Madama Butterfly
La Stagione Lirica 2008 del
Teatro Massimo Bellini si è aperta con il gradito ritorno di
una tra le più amate opere di Giacomo Puccini:
Madama Butterfly, tragedia in tre atti di Luigi
Illica e Giuseppe Giacosa.
In scena dal 13 al 27 gennaio 2008, dopo
una breve assenza dal palcoscenico catanese per la popolare tragedia
giapponese che nel 2004 ha celebrato i suoi primi cento anni di vita, e
che nell’allestimento ora proposto è andata in scena con enorme successo
nel marzo del 2005.
È stato un degno e sentito tributo al
grande musicista di Lucca, in apertura dell’anno in cui nei teatri
d’opera di tutto il mondo se ne celebrano i 150 anni dalla nascita.
Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo Bellini è salito il
maestro Maurizio Arena che torna a dirigere al
“Bellini” dopo molti anni di assenza, mentre il Coro è stato diretto da
Tiziana Carlini.
Per questo allestimento, firmato dal
catanese Roberto Laganà Manoli nella regia,
nelle scene, nei costumi e nelle luci e coprodotto con il teatro sloveno
di Maribor.
Madama Butterfly, Cio-cio-san, interpretato dalla giovane
soprano bulgaro Svetla Vassileva che il
pubblico del “Bellini” ha già potuto apprezzare ed applaudire nel
recente Concerto di Capodanno (Cio-cio-san è stata anche
Maria Pia Ionata). Altri interpreti:
Lord Pinkerton:
Rubens Pellizzari ed Enrique Ambrosio
Zio Bonzo:
Frano Lufi e
Alessandro Svab
Suzuki: Mariana
Pentcheva e Alessandra Canettieri
Sharpless:
Alberto Gazale e Giuseppe Garra
Goro: Gianluca Floris
e Francesco Piccoli
Kate Pinkerton:
Salvina Maesano
Principe Yamadori:
Francesco Verna
Commissario imperiale:
Luciano Leoni.
Completano il cast Salvatore Todaro,
Daniele Bartolini, Massimiliano Bruno, Francesca Aparo, Antonella
Fioretti, Antonella Guida, Maria Grazia Calderone, Graziella Alessi,
Maria Giovanna Lo Cicero, Maria Antonietta Di Benedetto, Maria Cocimano,
Patrizia La Sala che si alterneranno negli altri ruoli.
Note critiche
Una sera d’estate del 1900 Puccini aveva
assistito al dramma in un atto di “Madama Butterfly”.
Pur non comprendendo una sola parola
d’inglese aveva seguito la vicenda con vivo interesse fino al punto di
recarsi, alla fine della rappresentazione, con le lacrime agli occhi, nel
camerino di David Belasco. Dopo averlo abbracciato fortemente, lo pregò di
concedergli l’autorizzazione di musicare quel soggetto che tanto lo aveva
emozionato.
Insieme a due grandi poeti come Giuseppe
Giacosa e Luigi Illica che procedettero a stendere il libretto, il successo
avrebbe dovuto essere sicuro, ma…
Nel 1904 il lavoro era concluso, le attese
erano tante se pensiamo che alla fine della prova generale l’intera
orchestra si era levata in piedi per rivolgere una grande ovazione al
maestro.
Il giorno della prima tuttavia qualcosa andò
storto. Tito Ricordi nel voler emulare la scenografia che Belasco allestì
per l’Herald Theatre di New York, volle mettere in ogni angolo del
palcoscenico nidi di uccelli che avrebbero dovuto cinguettare “all’alba”.
Il tutto si tramutò invece in un solenne schiamazzo producendo una gazzarra
di risate e fischi da parte del pubblico.
Non fu questo tuttavia il vero motivo
dell’insuccesso. Qualche critico l’attribuì ad una claque pagata dai
rivali del maestro.
Quali furono i motivi del fiasco in effetti,
a noi poco importa. Da oltre cento anni il pubblico accorre e soffre per
quell’ingenua fanciulla illusa da quell’essere squallido.
A quanti infatti non viene la lacrimuccia
quando Butterfly pronuncia: “Vogliatemi bene, un bene piccolino, un bene
da bambino?”
Una fanciulla di quindici anni nell’età
dei giuochi da una parte ed un uomo scellerato dall’altra.
Da una parte una fanciulla sognatrice, ancora
adolescente, che vuol vivere la sua storia d’amore, dall’altra parte
Pinkerton con i suoi desideri.
Il pubblico percepisce questi due lati
contrapposti del duetto d’amore che chiude il primo atto.
Il secondo ed il terzo atto sono un crescendo
di emozioni.
Non è solo l’aria
Un bel dì vedremo ma
frasi semplici come quando fanno il loro nido in America i pettirossi?
Oppure: Chi vide mai a bimbo del Giappon occhi azzurrini? Tengono il
pubblico in una continua tensione fino a culminare nella morte dell’illusa
fanciulla.
Dobbiamo ammettere che Puccini ha saputo
giocare bene le sue carte. Gli ingredienti sono quelli giusti e ben dosati.
Negli ultimi anni quest’opera è stata
maltrattata da registi geni delle scene. Qualcuno ha addirittura
trasferito l’azione in una casa di tolleranza di Nagasaki.
La regia di Roberto Laganà è ben equilibrata
originale e fedele alla vicenda. Belle le scene ed i costumi.
Maria Pia Lonata ha impersonato Cio-cio -san
dando ampia dimostrazione di interpretazione. Emoziona quando canta l’aria
Tu, Tu Piccolo Iddio.
Un infame Pinkerton è stato ben interpretato
da Rubens Pellizzari. Una Suzuki paziente che vive nell’ombra il dramma di
Butterfly è ben interpretata da Mariana Pentcheva. Sharpless, un bel ruolo
di comprimario, forse la persona più umana della vicenda, è ben coperto da
Alberto Gazale.
Il Principe Yamadori e lo zio bonzo non hanno
molto spazio ma Francesco Verna e Franco Lufi danno ampio respiro a questi
due personaggi.
Il coro sempre ben diretto da Tiziana
Carlini. Infine la magica direzione di Maurizio Arena che ha saputo ben
dosare il cantato con l’orchestra, dà uno splendido colore alla
rappresentazione.
Nel complesso un buon lavoro e si spera che i
prossimi seguano questa scia.
Alessandro Scardaci |