Dopo 26 anni ritorna al Teatro Massimo Bellini di Catania la ‘Maria Stuarda’

di Alessandro Scardaci

L'opera Maria Stuarda di Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797 - 1848) che mancava dalle scene catanesi da ben 26 anni viene riproposta con un imponente e funzionale allestimento e un grande soprano come Mariella Devia. E' soltanto la terza volta che Maria Stuarda viene rappresentata a Catania e sarà dunque un’occasione unica per gli appassionati del mondo della lirica. La prima avvenne nel lontano 1866, nello scomparso Teatro Comunale, e fu in assoluto l'ultima rappresentazione dell'opera nell'Ottocento, prima che cadesse nell'oblio per ben 92 anni. Seguì l’edizione del 1983.

L'edizione che è stata proposta al Teatro Massimo Bellini è stata firmata dal regista Francesco Esposito (che ne ha disegnato anche i costumi), con le scene di un grande scenografo come Italo Grassi e le luci di Bruno Ciulli.
Sul podio il direttore d'orchestra Antonino Fogliani, messinese dalla brillante carriera internazionale, che ha diretto l'orchestra stabile del Teatro, mentre il coro del "Bellini" è stato diretto da Tiziana Carlini.

 

Maria Stuarda

Tragedia lirica in tre atti.
Libretto: Giuseppe Bardari dal dramma Maria Stuart di Friederich Schiller
Musica: Gaetano Donizetti
Prima rappresentazione: Teatro alla Scala di Milano, il 30 dicembre 1835

 

Personaggi:

Elisabetta, Regina d'Inghilterra, mezzo-soprano
Maria Stuarda, Regina di Scozia, soprano
Anna Kennedy, Nutrice di Maria, mezzo-soprano
Roberto, Conte di Leicester, tenore
Lord Guglielmo Cecil, Gran Tesoriere, baritono
Giorgio Talbot, Conte di Shrewsbury, basso


 

La trama.

Atto primo

  Elisabetta, regina d’inghilterra, medita sull’idea di accettare la proposta di matrimonio del re di Francia, per ragioni politiche. Entra in scena Talbot, che avendo a cuore la sorte di Maria Stuarda, ormai da diciotto anni reclusa nel castello, le chiede di liberarla. Cecil, il gran tesoriere, invece ha a cuore la tranquillità dello stato e la esorta quindi a giustiziarla. Ma esiste un’altra ragione che rende Elisabetta titubante: entrambe le donne amano lo stesso uomo che è il Conte di Leicester.
Leicester poco dopo incontra Talbot, che gli consegna una lettera di Maria. Leicester a sua volta incontra Elisabetta e le mostra la lettera cercando di impietosirla. Elisabetta presa dalla gelosia invece decide di recarsi al castello dove Maria è prigioniera.

Atto secondo

Maria, prigioniera al castello, viene raggiunta da Leicester. Le riferisce che Elisabetta sta per andarle a far visita e la esorta ad avere un atteggiamento più remissivo nei confronti della Regina.

Quando Elisabetta giunge, Maria implora il suo perdono, ma quest’ultima si mostra sprezzante nei suoi confronti. Maria, che pur sempre, conserva la dignità di una regina, reagisce duramente, sapendo di aver scritto la propria condanna a morte.

 

Atto terzo

Elisabetta, nei suoi appartamenti, è ancora indecisa se ordinare la condanna a morte di Maria.

L’arrivo di Leicester, che le chiede la grazia, accende invece nuovamente la gelosia e firma immediatamente la condanna che consegna a Cecil.

Al castello Cecil annuncia a Maria la condanna a morte. Cecil le offre a Maria i conforti religiosi, ma quest’ultima rifiuta perché non vuole essere confessata da un prete protestante, essendo lei cattolica. Quando Maria rimane sola con Talbot, questi le rivela di essere un prete cattolico, quindi la confessa, e le assolve i peccati .

Maria sta per essere decapitata: i familiari, Anna, Leicester e Talbot l'attendono per vederla l'ultima volta, mentre Cecil si rallegra per l'imminente morte della rivale di Elisabetta. Nell’attesa dell’esecuzione Maria chiede perdono a tutti, chiede a Leicester di accompagnarla al patibolo e lo implora di accettare anche lui la condanna. Maria si avvia serenamente al supplizio.


 

Figlia impura di Bolena,

Parli tu di disonore?

Meretrice indegna, oscena,

In te cada il mio rossore.

Profanato è il soglio inglese,

Vil bastarda dal tuo piè.


 

Questi versi hanno fatto svenire la regina Maria Cristina di Savoia presente alla prova generale.

A seguito di questo fatto, la messa in scena dell’opera fu proibita dal ministro della polizia Delcarretto.

Ma non fu questa l’unica ragione della mancata rappresentazione. Le due protagoniste(Giuseppina Ronzi de Beignis e Anna del Sere, nei ruoli di Maria ed Elisabetta), vennero alle mani durante le prove, proprio nella scena dello scontro tra le due regine. La Beignis accusò l’altra di essere la favorita del compositore.

L’opera verrà dirottata alla Scala dove verrà data il 30 dicembre 1835. Gli ostacoli posti dalla censura non mancarono e i versi sopra citati furono mutati in:


 

Di Bolena oscura figlia,

Parli tu di disonore?

E chi mai ti rassomiglia?

Su te cada il rossore.

Profanato è il soglio inglese,

donna vile dal tuo piè.


 

L’opera, comunque venne replicata solo sei volte e ritirata dal cartellone.


Dalla tragedia dal carattere introspettivo di Schiller, al teatro lirico ad opera di Donizetti.

L’opera si basa sul confronto, non solo politico, ma anche emotivo di due donne che amano lo stesso uomo.

Il librettista e lo stesso Donizetti ne hanno fatto invece una storia di gelosia e potere.

I due personaggi non riescono ad emergere perché intrappolati dai virtuosismi belcantistici cari ai compositori dell’epoca.

Nella terza scena del secondo atto, prima dell’incontro tra le due regine, che culmina con i versi sopra citati, non vi è purtroppo un minimo accenno di tensione. Siamo lontani dal pathos che Donizetti riesce a trasfondere in Lucia all’entrata di Edgardo durante il matrimonio (“Chi mi frena in tal momento”).

Solo nell’ultimo atto finalmente Donizetti prende l’opera sul serio nella preghiera di Maria a Talbot:


 

Se accolta hai la prece primiera

Ah! Altra ne ascolta.

D’un cor che muore reca il perdono

A chi m’offese, mi condannò.

Dille che lieta resti sul trono,

Che i suoi bei giorni non turberò.

Sulla Bretagna, sulla sua vita,

Favor celeste implorerò.

Ah! Dal rimorso non sia punita;

Tutto col sangue cancellerò

Ah! D’un cor che muore reca il perdono,

Ah! Dal rimorso non sia punita,

Tutto col sangue cancellerò.

 

 

Sono versi molto struggenti, ben sottolineati da Donizetti, che alla fine fanno perdonare le numerose carenze presenti nella composizione.


 

Una scena rosso sangue, ma anche rosso fuoco della gelosia è quella concepita dal regista Francesco Esposito, che con molta maestria riesce a condurre la regia di un’opera di non facile rappresentazione, sapendo ben dosare le movenze dei singoli personaggi e delle masse nel rispetto del libretto, senza tuttavia cadere nello scontato.

Le due protagoniste Laura Polverelli(Elisabetta) e Mariella Devia(Maria Stuarda) riescono con uguale abilità a dominare la scena con una tessitura vocale di ottima fattura e un’interpretazione di alto livello.

Buona anche la prestazione di Celso Albelo((Leicester).

Piero Terranova(Lord Cecil) dimostra di saper padroneggiare nel ruolo dell’implacabile consigliere, mentre Carlo Cigni riesce ad esprimere tutta l’umanità che il ruolo di Talbot richiede.

Ben diretto, come sempre, il coro da Tiziana Carlini.

Un plauso infine al maestro Antonino Fogliani per la bellissima coloritura da lui data al tessuto orchestrale.

 
Foto Giacomo Orlando

© copyright Akkuaria 2009
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