Stagione 2008
SPECIALE Arena di Verona 86°Festival lirico 2008 a cura di Alessandro Scardaci
Carmen

Opéra-comique in
quattro atti di Henri Meilhac e Ludovic Halévy,
dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Musica di Georges Bizet 1838-1875
Prima rappresentazione: Parigi,
Opéra-Comique, 3 marzo 1875
Personaggi e interpreti
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Gianluca Floris
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Direttore
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Daniel Oren
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Regia e scene
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Franco Zeffirelli
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Costumi
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Anna Anni
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Coreografia
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El Camborio
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Maestro del coro
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Marco Faetti
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Direttore del corpo di
ballo
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Maria Grazia Garofoli
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Direttore allestimenti
scenici
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Giuseppe De Filippi
Venezia
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ORCHESTRA CORO CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA
DI VERONA
Quanto
la Rivoluzione Industriale e le idee che ne
derivarono, o le denunce sulle condizioni di lavoro,
abbiano potuto influire sull’ispirazione di Bizet,
poco sappiamo e forse non è neanche importante
saperlo. Forse si comincia ad intravedere
all’orizzonte qualche squarcio di Verismo.
In
questi scenari emerge il personaggio di Carmen, che
ha fatto molto discutere in tutti gli ambienti
perbenisti e che ha decretato l’inatteso insuccesso
della sua prima rappresentazione a Parigi.
Carmen
è un personaggio fiero, sensuale e soprattutto uno
spirito libero. Coerente con se stessa fino a
preferire la morte pur di non rimanere con un uomo
che non ama più.
È così
che risponderà a Don Josè, quando tenterà per
l’ultima volta di ricondurla a sé.
No,
so ben che giunta è l’ora.
Sì,
so ben che morte avrò.
Ma
che io viva oppur che mora
No,
no, a te ceder non vo’.
(dal testo in italiano di A. De Lauzières)
Una
donna con una tale dignità, desta ammirazione e poco
importa se ha sedotto Don Josè fino al punto di
farlo disertare.
A
Carmen fa da contrappeso Micaela, personaggio casto
e delicato ma che dimostra coraggio e forza d’animo
quando si avventura tra le montagne fino al covo dei
contrabbandieri, dove troverà Don Josè e lo
ricondurrà dalla madre morente.
Qui
dei contrabbandieri è l’asilo nascosto,
e
qui Josè, qui lo vedrò.
Ed
il dover che m’ha sua madre imposto,
lo
farò, temere non dovrò.
………………………
………………………
Tremar so che fa, so ch’è bella,
ma
paventar no, non vò,
no,
no temer di lei non vò.
………………………
In
quest’opera, la sensualità si fonde con la morte.
Bizet quest’atmosfera ce la fa respirare fin dal
breve preludio del primo atto che possiamo
considerarlo come il tema del destino della morte.
Ci accompagna per tutta l’opera, compresa “La
romanza del fiore” , fino all’uccisione di
Carmen.
Mi
potete arrestar, son io che l’ho svenata.
In
questa produzione di Zeffirelli, si ha l’impressione
di una spettacolarità esagerata: buoi, cavalli in
scena, che talvolta scivolano a causa della
pendenza. Un’ostentazione di danze e balli non
richiesta appesantiscono l’azione e distraggono il
pubblico da quello che è il dramma intrinseco
vissuto dai personaggi.
Dentro
questa cornice un po’ pacchiana vi è una
Carmen(Ildiko Komosi), con splendide prestazioni
vocali, ma poco seducente. In scena è statica e non
riesce ad esprimere a pieno le caratteristiche del
personaggio sopra esposte.
Don
Josè, interpretato magnificamente da Mario Malagnini
è una bella figura che sa manifestare la debolezza
del personaggio, ma risulta inefficace di fronte
all’immobilità di Carmen.
Marco
De Felice, nel ruolo di Escamillo, canta bene, ma
non risulta abbastanza virile nel suo personaggio,
per cui lo spettatore si chiede perchè alla fine
Carmen lo preferisce a Don Josè.
Elena
Mosuc nella parte di Micaela, con un bel timbro di
voce e con molta grazia riesce ad imporsi abbastanza
bene in scena, conferendo al suo ruolo una gran
rispettabilità. Il quartetto formato da Fabio
Previati(Dancairo), Gianluca Floris(Remendado),
Cristina Pastorello(Frasquita), Milena Josipovic(Mercedes)
ha ravvivato la fine del secondo atto dell’opera.
Interessante lo spunto della vestizione di
Don Josè al momento in cui Dancairo e Remendado gli
tolgono la divisa di soldato e lo vestono da
contrabbandiere.
Le
coreografie di El Camborio sono pesanti ed è
esagerata la loro spettacolarità durante certe fasi
dell’opera agli estremi del palcoscenico.
Belle
comunque scene e costumi.
La
trasposizione dell’ultimo preludio all’interno del
quarto atto, trasformandolo in balletto, muta il
lavoro da opera comique a grand-opera.
Applausi scroscianti per tutti alla fine, che
indicano palesemente la riuscita dello spettacolo,
ma solo dello spettacolo, a scapito dell’opera. Il
lettore noti la differenza.
TRAMA
DELL’OPERA
Atto primo. In una
piazza di Siviglia intorno al 1820. Presso la
manifattura di tabacchi, Moralès, capo dei dragoni,
osserva l’andirivieni dei passanti. Giunge, dal suo
paese di campagna, Micaëla, alla ricerca del
brigadiere Don José. Moralés le dice che Don José
non è ancora arrivato, ma che non tarderà molto.
Micaela si allontana, nonostante l’insistenza dei
soldati a rimanere. Dopo il cambio della guardia
arriva don José.
Le sigaraie escono dalla
fabbrica per una pausa seguite dai commenti dei
popolani.
Tutti gli uomini attendono
Carmen, e quando appare, le si stringono attorno (habanera:
“L’amour est un oiseau rebelle”). Carmen si accorge
dell’indifferenza di Don José e per provocarlo, gli
lancia un fiore prima di rientrare alla fabbrica.
Don José ne è turbato e, quasi inconsciamente, cela
il fiore sotto la giubba. Ritorna Micaëla, che
consegna a Don José una lettera della madre (“Parle-moi
de ma mère”) e prima di tornarsene al paese lo
bacia. Improvvisamente dalla fabbrica arrivano delle
grida. Carmen in una lite ha ferito al volto una
compagna. Zuniga, tenente delle guardie, l’arresta e
ordina a Don José di condurla in prigione. Rimasta
sola con il brigadiere, la donna dà inizio alla sua
opera di seduzione: gli promette il suo amore se lui
la libererà (seguidilla: “Près des rémparts
de Séville”). Don José, del tutto conquistato,
l’aiuta a fuggire.
Atto secondo. Nella
taverna di Lillas Pastia, Carmen aspetta il ritorno
di Don José, che è stato degradato e messo in
prigione per averla lasciata fuggire. Nell’attesa
danza con le altre zingare (Carmen,chanson bohème:
“Les tringles des sistres tintaient”) e gli
ufficiali. Entra, fra le acclamazioni generali, il
torero Escamillo, che vuole brindare con gli amici
(“Votre toast, je peux vous le rendre... Toréador,
en garde”). Egli rivolge qualche frase galante a
Carmen, ma il pensiero della donna è rivolto solo a
Don José, e quando gli amici contrabbandieri
Dancairo e Remendado, la invitano a unirsi a loro (“Nous
avons en tête une affaire”) per un nuovo colpo, la
zingara rifiuta perché attende Don Josè e ne è
troppo innamorata per lasciarlo, promettendo
tuttavia di convincerlo a partire con loro. Giunge
Don José, uscito di prigione, ma una tromba avvisa
che è l’ora della ritirata e bisogna tornare in
caserma. Carmen, indispettita sbeffeggia l’uomo ed a
nulla vale la dichiarazione d’amore di Don José (“La
fleur que tu m’avais jetée”). All’improvviso
sopraggiunge Zuniga e i due soldati si sfidano a
duello, che viene interrotto dall’intervento dei
contrabbandieri, e a quel punto José si vede
costretto a unirsi a loro divenendo così un
disertore..
Atto terzo. Fra le
montagne i due litigano continuamente. Don José è
geloso e sente che il loro rapporto si sta
sgretolando. La zingara interroga
le carte (“Parlez encore, parlez, mes belles”) che
le rivelano che morrà. (“En vain pour éviter
les réponses amères”). Nel covo dei contrabbandieri
sopraggiunge anche Micaela per ricondurre l’amato a
casa dalla madre morente(“Je dis que rien ne m’épouvante”).
L’uomo la segue, dopo aver dichiarato
minacciosamente a Carmen che sarebbe ritornato.
Atto quarto. Siamo di
fronte all’arena di Siviglia. Tra le persone che
acclamano Escamillo vi è Carmen con le amiche
Mercedes e Frasquta. Adesso Carmen è innamorata di
Escamillo. Celato nella confusione generale vi è
anche Don José. Senza paura la zingara lo affronta,
sola nella piazza deserta poiché tutti stanno
assistendo alla corrida. Don José la implora di
ritornare da lui. La vuole tutta per sé. Di fronte
al rifiuto di Carmen Don José la minaccia, ma Carmen
ancora rifiuta ed in segno di disprezzo gli getta in
faccia l’anello che un giorno le aveva messo al
dito. Accecato dalla furia, Don José la uccide.
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