NINA ossia LA PAZZA PER AMORE
Commedia di B. 7. Mersollier tradotta da G.
Carpani con aggiunte di O. B. Lorenzi. Caserta, 1789

dalle più belle Arie dell'Opera Lirica
.
Nina perde il fidanzato e impazzisce. Ma il giovane torna e con lui
torta la lucidità della fanciulla.
Il mio ben quando verrà (1,6)
Nina (s.). Delizioso giardino.
Il mio ben quando verrà,
a veder la mesta amica,
di bei fior sammanterà
la spiaggia aprica.
Ma noi vedo...
ma sospiro...
e il mio ben,
ahimè, non vien!
Mentre allaure spiegherà
la sua fiamma, i suoi lamenti,
mille, o augei, vinsegnerà
più dolci accenti.
Ma non lodo!
E chi ludì?
Ah! il mio bene
ammutolì.
Tu, cui stanca ormai già fe
il mio pianto, Eco pietosa,
ei ritorna, e dolce a te
chiede la sposa!
Pian... mi chiama...
piano... ohimè...
non mi chiama:
oh Dio! non cè.
Singolare, questopera del fecondissimo Paisiello, e perché dun comico molto
sentimentale e perché fornita di recitativi in prosa da recitare. Costretta a rinunciare
al fidanzato e quindi uscita di senno, la giovane Nina canta questa commossa cavatina in
tre strofe sulla quale la voce del soprano distilla un canto tenue, moderato, centrale ma
indimenticabile nella foggia metodica. E sempre la strofa fa seguire al canto puro dei
primi quattro versi alcuni spunti recitativo-ariosi ripetuti, variati, frammentati, di non
minore pregnanza drammatica. Lieto fine, comunque. Giuditta Pasta, già nell800.
Nella Real Colonia di San Leucio, il 25 giugno 1789,
si celebrò un evento musicale, senza precedenti per l'epoca: la prima esecuzione della
Nina pazza per amore di Giovanni Paisiello; un evento destinato a restare nella storia per
gli sviluppi e lincidenza di questopera sul panorama artistico-musicale del
periodo a cavallo tra la fine del settecento e linizio dellottocento. Questo
momento storico se sul piano politico fu gravido di attese e di importanti rivolgimenti
sociali, sul piano culturale, fu di grande attenzione e divulgazione artistica grazie a
quei preziosi dibattiti su ragione e natura, oramai riferiti ad ogni campo del vivere
sociale, che con lettere, proclami e "querelle" prima, e con le armate francesi
dopo, coinvolgeranno il pensiero di tutta l'Europa.
La rappresentazione si svolse, in occasione di essersi portata la Maestà della
Regina ad onorare la nuova popolazione di Santo Leucio", e fu accolta, come narrano
le cronache (Gazzetta Universale del 30 giugno 1789), con entusiastici consensi dagli
ospiti presenti quali "Esser stati invitati con biglietto i Capi Corte, Segretari di
Stato, Generali, Ministri Esteri, con i Cavalieri delle rispettive Nazioni presenti a
Corte, la Serenissima Duchessa di Saxe-Weimar, Il Cardinale Spinelli, i Comandanti della
Squadra Spagnuola, con circa 50 Ufficiali di essa e altrettante Dame e cavalieri, in tutto
non più di 240 persone"; consensi che continueranno a sostenere il successo e
l'importanza dell'opera, più e più volte rappresentata, e ripresa, nel corso degli anni
nei teatri italiani ed esteri.

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