
Giulio
Lucchiari
una voce che si affermò nei maggiori teatri del
mondo
Cinquant'anni fa esordiva ad Adria, con "Otello", il tenore
polesano Giulio Lucchiari. Ad Adria, Lucchiari ritornò poi nell'aprile del '53 per due
applauditissime rappresentazioni de "Il Trovatore" sotto la direzione
dell'adriese Nello Santi. La figura e l'arte del tenore di Villadose sono state riportate
alla luce dal musicologo Leopoldo Mosca e dal docente Paolo Padoan, con la collaborazione
dello storico villadosano Giocondo Penolazzi, della vedova del tenore, Rosita Plastino
Pereira De Queiroz, e del fratello di Lucchiari, Leandro.
Grazie
al materiale fornito e a diverse ricerche nei teatri dove Lucchiari ha cantato, è stato
possibile ricostruire la biografia e la cronologia artistica del tenore, una dei più
importanti artisti che la terra polesana ha offerto al mondo della lirica. Dalle numerose
registrazioni "dal vivo" conservate dalla signora Rosita, è stato possibile
ricavare un master digitale contenente i brani più rappresentativi del repertorio di
Lucchiari.
Da
rilevare che fra i numerosi brani inclusi, ci sono anche "Ah si, ben mio" e
"Di quella pira" da "Il Trovatore" adriese del '53: interpretazione
elettrizzante, grazie anche alla bacchetta di Santi; fra l'aria e la cabaletta c'è il
"duettino" fra Manrico e Leonora (tradizionalmente tagliato)
nell'accompagnamento del quale si ode l'organo a canne del Comunale di Adria, prima che
giacesse dimenticato e semisepolto per quarant'anni fra materiale di palcoscenico. Il
compact disc con la voce di Lucchiari, dovrebbe diventare il secondo di una serie dedicata
alle voci polesane. Il primo ha raccolta arie e romanze del soprano Elena Rizzieri ed è
stato presentato tempo fa a cura del Forum Andreolli di Adria e dell'Asc "R.
Pampanini".

Il
tenore Giulio Lucchiari, nato a Villadose il 9 gennaio 1911 e morto a S. Paolo del Brasile
il 22 ottobre 1996, dopo iniziali studi a Padova, sotto la guida del maestro Tacchetto, ha
frequentato a Roma le lezioni di Vincenzo D'Alessandro (avendo sempre come compagno di
studio il baritono concittadino Virgilio Stocco (Villadose, 1912 - Roma, 1977) e quindi di
Francesco Merli. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università di Bologna, nel '38
ha esordito in concerto in quella città, effettuando poi, nel periodo luglio '41 - maggio
'42, una lunga serie di concerti attraverso tutta la Germania con il soprano Margarete
Slezak, figlia del famoso tenore Leo Slezak. Ritornato in Italia, nell'ottobre del '42 ha
cantato nel Poema sinfonico vocale "Mosé" di L. Perosi a Padova, a fianco di P.
Tassinari, C. Tagliabue e T. Pasero. Nel dicembre del '43 ha esordito al Teatro Comunale
di Firenze con "La forza del destino": al suo fianco c'erano F. Barbieri e E.
Mascherini, proseguendo poi l'attività in numerosi teatri italiani; nel maggio del '44
cantò anche al Teatro Sociale di Rovigo in due rappresentazioni di "Rigoletto".
All'inizio
del '41 si trasferì a S. Paolo del Brasile dove, al Teatro Municipal, interpretò per la
prima volta opere che avrebbero costituito in seguito il suo repertorio abituale (Il
Trovatore, Cavalleria rusticana, Andrea Chénier, Tosca, Alda, Norma, Otello e Carmen),
accanto ad altre che non avrebbe poi più ripreso (La Bohème, Madama Butterf!y e La
Traviata). Nell'ottobre del '48 cantò anche al Teatro Municipal di Rio de Janeiro. Dal
'49 al '52 si è fece applaudire nei maggiori teatri italiani (Petruzzelli di Bari,
Bellini di Catania, Massimo di Palermo e La Fenice di Venezia), aggiungendo al suo
repertorio "Pagliacci" di R. Leoncavallo e "Gli Orazi" di E. Porrino (
R. A. I. di Torino nel '51 ).
Nel '52
ha esordito negli Stati Uniti (New York, Cincinnati e Washington), tornandovi poi
regolarmente fino al '54. Si ritirò dall'attività alla fine degli anni '60 con una serie
di concerti a S. Paolo del Brasile, dove propose con mezzi vocali ancora intatti (ne fanno
fede le registrazioni esistenti), brani da opere del suo repertorio; in particolare
Otello, con giovani cantanti suoi allievi. Il repertorio di Lucchiari comprendeva inoltre
brani da opere di autori del '700 ( Scarlatti, Haendel e Gluck), dell'800 poco eseguiti
(A. C. Gomes e A. Boito), e di Zarzuela (J. Serrano); il genere cameristico era presente
invece con brani di Brahms, Massenet e Donaudy, e quello salottiero con Tosti, Leoncavallo
e Denza. In concerto il tenore proponeva inoltre anche brani da quelle opere che non ha
mai interpretato sulla scena (Faust, Werthere Turandot). Lucchiari si rivelò in possesso
anche di un notevole talento pittorico (testimoniato da numerosi dipinti) e letterario,
come rivela il lungo racconto a sfondo autobiografico intitolato "Caccia al
giaguaro". Insomma, una voce che si affermò nei maggiori teatri del mondo, un
artista che merita di essere ricordato e che giustamente merita una propria collocazione
tra le maggiori espressioni liriche del nostro Paese.
Nicola Berti
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