Stagione 2008

SPECIALE Arena di Verona 86°Festival lirico 2008
a cura di Alessandro Scardaci


 

AIDA

PERSONAGGI e INTERPRETI

Il Re Konstantin Gorny
Amneris
Marianne Cornetti
Aida
Isabelle Kabatu
Radames
Piero Giuliacci
Ramfis
Riccardo Zanellato
Amonasro
Alberto Mastromarino
Un messaggero
Enzo Peroni
Sacerdotessa Antonella Trevisan
Prima ballerina ospite Myrna Kamara
Prima ballerina
Ghislaine Valeriani
Primo ballerino Giovanni Patti
Primo ballerino
Antonio Russo

Direttore d'orchestra Renato Palumbo
Regista
Gianfranco de Bosio
Maestro del coro
Marco Faelli
Direttore corpo di ballo
Maria Grazia Garofoli
Direttore allestimenti scenici
Giuseppe De Filippi Venezia
Coreografia di
Susanna Egri

 

Quando si parla di Aida, si pensa sempre alla spettacolarità dell’opera, agli elefanti, ai cammelli.
Grandi movimenti di massa alla Cecil De Mille.
Insomma si pensa subito all’Arena.
Ma esiste un altro aspetto dell’opera: quello intimista della schiava innamorata di un condottiero (Radamès) che andrà a combattere contro la sua gente, Del padre suo.
L’opera orbita attorno a questi due personaggi, quindi: le ambizioni di Radamès, innamorato di Aida, ma non abbastanza da comprenderne gli affanni ed Aida innamorata di un uomo appartenente al popolo che l’ha ridotta in schiavitù.
Quest’ultimo, nell’aria “Se quel guerrier io fossi”, ad un certo punto così si esprime:

Tornar di lauri cinto…
Dirti: per te ho pugnato, per te ho vinto!

Queste parole, in fondo, ci rivelano una certa ottusità da parte di un uomo, che pensa di conquistare il cuore dell’amata seminando morte nel suo popolo.
Radamès realizza il suo desiderio: ottiene il comando dell’esercito per fermare l’avanzata degli etiopi comandati da Amonasro, padre di Aida e re di Etiopia.
Per un attimo l’amore per Radamès prevale su quello del padre suo: anche lei grida all’amato ‘Ritorna vincitor’, ma rimasta sola si ravvede, chiede perdono agli dei per aver pronunciato l’empia parola.

Ritorna vincitor! E dal mio labbro
Uscì l’empia parola! Vincitor
Del padre mio…di lui che impugna l’armi
Per me, per ridonarmi
Una patria, una reggia e il nome illustre
Che qui celar mi è forza.

 

Ma sono ancora più toccanti le parole:

l’insana parola
O Numi sperdete!
Al seno di un padre
La figlia rendete;
Struggete le squadre
Dei nostri oppressor!
Ah!
Sventurata! Che dissi?... E l’amor mio?...

……………………
………………………

Io piangere vorrei...vorrei pregar.
Ma la mia prece in bestemmia
Si muta…
Delitto è il pianto in me…colpa il mio sospir…
……………………..

Questi versi bastano a descrivere il dramma interiore che Aida sta vivendo nella più completa solitudine e non può che implorare gli Dei.

Numi, pietà del mio soffrir!
Speme non v’ha pel mio dolor.
………………….

Radamès ritorna vincitore ed ancora un duro colpo è inferto nel cuore della nostra protagonista: vede il padre in catene. Ma non è la pietà che cerca Amonasro, dopo aver chiesto a sua figlia di non rivelare che egli è il Re, così si rivolge al re degli Egizi. Alla domanda di chi fosse, risponde:

Suo padre. Anch’io pugnai,
Vinti noi fummo e morte invan cercai
(
accennando alla divisa che veste)
Questa assisa ch’io vesto vi dica
Che il mio Re, la mia Patria ho difeso;

Benché, sotto mentite spoglie, è un Re che si rivolge ad un altro Re, con tutto l’orgoglio e la fierezza che gli competono.
Ma un vero Re, sa anche pregare, implorare pietà per la vita dei propri sudditi.
 

Ma tu, o Re, tu signore possente,
a costoro ti volgi clemente;
Oggi noi siam percorsi dal fato,
Doman voi potria il fato colpir.

Radamès, in nome di una promessa fatta dal Re, di esaudire qualunque suo desiderio, chiede grazia per i prigionieri. Il Re, nonostante l’opposizione di Ramfis, acconsente.
Aida è sola sulle sponde del Nilo che attende Radamès, teme per le sue sorti future. Teme che Radamès vuol darle l’ultimo addio perchè deve sposare Amneris, promessa dal Re come dono per la vittoria ottenuta. Amneris è sua rivale in amore.

Or che d’amore il sogno è dileguato,
O Patria mia, non ti vedrò mai più!

Un altro affanno si aggiunge al cuore della protagonista. Giunge Amonasro, che ha intuito l’amore di Aida per Radamès, ma non è lì per consolarla.
Amonasro, prima la seduce facendo presa sulla nostalgia per la sua terra lontana:
 

Rivedrai le foreste imbalsamate,
Le nostre valli, i templi d’or.

La figlia risponde con i medesimi versi, di più non chiede ed Amonasro adesso incalza facendo presa sul suo amore per Radamès:

Sposa felice a lui che amasti tanto,
Tripudii immensi ivi potrai gioir.

Ma c’è un prezzo da pagare:

Radamès so che qui attendi…Ei t’ama…
Ei conduce gli Egizi…Intendi?

Aida rifiuta indignata, e ad Amonasro non resta che infonderle i sensi di colpa:

Su dunque! Sorgete
Egizie corti!
Col fuoco struggete
La nostra città.

Spargete il terrore,
Le stragi, le morti.
Al vostro furore
Più freno non v’ha.

Alla richiesta di pietà della figlia, Amonasro incalza:

Flutti di sangue scorrono
Sulle città dei vinti.
Vedi?Dai negri vortici
Si levan gli estinti.

Ti additan essi e gridano:
Per te la patria muor!


Aida chiede ancora pietà, Amonasro colpisce ancora.

Una larva orribile
Fra l’ombre a noi s’affaccia.
Trema! Le scarne braccia
Sul capo tuo levò.
Tua madre ell’è, ravvisala,
Ti maledice…

Aida chiede ancora pietà al padre, ma Amonasro le dà il colpo di grazia:

Non sei mia figlia!
Dei Faraoni tu sei la schiava!

Parole dure, ma che servono a far prendere coscienza ad Aida che è la figlia di un Re, forse futura Regina, quindi sa che la propria vita non le appartiene. Deve obbedire al padre.

O patria! Patria…quanto mi costi!

Conclude ormai rassegnata al suo destino.

Aida deve quindi far rivelare a Radamès, per quale sentiero passeranno le truppe egizie ed usa le stesse armi del padre, lo seduce con l’amore, poi con la promessa di essere felici nella sua patria.
 

Una novella Patria
Al nostro amor si schiude.
Là…tra foreste vergini,
di fiori profumate,
In estasi ignorate
La terra scorderem.

Radamès resiste, anche Aida allora prova con i sensi di colpa e gli rivela che se non fuggiranno, la vendetta di Amneris, sarà terribile, allora è meglio che sposi Amneris. Al rifiuto di Radamès, Aida risponde:

Giammai, dicesti?
Allor piombi la scure
Su me, sul padre mio…

Aida riesce nel suo intento: convince Radamès a fuggire e gli fa rivelare il sentiero percorso dall’esercito egiziano. Quando Radamès capisce l’inganno è troppo tardi. Viene arrestato grazie ad Amneris che lo denuncia.
La condanna di Radamès in fondo non deve destare alcuna compassione sullo spettatore, ha avuto ciò che voleva: la morte per aver tradito seppure involontariamente. È il suo onore di soldato che glielo impone. Viene condannato ad essere sepolto vivo.
Aida si nasconde nel sepolcro per morire al suo fianco.
Perché lo fa? Glielo deve, oppure sente che solo così guadagnerà quella pace insieme all’amato, che finora le è stata negata dal destino?
A questo punto l’opera assume una dimensione fiabesca. Moriranno insieme e insieme saranno felici in un regno lontano, che entrambi hanno tanto desiderato.
 

Vedi? Di morte l’angelo
Radiante a noi si appressa;
Ne adduce a eterni gaudii
Sopra ai suoi vanni d’or.
Su noi già il ciel dischiudesi,
Ivi ogni affanno cessa,
Ivi comincia l’estasi
D’un immortale amor.

Antonio Ghislanzoni s’affretta ad evidenziare nella didascalia che Aida vaneggia, ma se vogliamo credere fino in fondo in questa favola, chiudiamo gli occhi e pensiamo a queste due anime che ascendono in quel luogo descritto in questi versi, con la stupenda musica di Verdi che li accompagna.
Verdi riesce a conciliare l’aspetto spettacolare sapendo ben dosare gli ingredienti del grand-opéra mai trascendendo nella volgarità, ma al contrario, è esaltante e sono fuori luogo atteggiamenti snobistici assunti da qualche critico.
Ricordiamo che il trionfo ha una sua ragione di esistere nell’opera e non è una forzatura, per dare una tinta di spettacolarità all’opera.
Radamès ha salvato la Patria dall’invasore ed i tripudi ed il ringraziamento ad Iside sono dovuti.
Per la marcia trionfale Verdi ideò particolari trombe lunghe dritte, allo scopo di facilitare il compito dei musicisti che dovevano marciare e suonare a memoria.
E' giusto affermare che in questa produzione gli artisti hanno saputo esprimere al meglio le loro parti.
Emerge un’Aida, interpretata da Isabelle Kabatu, fiera; con la dignità di una principessa, qual veramente è, seppure ridotta in schiavitù.
Radamès è interpretato da Piero Giuliacci, impacciato all’inizio in Se quel guerrier io fossi, si riprende nel corso dell’opera conferendo dignità al proprio ruolo.

Molto bene ha saputo cantare e recitare Marianne Cornetti nel ruolo della gelosa Amneris.Amonasro, interpretato dal baritono Alberto Mastromarino, con una voce ed un portamento degni di un re guerriero: la sua figura emerge nel concertato finale mentre nel terzo atto i due personaggi Aida ed Amonasro riescono ad esprimere al meglio le loro personalità.
Buone anche le interpretazioni del re(Kostantin Gorny) e Ramfis((Riccardo Zanellato).
Belle le coreografie di Susanna Egri e molto brava è stata la prima ballerina Myrna Kamara.
La direzione di Renato Palumbo, tiene uniti i numerosi tasselli di una complessa opera quale è l’Aida. Molto ben dosata la parte orchestrale con i cori, risultato non facilmente raggiungibile in arena.
La forza di questa produzione è la regia di Gianfranco De Bosio.
E’ una regia raffinata. Delicati i colori delle scene e costumi e le luci non accecanti. La marcia trionfale ci fa dimenticare gli elefanti di telo stesi dello scorso anno e non ci fa rimpiangere il piramidone di Zeffirelli.
De Bosio ha dimostrato che una regia può essere spettacolare senza trascendere nel volgare.
E’ vero, si tratta di una regia ripresa dall’inaugurazione della prima rappresentazione in Arena del 1913 di Zenatello e Fagiuoli e rielaborata. Molte sono state le critiche per la mancanza di idee nuove. Ad uno spettatore ho sentito affermare che si tratta di una minestra riscaldata più volte.

Forse questo è vero, ma quando si ha fame, va bene anche una minestra riscaldata ed in questo periodo di fame di cultura vera e di buon gusto ne abbiamo tanta.

 

Photo by Maurizio Brenzoni. From the Press Office of Fondazione Arena di Verona. All right reserved

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