Stagione 2008

SPECIALE Arena di Verona 86°Festival lirico 2008
a cura di Alessandro Scardaci



Quando canto sono felice
 

Intervista ad Elena Mosuc

interprete di Micaela in Carmen

 

Elena Mosuc è nata a Iasi in Romania.
Dal 1990, anno della sua vittoria del Concorso ARD e del Concorso di Montecarlo, si esibisce con regolarità nei più prestigiosi Teatri d’Opera del mondo.
Ha lavorato con direttori quali: Nello Santi, Bruno Campanella, Marcello Viotti, Placido Domingo, Nikolaus Harnoncourt, Michel Plasson, Daniel Oren, Lorin Maazel, Valery Gergiev, Leopold Hager, Fabio Luisi, Sir colin Davis e molti altri.
Di grande rilievo il suo debutto al Teatro alla Scala nel 2007 come Violetta in La Traviata nello storico allestimento di Liliana Cavani.
I suoi prossimi impegni la vedranno protagonista nelle più prestigiose realtà operistiche mondiali: Zurigo, Bologna, Torino, Genova, Berlino, Bruxelles, Tokyo, Vienna, Bilbao, Oviedo, Barcelona, Londra, Munchen, Amburgo ed altre ancora.
E’ unanimemente considerata una delle migliori belcantiste della sua generazione.
Nell'estate 2001 esordisce all'Arena di Verona in Rigoletto nel ruolo di Gilda e ne La Traviata in quello di Violetta e nell'aprile 2002 torna a Verona per cantare nel Don Giovanni al Teatro Filarmonico. Nell'estate areniana 2006 e 2008 interpreta la parte di Micaela in Carmen.
 

D: Gonna azzurra e treccia cadente. Zeffirelli rispetta i libretti, o quanto meno, tutto ciò che vi viene descritto. Lei cosa pensa di quelle opere che vengono traslate nel tempo e nello spazio? Le recita volentieri?
R: Non sempre. Una produzione moderna, ma bella e che abbia dei significati si. Purtroppo vi sono produzioni moderne ma brutte. Devo dire che mi piace l’opera tradizionale, non vecchio ma…
 

D: Buon gusto.
R: Si, quello che conta sempre è il buon gusto. Alcuni artisti non vogliono sperimentare, ma solo stupire e mettersi in mostra e questo non giova al teatro. Ma in Italia questo fenomeno non è tanto frequente, in Germania lo è di più.
 

D: Beh, il Nabucco che daranno domani, non è tanto tradizionale.
R: Non so, non l’ho visto.
 

D: Parliamo di Micaela. Micaela e Carmen sono due personaggi opposti. Il buono e il cattivo, però sono entrambe due donne forti a cui si contrappongono un uomo debole come Don Josè, ed un uomo borioso come Escamillo. Con due donne così, i maschietti non fanno bella figura, lei cosa ne pensa?
(sorride)
R: In questa produzione?
 

D: No, no. Nella Carmen così concepita dall’autore. Non pensa che vi sia una rivalutazione del ruolo femminile nel melodramma?
R: Si. Io penso di si. Tante volte si pensa Micaela, come una ragazza paurosa . Ha paura, ma ha una sua personalità.
 

D: Certo. Una donna che si avventura da sola sulle montagne, anche se il libretto accenna ad una guida, fino a giungere al covo dei contrabbandieri, non è roba da poco.
R: E’ molto innamorata. L’amore ti dà coraggio, ti fa fare cose che non avresti fatto mai.
 

D: Già. Parliamo un po’ di lei. Vi sono opere che la fanno tremare? Opere che le fanno paura per difficoltà o altro?
R: Sinceramente tutte le opere che io canto non mi fanno paura in questo senso. Diciamo che questi ruoli che io canto: Lucia, Maria Stuarda… non mi fanno paura perché tutti i problemi cerco di risolverli prima. Quando sono in palcoscenico io volo. In palcoscenico io sono felice. Ho paura solo quando non mi sento bene e la voce non funziona come dovrebbe, ma con l’aiuto di Dio e con la tecnica provo a risolvere questi problemi.
 

D: L’emozione gioca un ruolo?
R: Il ruolo più importante. Un’opera deve emozionare. Noi interpreti dobbiamo dare emozioni. Non dobbiamo pensare solo a questa o a quella nota, o quella frase è difficile, questo va risolto quando studi il ruolo. Quando siamo in palcoscenico dobbiamo pensare a dare emozioni.
 

D: Lei vi è riuscita benissimo poco fa. Nel terzo atto vi sarà la preghiera. È una parte impegnativa?
R: Non è molto difficile. È difficile in arena, perché in arena bisogna fare di più. L’arena chiede molta voce, ma anche raffinamento come chiede il Maestro Oren. Mi piace moltissimo lavorare con lui, perché anche a lui piacciono i dettagli. In arena non possono farsi le stesse cose che si fanno a teatro, ma proviamo.
 

D: Dopo Carmen cosa vi sarà?
R: Dopo Carmen un po’ di riposo. Dopo vi sarà Lucia a Zurigo con Nello Santi, un altro maestro con cui mi piace lavorare. Speriamo che sia una Lucia non così(allude alla regia) se non è bella dobbiamo noi farla bella. Dopo vi sarà Traviata a Vienna. In Giappone Don Giovanni. A Bologna due recite di “Puritani”. E’ un’opera che mi piace moltissimo ma è molto difficile, più difficile di Lucia. Lei cosa ne pensa?
 

D: Sono d’accordo, è un’opera micidiale.
R: Mi piacerebbe cantare Bellini a Catania. Sona stata a Catania credo nel ’90 non ricordo bene. Ho fatto un concerto con Alvarez ed ho vinto il premio Bellini che mi è stato dato da un’associazione.
 

D: Possiamo concludere con un messaggio a tutti i giovani che intraprendono la carriera di cantanti? Un messaggio che li motivi a continuare e non mollare.
R: Per prima cosa devono sentire dentro di loro. Dentro il loro cuore, se possono fare questo mestiere. È un mestiere che chiede tanti sacrifici, studiare molto e trovare un maestro veramente bravo e sentire come hanno cantato i ‘grandi’ di una volta. E quando studiano un ruolo di mettere la loro personalità e di essere molto seri in quello che fanno.

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