ORONTEA

 

Dramma musicale in un prologo e 3 atti di G. A. Cicognini, musica di A. Cesti. Venezia, 1649.

Nonostante mille peripezie, la regina d’Egitto ama e sposa l’umile pittore Alidoro.

dalle più belle Arie dell'Opera Lirica

 

Orontea (s.). Antico Egitto

 

Intorno all’idol mio

spirate pur, spirate,

aure soavi, e grate,

e nelle guance elette

baciatelo per me — cortesi aurette.

Al mio ben che riposa

su l’ali della quiete

grati sogni assistete

e il mio racchiuso ardore

svelateli per me — larve d’amore.

 

***

 

 Un’aria del sonno, secondo la tipologia dell’epoca, come quella di Amalta nell’incoronazione di Poppea di Monteverdi, di Medea nel Giasone di Cavalli, della protagonista della Griselda di Scarlatti. Formalmente, è un’aria con «da capo» dove la sezione mediana diverge dalle altre solo nell’avvio. Orontea, regina d’Egitto, contempla l’amato Alidoro che dorme e gli augura ogni dolcezza, con un languore che è anche sensualità. La tenera e vezzosa melodia cestiana, impostata sul Mi min., abbonda di semitoni e tende a ripetere alcune frasi e parole, ingenerando un’atmosfera statica, voluttuosa, quasi ipnotica. Giusta la situazione drammatica, che è poi quella della ninna-nanna o, romanticamente, della berceuse.

 

 

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