TEATRO
MASSIMO VINCE BELLINI
Ernani

ERNANI
di Giuseppe Verdi
direttore
ANTONIO PIROLLI
regia
BEPPE DE TOMASI
maestro del coro
Tiziana Carlini
scene e costumi
Francesco Zito
luci
Bruno Ciulli
Ernani MARCELLO GIORDANI, ROBERTO DE BIASIO (30, 3, 5)
Don Carlo NICOLA ALAIMO, COSTANTINO FINUCCI (30, 3, 5)
Don Ruy Gomez De Silva GIOVANNI PARODI, RAFAL SIWEK (30, 3, 5)
Elvira IANO TAMAR, ALESSANDRA REZZA (30, 3, 5)
Giovanna ROMINA TOMASONI
Don Riccardo ENRICO COSSUTTA
Jago MAURO CORNA
allestimento del Teatro Massimo di Palermo
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DEL TEATRO MASSIMO BELLINI
Assente a Catania da ventidue anni, ritorna vincitore con un suggestivo
allestimento firmato da Beppe De Tomasi. Il regista non si è lasciato
tentare da inefficaci modernismi. Restando fedele al libretto di
Francesco Maria Piave, De Tomasi riesce a evidenziare allo stesso modo
sia l’azione dei personaggi sia l'azione delle masse. Bellissima, ad
esempio, la scena del giuramento o il terzetto finale, conferendo a
Silva quel carattere mefistofelico, proprio come Verdi lo aveva
concepito e come lo spettatore vorrebbe vedere.
I protagonisti hanno sostenuto le loro parti, sfruttando in pieno le
loro potenzialità.
Un valoroso Ernani interpretato da Marcello Giordani, un glorioso re di
Spagna è il giovane baritono Nicola Alaimo. Il basso Giovanni Parodi
sostiene con gran valore la parte del vendicatore Silva, Grande di
Spagna. Infine Elvira è graziosamente sostenuta dal soprano Iano Tamar.
Di buon gusto i disegni dei costumi e le scene concepite da Francesco
Zito.
Di grande efficacia la direzione dell’orchestra affidata ad Antonio
Pirolli e naturalmente la direzione del coro da parte di Tiziana
Carlini.

Dramma lirico
in quattro parti
Libretto di Francesco Maria Piave
Personaggi:
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Ernani (Don Giovanni di Aragona), il bandito (tenore)
Don Carlo, re di Spagna (baritono)
Don Ruy Gomez de Silva, grande di Spagna (basso)
Elvira, sua nipote e fidanzata (soprano)
Giovanna, di lei nutrice (mezzosoprano)
Don Riccardo, scudiero del re (tenore)
Jago, scudiero di Don Ruy Gomez (basso)
Banditi, Cavalieri, Vassalli, Cortigiani, Principi elettori,
Paggi e Dame di Corte
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Luogo:
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Parte I, nelle montagne d'Aragona e nel castello di Don Ruy
Gomez de Silva
Parte II, nello stesso castello
Parte III, in Aquisgrana
Parte IV, in Saragozza.
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La trama.
Epoca: 1519.
Atto
primo. ‘Il bandito’. Spagna, 1519. Ernani, sotto le cui spoglie
si cela Don Giovanni d’Aragona, è a capo di un gruppo di banditi datisi
alla macchia; è ansioso di sollevare la rivolta contro il re, Don Carlo,
per vendicare l’uccisione del padre. I suoi fedeli gli assicurano il
loro aiuto. Si reca al castello di Don Ruy Gomez De Silva per
incontrarne la nipote Elvira, della quale è innamorato ("Come rugiada al
cespite"); l’amore di Ernani è ricambiato, ma la fanciulla, che deplora
la propria sorte ("Ernani,... Ernani, involami"), è promessa al vecchio
zio. Al castello dei Silva si trova già Don Carlo, in incognito,
anch’egli innamorato di Elvira. Quest’ultima riconosce in lui il re di
Spagna, ma respinge le sue profferte ("Da quel dì che t’ho veduta"); di
fronte all’insistenza di Don Carlo per condurla con sé, la fanciulla gli
strappa dalla cintola il pugnale, pronta a difendere il suo onore. Da un
uscio segreto compare Ernani, e s’avanza per proteggere Elvira; il re
riconosce il bandito e lo invita a fuggire. Entra all’improvviso Silva,
sdegnato per l’attentato al suo onore ("Infelice... e tu credevi"): ma
riconosce il re e gli rende omaggio. Generosamente, Don Carlo consente a
Ernani di allontanarsi.
Atto
secondo. ‘L’ospite’. La rivolta capeggiata da Ernani è fallita:
il bandito, travestito da pellegrino, chiede ospitalità presso il
castello di Silva. Questi lo accoglie e gli comunica che sta per sposare
Elvira; Ernani allora, sconvolto, svela la sua identità e offre al
rivale, come dono nuziale, la sua testa ("Oro, quant’oro ogn’avido"). Al
castello giunge intanto Don Carlo, reclamando il bandito; ma Silva,
legato dai doveri dell’ospitalità, fa nascondere Ernani e si rifiuta di
consegnarlo. Il re fa perlustrare, invano, il castello ("Lo vedremo,
veglio audace"); costringe poi Elvira a seguirlo. Ernani, a questo
punto, rivela a Silva l’amore del re per la fanciullla, esortandolo a
vendicare l’offesa recata al suo onore. I due stringono un patto; Ernani
consegna un corno da caccia a Silva: quando questi vorrà la morte del
bandito, non dovrà far altro che suonare tre volte nel corno, ed Ernani
si toglierà la vita.
Atto
terzo. ‘La clemenza’. Ad Aquisgrana, nei sotterranei del
sepolcro che custodisce le spoglie di Carlo Magno, si riuniscono i
congiurati, capeggiati da Ernani. Li ha preceduti Don Carlo, sceso
anch’egli di nascosto nel sepolcro ("Ah, de’ verd’anni miei"). Appreso
che il re aspira al trono imperiale, i congiurati ne decretano la morte;
si trae a sorte colui che eseguirà la sentenza, ed esce il nome di
Ernani. Tutti prestano di nuovo il loro giuramento ("Si ridesti il leon
di Castiglia"), quando tre colpi di cannone annunciano che Don Carlo è
stato eletto imperatore. Questi, col suo seguito, si mostra ai ribelli e
ne decreta la morte. Ma cede, poi, alle insistenze di Elvira: fa dono
della vita a Ernani e gli concede in sposa la fanciulla, mentre Silva
medita propositi di vendetta.
Atto quarto. ‘La maschera’. Nel palazzo di Don Giovanni
d’Aragona, a Saragozza, ci si prepara alla festa nuziale. Tra i presenti
viene notato un uomo in nero, mascherato. Mentre Ernani ed Elvira si
abbandonano alla gioia, s’odono in lontananza tre suoni di corno: è
Silva, che ricorda a Ernani il patto fatale. Il giovane tenta dapprima
di commuovere Silva ("Solingo, errante, misero"); ma poi, tenendo fede
alla parola data, si toglie la vita. Sul suo corpo esanime si accascia
Elvira.

(il racconto della trama è tratto dal dizionario dell’opera
Baldini-Castoldi)
Dopo il gran successo di pubblico ottenuto alla Scala l’11
febbraio 1843 de “I Lombardi alla prima Crociata” Verdi comprese
che non era il caso insistere su un melodramma basato su grandi effetti
scenici, con una prepotente presenza del coro che più volte annega i
personaggi senza possibilità di estrinsecazione. È proprio quello che
accade nei Lombardi che capitolarono a Venezia nel dicembre dello stesso
anno del loro successo alla Scala.
Verdi vuole rinnovare il suo linguaggio, ma quel che vuole di più è
modificare la concezione del melodramma scavando nell’intimo dei
personaggi.
È quello che accade nel Conte Silva, che di ritorno al penetral più
sacro di sua magion, scorge la fidanzata tra due seduttor.
Amareggiato intona la malinconica aria:
(Infelice!... e tuo credevi
sì bel giglio immacolato!...
Del tuo crine fra le nevi
piomba invece il disonor.
Ah! perché l’etade in seno
giovin core m'ha serbato!
Mi dovevan gli anni almeno
far di gelo ancora il cor.)
Parole tristi, che rendono chiara l’amarezza e la disillusione di un
vecchio che credeva di essere amato. Questa figura di vecchio triste e
disilluso la ritroveremo nel Don Carlo (Ella, giammai, m’amò), ma questo
guardarsi dentro lo ritroviamo in altri personaggi come Rigoletto,
Francesco Foscari, Doge di Venezia. Fiesco di Simon Boccanegra.
L’insistenza di Verdi sulla sinteticità, potrebbe indurre a pensare ad
una sua superficialità che relega Silva ad un vecchio geloso,
trascurando che è un uomo di valore, gran cultura e conoscitore della
politica. Così lo descrive Victor Hugo nel suo Hernani.
Neanche a Carlo V, anch’egli innamorato di Elvira manca l’occasione di
confrontarsi con se stesso nell’aria:
Oh, de’
verd’anni miei
sogni e bugiarde larve,
se troppo vi credei,
I’incanto ora disparve.
S’ora chiamato sono,
al più sublime trono,
della virtù com'aquila
sui vanni m’alzerò, ah,
e vincitor de' secoli
il nome mio farò.
Il
personaggio di Ernani si regge da solo. Egli è un esule, proscritto dal
re. Vuole vendicare la morte del padre. La cavatina a inizio d’opera
come rugiada al cespite e la cabaletta seguente servono soltanto ad
introdurre la trama.
Altrettanto
si può dire di Elvira, fidanzata di Silva, ma in realtà innamorata di
Ernani.
Ernani!...
Ernani, involami
all’abborrito amplesso.
Fuggiam... se teco vivere
mi sia d'amor concesso,
per antri e lande inospiti
ti seguirà il mio piè.
Un Eden di delizia
saran quegli antri a me.
I personaggi quindi son ben delineati ed i ruoli ben definiti. La
vicenda orbita intorno al giuramento che Ernani, forse incautamente fa a
Silva.
Ecco il pegno: nel momento
in che Ernani vorrai spento,
se uno squillo intenderà
tosto Ernani morirà.
Su queste note si apre il preludio e su queste parole è intessuta la
trama: è il prezzo che Ernani alla fine pagherà per il suo cuore
cavalleresco.
La cospirazione, il perdono del Re, sono solo altri elementi che ci
danno la possibilità di ascoltare uno dei più bei concertati della
produzione verdiana, ma che fanno da cornice ad un dramma ben tessuto.
Il terzetto finale, che la protagonista pretendeva che si terminasse con
un rondò con lei al centro, ci offre un momento di tensione, dove
i tre personaggi scoprono la propria vera natura.
Ernani perde la sua audacia e prega il vecchio di perdonarlo, o almeno,
di attendere.
Ascolta un detto ancor!
Solingo, errante, misero,
fin da’ prim’anni miei,
d’affanni amaro un calice,
tutto ingoiar dovei.
Ora che alfine arridere
mi veggo il ciel sereno,
lascia ch'io libi almeno
la tazza dell'amor.
Silva, che
nel secondo atto era pronto a dare la sua vita per non consegnare
l’ospite al re, mostrando la sua parte nobile di Grande di Spagna, ci
farebbe pensare ad un uomo capace alla fine di perdonare. Invece
infierisce sul giovane mettendo a nudo tutta la sua demoniaca malvagità,
da indurre Elvira a pronunciare le seguenti parole:
Ferma, crudele, estinguere
perché vuoi tu due vite?
(a Silva)
Quale d’Averno demone
ha tali trame ordite?
Presso al sepolcro mediti,
compisci tal vendetta!...
Silva non è più l’infelice vecchio disilluso, anzi nella morte del
giovane vede il riscatto della sua persona. Vuol vendicarsi per quel
giovane amore strappato o per la generosità del bandito che si rifiutava
di duellare per non uccidere il vecchio. Con la morte di Ernani egli
riacquista la propria dignità
Nel mezzo sta Elvira, vittima dell’egoismo di Ernani che si scorda di
lei nel momento in cui offre la propria vita a Silva e della sete di
sangue del vecchio Silva. Un’altra vittima femminile dunque del
melodramma italiano.
Foto Giacomo Orlando |