Medea

Tragedia in tre atti di François Bénoit Hoffmann

Versione italiana di Carlo Zangarini

Musica di LUIGI CHERUBINI


 

Creonte, re di Corinto basso

Glauce, figlia di Creonte soprano

Giasone, condottiero degli Argonauti tenore

Medea, sposa di Giasone soprano

Neris, ancella di Medea mezzosoprano

Prima ancella soprano

Seconda ancella soprano


 

Due piccoli Figli di Medea e Giasone, Ancelle di Glauce,

Gli Argonauti, Sacerdoti, Guerrieri, Popolo di Corinto.


 

LA TRAMA
 

ATTO PRIMO. A Corinto, davanti alla reggia di Creonte. Glauce, figlia del re, e Giasone sono prossimi alle nozze. Essi temono l’ira di Medea, che non si rassegna all’abbandono. Un capitano delle guardie annuncia l’arrivo di una donna misteriosa col viso velato. Giasone riconosce Medea. Creonte ordina allora che la maga sia esiliata. Rimasta sola con Giasone, costatandone l’indifferenza, Medea proferisce oscure minacce.
 

ATTO SECONDO. In un’ala del palazzo, presso il tempio di Giunone, Medea, accompagnata dall’ancella Neris, chiede e ottiene da Creonte di restare ancora un giorno a Corinto.
 

ATTO TERZO. Medea ha inviato tramite i figli e Neris, un dono mortale a Glauce. Decisa a uccidere i figli, esita tuttavia alla loro vista. Alte grida dal palazzo annunciano l’attesa fine di Glauce e inseguita dalla folla in tumulto, Medea si rifugia con i figli nel tempio, ma ne esce poco dopo insieme alle Eumenidi, brandendo il pugnale ancora intriso del sangue dei figli. A Giasone, annientato dal dolore, grida che l’attenderà sulle rive dello Stige, dopodiché appicca il fuoco al tempio. Mentre la folla fugge, Medea scompare tra le rovine in fiamme.


 

Pur essendo ancora lontani dai virtuosismi belcantistici di Bellini e Donizetti, possiamo affermare che Luigi Cherubini con Medea annuncia chiaramente la nascita del melodramma ottocentesco.

Occorre dire che il musicista non fu il primo ad affrontare il tema della maga abbandonata.

Circa un secolo prima, Francesco Cavalli con Giasone, e successivamente Giovanni Pacini con Medea, si erano cimentati in questo complesso soggetto. Altri autori potremmo menzionare, come ad esempio Simone Mayr con Medea in Corinto. Tutte però confinate alla descrizione di un semplice e casalingo dramma della gelosia.

Nell’opera di Cherubini, il librettista F.B. Hoffman prende come modello la tragedia di Corneille che a sua volta si rifà ampiamente alla tragedia di Seneca, dove l’uomo in preda al furore si trasforma in Mostrum. Giasone, personaggio in fondo non di primo piano, è in preda all’angoscia e abbandona Medea per amore dei figli, mentre Euripide fa di Giasone un uomo meschino ed arrivista, che disprezza Medea supplice. In Euripide Giasone sposa Creusa, (Glauce nell’opera) non per amore, ma per sete di potere, poiché erediterà il trono di Creonte.

Cherubini pone l’accento sul tono altamente drammatico della vicenda fin dalle prime note dell’ ouverture.

Il primo atto inizia in tono galante, stereotipo della musica settecentesca. La marcia degli argonauti ha un sapore leggermente Napoleonico, ma con l’entrata di Medea in scena il tono diventa tragico, addirittura macabro.

Ricordiamo che Medea è prima di tutto una donna ripudiata dal marito, al quale ricorda che per lui ha perso tutti gli affetti familiari per aiutarlo alla conquista del vello d’oro. Così si esprime nel recitativo.


 

Falsa è la tua parola e ben crudel:

indegna di Giason!

……………………

Non io vegliai in tua difesa?

Non io spezzai de’ tuoi nemici il vanto.

E man regal, per darmi a te sdegnai?

Non mio fratello a te sacrificai?

Giasone, ascolta! Senti, senti ancor.


 

Abbandonata da un uomo abbietto, e privata dei figli, piomba in una spirale di ferocia che raggiungerà l’apice nel finale.

Ucciderà prima la sua rivale senza alcuna incertezza, ma per i suoi figli esita.

Prima implora gli dei affinché allontanino in lei il furore verso loro. E’ la madre che parla.
 

……………………….

Ch’io non voglia mai

Questo folle orror!

Non permettete questo

feroce lor tormento:

spegnete in cor le furie

orrende, giusti Dei!

………………

O figli miei, o miei tesor

Io v’amo tanto!

Ma adesso parla la malvagia maga tradita.

E pure in me

Io sento ancora,

a voi guardando, ahimè,

rinato il mio furor.


 

Il contrasto è abbastanza forte. Medea è avvinta da queste due potenti passioni, ma alla fine fa la sua scelta:


 

E che? O son Medea! Io sono madre

E li lascio in vita? Che mai fu?

Dove son? Son ciechi gli occhi miei!

Pei figli di Giason

Potrei aver pietà?

Son figli miei!...

Se son figli a me,

padre è Giasone a loro!

………………….

Oh fosca Erinni! Implacabile Dea!

Distruggi nel mio sen

L’amore e la pietà!

Rendi il pugnal

Che di man mi sfuggì!

……………..

No, giammai, no,

non trionfi l’amor.


Non è ancora contenta della sua vendetta. Mentre il Tempio arde, pronuncia le ultime infuocate parole di maledizione a Giasone.

…………..

Va’ i rimorsi a celar

Del tuo core perduto!

Quando passi in cammin

Le madri freman tutte!

Più felice di te

Vado i figli incontrar!

Far puro il mio dolor

Del fuoco può l’ardor!

Presto te pur vedrò

scendere a Stige in riva:

al sacro fiume io vo!

Colà t’aspetta l’ombra mia.


 

Nata come opera comique, in lingua francese, con i recitativi parlati, fu rappresentata per la prima volta al Teatro Feydeau di Parigi il 13 marzo 1797. Ebbe un gran successo di pubblico e di critica, destando l’ammirazione di Beethoven, Weber, Brahms. Solo nel 1854 i recitativi furono musicati da Franz Lachner, per l‘Opera di Francoforte.

Fu tradotta in italiano da Carlo Zangarini(autore insieme a Civinini del libretto di Fanciulla del West) per la prima rappresentazione alla Scala nel 1909.

Dimenticata per anni, fu riallestita in occasione del Xiv Maggio musicale Fiorentino con la direzione di Vittorio Gui e con Maria Callas nel ruolo della protagonista.


Nella rappresentazione catanese il ruolo di Medea è stato magistralmente interpretato da Chiara Taigi che ha saputo ben padroneggiare sulla scena. All’altezza dei loro ruoli sono stati Anna Chiericetti (Glauce), Carlo Cigni (Creonte) e Andrea Carè (Giasone). La comprimaria Agnes Zwierko ha saputo dare il giusto valore umano al suo ruolo. Molto brava, infatti, nel cantare la sua unica aria. Efficace e di grande effetto la direzione di Evelino Pidò. Ben diretto, infine il coro da Tiziana Carlini.

 

Foto Giacomo Orlando

© copyright Akkuaria 2008
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