Stagione 2008

TEATRO MASSIMO VINCENZO BELLINI

IL TROVATORE

di Giuseppe Verdi

Direttore
ANTONIO PIROLLI

Regia, scene, costumi e luci
ROBERTO LAGANA' MANOLI

Maestro del coro
TIZIANA CARLINI

Il Conte di Luna Alexandru Agache, Carlo Kang (28, 1, 4, 8)
Leonora Dimitra Theodossiou, Katia Pellegrino (28, 1, 4, 8)
Azucena Irina Makarova, Sarah Punga (28, 1, 4, 8)
Manrico Francesco Hong, Kamen Chanev (28, 1, 4, 8)
Ferrando Marco Spotti, Francesco Palmieri (28, 1, 4, 8)
Ines Maria Motta
Ruiz Domenico Ghegghi
Un vecchio zingaro Armando Caforio
Un messo Francesco La Spada

Nuovo allestimento del Teatro Massimo Bellini
Orchestra, coro, corpo di ballo e tecnici del Teatro Massimo Bellini
 

 

Se un’opera dovesse essere apprezzata per la sola vicenda, forse Il Trovatore non avrebbe certo incontrato grandi consensi.
Infatti, una zingara che non si accorge di bruciare il proprio figlio anziché il bimbo rapito del Conte di Luna rasenta il grottesco.
Se poi aggiungiamo i versi del Bardare come:

 

Mira, di acerbe lacrime
Spargo al tuo piede un rio:
non basta il pianto?svenami,
ti bevi il sangue mio…
calpesta il mio cadavere,
ma salva il Trovator!


 

Il divertimento del pubblico sarebbe certo e altre opere sono cadute per molto meno.
Poi però interviene la musica di Verdi e tutto ciò che potrebbe destare ilarità, assume una dimensione squisitamente drammatica.
L’angoscia inizia con la canzone di Azucena “stride la vampa” dove racconta il martirio della madre. Fa seguito il racconto del figlioletto bruciato. La tragicità cresce fino a culminare con la frase “Sul capo mio le chiome sento rizzarsi ancor!”. Con questa scena il personaggio è ben definito e gli conferisce un ruolo davvero predominante.
Gli schemi seguiti da Verdi sono sempre gli stessi: recitativo, cavatina, ponte, cabaletta e concertato finale, ma l’autore ci regala delle vere perle come la dolce, ma micidiale “Tacea la notte placida”, ma anche frasi come “Sei tu dal ciel disceso, O in ciel son io con te?” capace di far vibrare di emozione vera tutti gli appassionati.
Il coro “squilli echeggi la tromba guerriera” deve aver colpito Charles Gounod che nel suo Faust vi introduce un coro di militari simile(Oh gloria cinta d’allor).
Non si può parlare del “di quella pira” con l’abusivo do di petto, senza citare la cavatina precedente “ah! si, ben mio” che esprime tutta la tristezza di un uomo pronto a morire in battaglia al finir della notte, ma che vuole vivere intensamente quegli attimi. Questi versi così carichi di tenerezza:
 

Ma pur se nella pagina
Dé miei destini è scritto
Ch’io resti tra le vittime
Dal ferro ostil trafitto,
Fra quegli estremi aneliti
A te il pensier verrà
E solo in ciel precederti
La morte a me parrà!

Sono davvero struggenti e destano un sentimento di vera pietà per i due amanti che forse dovranno lasciarsi senza godere delle gioie terrene dell’amore e non resta loro che consolarsi con l’amore spirituale:
 

Vieni; ci schiude il tempio
Gioie di casto amor.

L’idillio è interrotto bruscamente da Ruiz che avvisa Manrico che la madre è prigioniera.
Lo spettatore spesso presta l’attenzione all’attesa del do di petto e gli sfugge il commovente amor filiale espresso dai versi:

Era già figlio prima d’amarti,
Non può frenarmi il tuo martir.
Madre infelice, corro a salvarti,
O teco almeno corro a morir!

In quest’opera Verdi ha dato ampio spazio a tutti i personaggi per poter esprimere il proprio carattere: dalla fedeltà di Ferrando, all’audacia del Conte di luna; dall’appassionato amore di Leonora, al valore di Manrico. Ma la vera protagonista è Azucena, personaggio pieno di contraddizioni. Tenera madre, che così si rivolge a suo figlio che ancora ferito vuol tornare a combattere:

No soffrirlo non poss’io…
Il tuo sangue è sangue mio!...
Ogni stilla che ne versi
Tu la spremi dal mio cor!

Ma anche donna austera e combattiva che incatenata, inveisce contro Ferrando e il Conte di Luna:

Deh, rallentate, o barbari,
Le acerbe mie ritorte…
Questo crudel supplizio
È prolungata morte…
D’iniquo genitore
Empio figliol peggiore,
Trema…V’è un Dio pè miseri,
e Dio ti punirà.


Azucena è dunque un personaggio che non deve saper solo cantare ma che deve sapersi imporre sulla scena per non vanificarne la statura.
Non si può purtroppo dire così della zingara interpretata da Irina Makarova. Ottima voce, ma non è riuscita a dominare la scena facendoci rimpiangere quelle magiche interpretazioni di Fiorenza Cossotto o Viorica Cortez. La parte di Manrico è stata ben espressa da Francesco Hong che nonostante la sua non alta statura, si è saputo imporre sulla scena per interpretazione e bella voce.
Dimitra Thedossiou, nonostante indisposta, ha fatto del suo meglio e sostituita al terzo atto degnamente da Katia Pellegrino, lo spettacolo non ha subito alcuna caduta.
La passione scellerata per Leonora è stata ben accentuata da Alexandru Agache (Conte di Luna).
Poco convincente Marco Spotti nel ruolo di Ferrante. Discreto il contributo dei comprimari.
L’orchestra, diretta da Antonio Pirolli, ha saputo dare la giusta coloritura alle situazioni drammatiche e angoscianti che nell’opera si succedono.
Concludiamo dicendo che la regia di Roberto Laganà ha reso giustizia allo spessore dei personaggi ed alle situazioni piene di tensione che nell’opera si succedono. Funzionale il cambio delle scene che ha permesso di realizzare una sola interruzione, dando continuità alla vicenda.
Un particolare consenso merita il coro, diretto da Tiziana Carlini per la sua vivacità.
Il pubblico ha trascorso una bella serata all’insegna della Zingara e del rogo allestito in piazza.
Serata gradita al pubblico che ha saputo ringraziare con applausi anche a scena aperta.
 

Foto Giacomo Orlando

 

Alessandro Scardaci

26 febbraio 2008 ore 20,30 - turno "A"
28 febbraio 2008 ore 17,30 - turno "S1"
29 febbraio 2008 ore 20,30 - turno "B"
1 marzo 2008 ore 17,30 - turno "F.A.1"
2 marzo 2008 ore 17,30 - turno "D"
4 marzo 2008 ore 17,30 - turno "S2"
5 marzo 2008 ore 17,30 - turno "R"
7 marzo 2008 ore 17,30 - turno "C"
8 marzo 2008 ore 20,30 - turno "F.A.2"

 

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