sinfonia di Guglielmo Tell) e così potremmo continuare per altri brani,
ma tutto questo non toglie nulla alla incanto di quest’opera.
Ormai è noto, che Verdi non aveva in mente
questioni risorgimentali quando compose quest’opera, ma voleva
semplicemente esaltare un episodio biblico, lasciando in secondo piano
l’amore tra Ismaele e Fenena.
Non si può quindi parlare di Nabucco senza
soffermarsi sul Va pensiero, che costituisce un momento di viva
commozione per chi ascolta.
Il “Va pensiero” è un pianto di nostalgia.
È tratto dal salmo biblico:
Là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion. Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre. Là ci chiedevano
parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
"Cantateci i canti di Sion!". Come cantare i
canti del Signore
in terra straniera? Se ti dimentico,
Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia. Ricordati,
Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: "Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta".
Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto. Beato
chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.
Mutata dal Solera in:
Va, pensiero, sull'ali dorate
Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
Di Sionne le torri atterrate...
Oh mia patria si bella e perduta!
O membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
Ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
Traggi un suono di crudo lamento,
O 'ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù!
Non si capisce quindi a che titolo questa pagina
totalmente Verdiana , sia stata usata, anzi sfruttata a scopi
patriottici o ancor peggio politici.
Verdi questo momento lo vuol far vivere fino in
fondo. Al Solera, che nel libretto aveva previsto un duetto d’amore tra
Fenena e Ismaele, impone invece di inserire una profezia, da parte di
Zaccaria, senz’altro più efficace.
A proposito di efficacia parliamo della regia di
Daniel Krief , parliamo di quelle gabbie in metallo, prigioni e templi
ove gli ebrei risiedono con crollo annesso dei testi sacri, mattoni
della saggezza Ebraica. Il coro costretto a cantare, il Va pensiero
quasi non visto dietro le sbarre, dà un senso d'inutilità e cattivo
gusto ad una delle pagine più belle della musica italiana, superata, a
mio parere, solo da “Patria Oppressa” del Macbeth.
E’ meglio tacere sui costumi che richiamano le
guardie russe, che marciano col passo dell’oca ed a quella specie di
balletto di dubbio gusto.
Ambrogio Maestri(Nabucco), non doveva essere in
perfetta forma, buona invece la prestazione del Paata Burchuladze nella
parte di Zaccaria. Ha saputo dosare molto bene i momenti di robustezza,
come la profezia, e momenti ieratici. Molto ben resa, infatti, la
preghiera “Tu dal labbro dei veggenti”.
La malvagia Abigaille è stata interpretata in
maniera travolgente dal soprano Alessandra Rezza che ha saputo imporsi
sulla scena sia con la presenza sia con la voce; resa molto bene infatti
la scena “O fatal scritto” o la scena finale della sua morte “Su
me morente esanime”.
Il tenore Giorgio Casciarri ha saputo esprimere
abbastanza bene il ruolo d' Ismaele. Il ruolo di Fenena è stato
interpretato da Eufemia Tufano che con voce delicata e duttile, ha
fornito a chi ascoltava una forte emozione in “Oh dischiuso è il
firmamento”.
L’orchestra ben diretta da Daniel Oren ha saputo
ben evidenziare le delicate sfumature che Verdi ha saputo dipingere in
quest’opera. Ben diretto anche il coro e la richiesta di bis del Va
pensiero non è stato solo un atto dovuto da parte del pubblico, come
di solito avviene, ma un sincero consenso.
Una serata ben riuscita in definitiva, se non
fosse stato per la scellerata regia, unico naufragio di questa
produzione.
Photo by Maurizio Brenzoni. From the Press Office of Fondazione Arena di
Verona. All right reserved |