MARIA CALLAS

"Cantare per me non è un atto d'orgoglio,

solo un tentativo di elevazione verso quei cieli dove tutto è armonia".

di Vera Ambra

 

   È il 1923 quando Anna Maria Kalogeropoulos vede la luce a New York Cecilia Sofia.

I suoi genitori George ed Evangelia, entrambi greci, per rimediare la perdita del figlio Vasily, morto durante un'epidemia di tifo a soli 3 anni nel 1923, avrebbero voluto un maschio, ma quando la madre apprese che si trattava di una femmina, per i primi giorni non volle nemmeno vederla, mentre il padre non si curò nemmeno di registrarla all'anagrafe.

   Certamente i primi anni della sua vita non furono tra i migliori. All'età di 5 anni venne investita da un'auto nella 192a strada a Manhattan, e rimase in coma per ben 22 giorni prima di riprendersi.

   Maria aveva una sorella maggiore di 6 anni, Jakinthy detta Jackie.

   Era lei la prediletta in famiglia e per questo godeva di ogni privilegio. Inizialmente era la sola a cui le venivano impartite lezioni di canto e di pianoforte. Maria, invece, era costretta ad ascoltare le lezioni dietro la porta con la differenza che lei riusciva ad imparare subito quello che la sorella apprendeva con tanta difficoltà.

   A soli undici anni partecipò alla trasmissione radiofonica "L'ora del dilettante", cantando "La Paloma" e vinse il secondo premio (un orologio Bulova).

   Il suo primo amore fu la Carmen, di cui cantava continuamente l'Habanera, alternandola però con "Je suis Titania" dalla Mignon, per "tenersi aperte tutte le strade".

   Alla fine del 1936 la madre decise di tornare in Grecia, separandosi di fatto dal marito, e Maria ne soffrì, essendo più legata al padre. Nei primi di febbraio del 1937, sulla nave italiana "Saturnia" Maria è con la sorella e la madre che ritorna in Grecia, sua terra natia  Durante il lungo viaggio (circa un mese) i suoi soli compagni  furono tre uccellini: David, Stephanakos ed Elmina, con i quali si esercitò nel canto. Si dice che ne palpasse le gole per carpirne i segreti durante il cinguettio.  

   Ad Atene intraprese gli studi presso il Conservatorio Nazionale sotto la guida della Prof. Trivella, ma non fu particolarmente proficuo il tempo che trascorse al Conservatorio. Da adulta ricorderà questo periodo come una totale perdita di tempo, tanto che sostenne che il suo adorato canarino David le aveva insegnato di più...

   Uno dei suoi problemi maggiori era una forte miopia che la costringeva sempre ad effettuare sforzi di memoria e di concentrazione enormi: in tutta la sua carriera ha interpretato decine di opere in teatro senza mai riuscire a vedere il direttore. 

   Era quindi costretta, per non sbagliare gli attacchi, ad imparare alla perfezione non solo la sua parte ma anche le parti degli altri personaggi.

   Nel 1938, quindicenne, debutta ad Atene come Santuzza nella Cavalleria Rusticana di Mascagni, in un allestimento destinato agli allievi del Conservatorio. Sempre nel 1938 avviene l'incontro con Elvira de Hidalgo, l'insegnante che più di qualsiasi altra seppe capire il temperamento e la voce della Callas. Nel 1940, in un programma radiofonico Maria interpreta interamente la parte di Suor Angelica del trittico pucciniano.

   Il 27 Agosto 1942 debutta ufficialmente con una compagnia di professionisti fu nel 1942, nel teatro di piazza Klatmonos, all'Opera di Atene nel ruolo di Tosca. Nonostante il debutto di Atene ed il successo degli anni seguenti, Maria non fu mai convinta del personaggio di Tosca.

   Diceva: «Nel primo atto Tosca è solo una donna gelosa che si compiange di continuo. Il secondo atto si regge interamente sul Vissi d'arte, che io penso dovrebbe essere tagliato poiché blocca completamente l'azione scenica dell'atto intero».

RITORNO IN AMERICA

   Due anni dopo Maria si imbarca sul transatlantico Stockholm e ritorna in America a riabbracciare il padre che non aveva più avuto modo di incontrare dal lontano 1937. In pratica Maria fu praticamente costretta a tornare negli Stati Uniti, in quanto l'Ambasciata minacciava di toglierle la cittadinanza se non fosse tornata.

    Al suo ritorno in America sperava di riuscire a lavorare, ma le furono negate diverse audizioni, compresa quella con Toscanini promessale da Nicola Moscona ai tempi in cui Maria era studente in Grecia. Nello stesso periodo il Met sembra che le propose di affrontare il ruolo di Cio Cio San nella Butterfly di Puccini, ma Maria rifiutò perché non aveva il fisico per interpretare la gracile Butterfly. La nuova permanenza a New York per Maria non è facile.

   Disperatamente cerca di ottenere qualche ingaggio e durante una di queste occasioni fa la conoscenza di un gretto impresario, tale Bagarozy, che promette a lei e ad una compagnia di canto italiana un certo numero di recite di Turandot in un allestimento a Chicago, ma tutto svanisce come una bolla di sapone, ma Maria ebbe la fortuna di conoscere Nicola Rossi-Lemeni, che era giunto dall'Italia apposta per queste recite e che le promise che l'avrebbe aiutata. Nicola Rossi Lemeni la presenta ad un anziano tenore, Giovanni Zenatello, in cerca di soprani in grado di ricoprire il ruolo di Gioconda all'Arena di Verona. Rossi-Lemeni la aiutò sul serio: la propose per le recite di Gioconda all'Arena di Verona. Maria venne ascoltata dal tenore Zenatello e subito scritturata. Prima che Maria partisse, il losco impresario Bagarozy, con un raggiro, si fece nominare procuratore ed unico Agente di Maria Callas.

   Questo contratto provocò negli anni a venire molti problemi di natura giuridica. Trascorre così due anni in America alla ricerca di qualche ingaggio, ma il 27 giugno 1947 si imbarca alla volta dell'Italia. Il viaggio da New York per l'Italia Maria lo compì su una nave da carico, mangiando patate e poche altre schifezze. In quel periodo pesava, come affermato in un suo scritto, 170 pounds, cioè circa 80 Kg, dopo una dieta che le aveva fatto perdere 20 Kg. Sempre nel 1947, appena arrivata a Verona, incontrò G.B. Meneghini, un uomo d'affari molto più vecchio di lei, con cui stipulò un contratto che coinvolgeva gli affetti e gli affari. Per sei mesi Meneghini si sarebbe preso cura di lei spesandola di tutto e lei gli avrebbe offerto il suo amore. Non si sa se Maria fosse stata costretta ad accettare questo contratto "speciale" perché si trovava in una situazione di estremo bisogno oppure se, come affermano le lettere da lei scritte, fu un colpo di fulmine.

MENEGHINI

   Per certo si sa che almeno in questo iniziale periodo Meneghini non aveva affetto per lei, ma solo attenzione sessuale. 

   Durante la prova generale della Gioconda all'Arena, mentre usciva in palcoscenico, Maria non vide uno dei cunicoli che portano nei sotterranei e vi cadde dentro. Si procurò una slogatura alla caviglia che le dava dolori fortissimi. Dovette fare la recita quasi immobile sul palcoscenico perché non riusciva a camminare. Strano a credersi, Meneghini, l'uomo che più avrebbe dovuto sostenere moralmente la Callas alla vigilia del suo debutto all'Arena, non parlò mai in nessuna delle ardenti (e anche ipocrite?) lettere a Maria dello spettacolo che la vide protagonista.

   Nella lettera di presentazione che il maestro Serafin scrisse, poco dopo la recita di Gioconda, ad una valida insegnante verso la quale aveva indirizzato Maria per correggere alcune imperfezioni nell'emissione della voce, la presentò come la "signorina Kallas" Sempre nel 1947, ad una audizione alla Scala tenuta dal maestro Labroca, dopo l'esecuzione di Casta Diva e di O cieli azzurri Maria si sentì dire la solita frase: "per ora con gli artisti siamo al completo, ma terremo presente il suo nome".

   Con Meneghini Labroca fu più esplicito: "quella giovane cantante non vale nulla; farebbe un affare se la rispedisse in America". Il sovrintendente de La Fenice di Venezia da tempo cercava di contattare Maria, perché il maestro Serafin voleva inaugurare la stagione 1947-1948 con Tristano e Isotta di Wagner e desiderava Maria come protagonista.

   Nonostante Maria non conoscesse per nulla la parte, fu costretta da Meneghini a fare l'audizione. Fortunatamente era una ottima musicista e leggeva impeccabilmente a prima vista: l'audizione andò benissimo e Maria ottenne la parte.

    Nel 1947 per Gioconda all'Arena Maria ottenne un cachet di 40.000 lire a recita, per Tristano a Venezia nel Gennaio 1948 il cachet salì a 50.000 lire, per Turandot a Roma 90.000, per Aida a Torino 100.000 lire a recita. Meneghini stava ottenendo ciò che voleva: amministrare la carriera ed il patrimonio di quella che si stava rivelando un'artista senza confronti. Alla fine del 1948 abbiamo la testimonianza di una lettera in cui Maria invoca la morte: non lo aveva mai fatto prima, neanche nei momenti di maggior sconforto.

  Lo fa in un momento artistico per lei molto felice, alla vigilia della Norma di Firenze, quando la sua volontà di perfezione supera le immense capacità della sua voce. Nel gennaio del 1949 a Venezia Maria compì una prodezza che passò alla storia: cantò Brunilde nella Walkiria e tre giorni dopo interpretò magnificamente Elvira nei Puritani di Bellini, due ruoli che dal punto di vista tecnico, vocale e interpretativo sono agli antipodi.

   Ma le sue enormi capacità le permettevano di compiere queste prodezze. Il 21 aprile Maria si sposò. Ma non lo fece come ogni sposa al mondo desidererebbe; fu costretta a farlo in modo dimesso e non all'interno della Chiesa, ma nella sacrestia.

   Oltre agli sposi erano presenti solo due testimoni, il Parroco ed il sacrestano. Tutto ciò perché Maria era di religione ortodossa e da qualche tempo conviveva con Meneghini, quindi era considerata una pubblica peccatrice. Solo con il Concilio Vaticano II cancellò o per lo meno mitigò le difficoltà che incontrò Maria per potere ufficializzare la sua unione. Dopo l'ufficializzazione della sua unione ciò che più desiderava Maria era di potere cantare nel tempio della lirica mondiale che non molto tempo prima le aveva sbattuto la porta in faccia: La Scala di Milano. Lì cantavano le più celebri primedonne, per esempio Renata Tebaldi, lì ci doveva essere posto anche per Maria.

   Maria debuttò alla Scala nel febbraio 1950, interpretando il ruolo di Aida, sostituendo Renata Tebaldi che si era ammalata.  La presenza alla Scala della grande Callas passò quasi inosservata: anche "Il Corriere della Sera", quotidiano italiano molto rinomato, scrisse solo poche righe.

ARTURO TOSCANINI

   Soltanto grazie all'aiuto di Arturo Toscanini e in parte anche della figlia di questi, Wally, molto conosciuta e stimata nell'ambiente scaligero, Maria poté entrare alla Scala dalla "porta principale". 

   Quando Toscanini conobbe Maria Callas, nel settembre 1950, dopo una lunga audizione in cui Maria ebbe l'occasione di cantare alcune pagine del Macbeth di Verdi, rimase stupito e meravigliato dalla grandezza di questa voce. Egli stesso disse: "Non ho mai diretto Macbeth perché non ho mai, in tanti anni, trovato la cantante che potesse interpretare Lady Macbeth.

   Lei è la cantante che mi serve. Farò Macbeth con lei alla Scala. Presto riceverà una lettera dal teatro. Il sovrintendente della Scala, Antonio Ghiringhelli, lo stesso che pochi mesi prima non aveva quasi degnato di uno sguardo Maria quando sostituì la Tebaldi nell'Aida, scrisse una lettera molto ossequiosa alla Callas, chiedendole la disponibilità per i mesi di Agosto e Settembre del 1951.  Nonostante Toscanini avesse voluto la Callas alla Scala con lui per interpretare Lady Macbeth, non amava la voce di Maria.

   Egli considerava Maria una artista, una donna con una voce possente, importante, ma non bella. Toscanini fu sempre perplesso riguardo al colore ed alla asprezza della voce della Callas; preferì sempre la Tebaldi, che egli stesso definì "voce d'angelo".

   Il Macbeth alla Scala con la coppia Toscanini - Callas per vari motivi non fu mai allestito. Probabilmente questo incrinò anche se impercettibilmente i rapporti tra Maria ed il grande maestro che non furono più amichevoli e cordiali come prima. L'amicizia con Wally Toscanini rimase intatta. La figlia del maestro, che faceva parte del consiglio di amministrazione della Scala non perdeva occasione per proporre la Callas in occasione degli allestimenti scaligeri più prestigiosi.

   Nel 1951 si commemora il cinquantesimo anniversario della scomparsa di Verdi. Per il grande compositore Maria canta La Traviata al Comunale di Firenze, Il Trovatore a Napoli, Aida a Reggio Calabria, I Vespri Siciliani al Maggio Musicale Fiorentino. La Scala le apre finalmente le porte proponendole, attraverso il sovrintendente Ghiringhelli, Vespri, Norma, Ratto dal Serraglio. la Callas conquista La Scala e fa centinaia di recite in tutto il mondo; nel 1953 è per la prima volta Medea ed il suo "fuoco interpretativo" viene per la prima volta riconosciuto all'unanimità. Al Lyric Theatre di Chicago canta Norma, Lucia e Traviata. Viene definita il più grande soprano del mondo.

   Nel 1954 inizia il sodalizio artistico tra Maria e Luchino Visconti con la realizzazione dell'opera La Vestale di Spontini, andata in scena alla serata d'apertura della stagione scaligera 54-55.

   Nel 1956 tra gli innumerevoli impegni della Callas è d'obbligo ricordare l'allestimento scaligero del Barbiere di Siviglia. Asprissimamente criticato al punto da affermare che Rosina rasentava la volgarità. A nostro parere la volgarissima Rosina è, almeno discograficamente, un mito insuperato.

 

LA NORMA AL METROPOLITAN

   Nell'autunno Maria canta la Norma al Metropolitan: una rivincita contro il teatro che in gioventù l'aveva rifiutata.  Il 1957 e il 1958 è un periodo di gloria e di smarrimento. Nell'aprile del 57 Maria, Gavazzeni e Visconti "riesumano" Anna Bolena di Donizetti dopo un silenzio di 80 anni. Le critiche furono entusiastiche. Ad una festa in suo onore da Elsa Maxwell, conosce Aristotele Onassis, il grande armatore greco.

   Il 2 gennaio 1958 canta Norma all'Opera di Roma, imbottita di medicine, alla presenza dell'allora presidente della Repubblica Gronchi. Maria non riesce a portare a termine lo spettacolo. Tutti gli spettatori furenti inveiscono contro Maria.

   Poco dopo una violenta lite con Rudolph Bing, sovrintendente del Metropolitan, le chiude i battenti di quel teatro. Nel 1959 Maria si separa dal marito e intreccia una relazione con Aristotele Onassis. La sua presenza sul "Christina", il panfilo degli Onassis, è sempre più frequente.

   Tra il 1961 e il 1962 sogno pochi gli avvenimenti artistici di rilievo, molte le chiacchiere. La Medea della Scala fu però ugualmente densa di accenti drammatici. È 1963 l'anno di Parigi. Il 5 giugno Maria tenne un concerto al Teatro dei Campi Elisi. Sul podio Georges Prêtre. Fu un trionfo. Nel corso dell'anno Maria si trasferisce definitivamente a Parigi: Avenue Foch 44.

   Nel 1964 l'avvenimento di maggior rilievo fu la Tosca al Covent Garden con la regia di Zeffirelli. Anche Norma e Tosca all'Opera di Parigi sono degne di nota. Ogni spettacolo fu un trionfo per la Callas. Ma Maria comincia a sentire il declino della voce. Nel 1966 i giornali avevano già da tempo perso di vista Maria e di lei ci si occupava ben poco. Viveva a Parigi e presto si sarebbe trasferita nel nuovo appartamento al 36 di Avenue Georges Mandel, sempre a Parigi. Trascorse tutta l'estate sul Christina, ma spesso era sola su quella enorme casa galleggiante. Nel 1968 Onassis sposa la vedova Kennedy. Maria inizia a percorrere la strada che la porterà verso la fine.

   Tra il 1971 e il 1972 Maria impartisce i suoi preziosi insegnamenti ad un gruppo di promettenti ragazzi alla Juilliard School. Divorzia dal commendator Meneghini approfittando della legge sul divorzio appena approvata. Riallaccia l'amicizia con Giuseppe di Stefano, col quale prepara un grande rientro nei teatri più famosi.

   Nel 1973 Sempre con Di Stefano firma la regia dei Vespri Siciliani per l'inaugurazione del nuovo Teatro Regio di Torino. Nel 1977 muore nella sua casa di Avenue Georges Mandel, ufficialmente per un attacco cardiaco, sola. Unici testimoni degli ultimi momenti di Maria, la fedele governante ed il maggiordomo. 

   Le sue ceneri furono disperse nell'Egeo in tempesta.

 

 

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