Anche Milano ha così scoperto un tenore che, in almeno
trent'anni di carriera, è stato l'unico vero ambasciatore del buon-canto italiano nel
mondo, un artista modesto il quale, senza clamori, si è posto al servizio della nostra
lezione melodica interpretandola al meglio, anni luce distante dagli squallori assai più
reclamizzati di tanti suoi colleghi napoletani e no, che hanno cavalcato il successo
internazionale senza averne alcun merito.
Fare i nomi dei pigmei che hanno venduto e vendono fumo sulla tradizione canora napoletana
non è simpatico e soprattutto non appartiene allo stile di Carmine Natale che con la sua
voce brunita, il suo variegare dei toni, la sua straordinaria musicalità ha incantato il
pubblico milanese e commosso fino alle lacrime Giulietta Simionato, presidente della
Associazione Amici di Casa Verdi che ha pubblicamente dichiarato, al termine del recital:
«Da anni non mi capitava di ascoltare una così grande e nobile voce di tenore che mi ha
riportato agli anni della mia giovinezza artistica quando i miei grandi colleghi cantavano
come lui».
E Carmine Natale, a sua volta profondamente commosso, ha confessato di avere un sogno nel
cassetto: vorrebbe coronare la propria carriera con un debutto teatrale in un'opera di
Giuseppe Verdi. Ha pronto "Otello" e con il maestro Roberto Negri di Milano ha
messo a punto "Simon Boccanegra".
In questi giorni ha lasciato la Germania per un po' di vacanza nella sua villa sul Lago di
Garda dove però continua a studiare per realizzare questo sogno che non gli può essere
negato. In un teatro che rincorre la scoperta di giovani cantanti sempre più giovani e
più inattesi, andare per una volta contro corrente e scoprire un veterano del canto che
nessuno si aspetta, creerà ugualmente un evento e sarà resa giustizia all'ultima grande
voce napoletana del '900.
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