CARMEN
Dramma lirico in quattro atti di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
tratto dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Musica di GEORGES BIZET
In lingua originale francese con sopratitoli in italiano
Carmen Rinat Shaham / Stella Grigorian (17, 19, 24)
Micaëla Tatiana Lisnic / Marcella Polidori (17, 19, 24)
Don José Vsevolod Grivnov / Alex Vicens (17, 19, 24)
Escamillo Homero Pérez-Miranda
Frasquita Piera Bivona
Mercedes Loredana Megna
Il dancairo Giuseppe Esposito
Il remendado Michele Mauro
Zuniga Salvo Todaro
Morales Jorge Pérez
Direttore
WILL HUMBURG
Regista
VINCENZO PIRROTTA
Maestro del coro
Tiziana Carlini
Maestro del coro di voci bianche
Elisa Poidomani
Scene
Sebastiana Di Gesù
Costumi
Françoise Raybaud
Assistente alla regia e coreografie
Giovanna Velardi
Assistente ai costumi
Virginia Carnabuci
Nuovo allestimento scenico del Teatro Massimo Bellini
Coro di voci bianche “Gaudeamus Igitur” Concentus
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’E.A.R. TEATRO MASSIMO BELLINI

La stagione lirica 2012 del teatro Massimo inizia con Carmen.
Ottima scelta per l’opera, se non fosse stato per la
sconsiderata regia di Vincenzo Pirrotta, che ha scambiato il
“duende” di cui si è tanto pregiato, per una fiera di scene di
cattivo gusto.
Di cattivo gusto è stata la scena dell’investitura di Don Josè a
mafioso facendogli bruciare un santino in mano. Oltraggiosa è
stata nel terzo atto l’immersione nell’acido di un giovane
mentre il coro canta “Ascolta, ascolta Camerata ascolta, la
fortuna è laggiù, ma prudenza aver dei molta, se intoppi
stramazzar puoi tu”. Il cui significato è tutt’altro che un
monito di vendetta al tradimento. Non si capisce questa
ostentazione della parte peggiore della Sicilia, che non ci fa
onore, quando ambientando l’azione in Spagna avrebbe potuto
altrettanto esaltare i valori veri del nostro popolo, attraverso
un denominatore comune che è il sangre caliente, ma forse è
chiedere troppo al regista.
Come ho avuto modo di scrivere in altre occasioni, è ora di
smetterla con questi squallidi spettacoli colmi di
intellettualismi che non giovano affatto al buon teatro e alla
cultura.
Non ci ha tradito invece Will Humburg nella direzione
dell’orchestra, che ha saputo mantenere per tutta l’opera, una
cromatura dei suoni abbastanza limpida. Alla stessa altezza è
stato il coro di Tiziana Carlini.
Molto aggraziati i bambini del coro di Elisa Poidomani.
Incerta è stata la prestazione dei due protagonisti Rinat Shaham
in Carmen e il cantante che ha interpretato Don Josè in
sostituzione del vero protagonista per improvvisa indisposizione
di quest’ultimo. Altrettanto poco convincente Homero Perez nel
ruolo di Escamillo.
Tatiana Lisnic ha offerto invece una buona interpretazione in
Micaela, soprattutto nella parte della preghiera nel terzo atto,
ma che il regista ha pensato bene di rovinare con una discesa
dall’alto di croci illuminate.
I comprimari Frasquita e Mercedes, Il Dancairo e il Remendado
hanno saputo ben sottolineare con la loro interpretazione il
carattere dei personaggi gitani.
Nulla da ridire sull’essenzialità delle scene di Sebastiana di
Gesù in quanto tutti sappiamo bene le condizioni economiche
alquanto precarie in cui versano i teatri italiani.

Atto primo. A Siviglia verso il 1820. Presso la
manifattura di tabacchi, Moralès, capo dei dragoni, osserva
l’andirivieni dei passanti. Giunge, dal suo paese di campagna,
Micaëla, alla ricerca del brigadiere Don José. Le viene detto
che José non è ancora arrivato, anche se non tarderà molto; la
giovane quindi si allontana. Una grande animazione accompagna la
comparsa sulla piazza delle ragazze, che escono dalla
manifattura per la pausa. Solo José, giunto nel frattempo, si
mostra disinteressato alle giovani: ama Micaëla e ha promesso
alla madre di sposarla. Tutti gli uomini attendono la comparsa
di Carmen, e quando finalmente la bella sigaraia compare le si
stringono attorno ( habanera : "L’amour est un oiseau rebelle").
Carmen si accorge dell’indifferenza di José e per provocarlo,
senza proferir parola, gli lancia un fiore prima di ritornare
nella manifattura. José ne è turbato e, quasi inconsciamente,
cela il fiore sotto la giubba. Ritorna Micaëla, consegna a José
una lettera della madre ("Parle-moi de ma mère") e prima di
tornarsene al paese lo bacia castamente. Grida improvvise
s’odono provenire dalla manifattura. Carmen si è azzuffata con
una compagna e l’ha ferita al volto. Zuniga, tenente delle
guardie, l’arresta e ordina a José di condurla in prigione.
Rimasta sola con il brigadiere la donna dà inizio alla sua opera
di seduzione: gli promette amore in cambio della libertà (
seguidilla : "Près des rémparts de Séville"). José,
definitivamente irretito, l’aiuta a fuggire.
Atto secondo. Un mese è passato. Nella taverna di Lillas
Pastia, Carmen attende il ritorno di Don José, che è stato
imprigionato per averla lasciata fuggire, danzando con le altre
zingare (Carmen, chanson bohème : "Les tringles des sistres
tintaient"). Entra, fra le acclamazioni generali, il torero
Escamillo, che vuole brindare con gli amici ("Votre toast, je
peux vous le rendre... Toréador, en garde"). Egli rivolge
qualche frase galante a Carmen, ma il pensiero della donna è
rivolto solo a José, e quando gli amici contrabbandieri la
invitano a unirsi a loro ("Nous avons en tête une affaire") per
un nuovo colpo, la zingara rifiuta dichiarandosi troppo
innamorata per questo genere di imprese. Giunge finalmente José,
uscito di prigione, ma s’ode una tromba suonare la ritirata e il
brigadiere si accinge a far ritorno in caserma. Grande è allora
il dispetto di Carmen, che copre di scherno l’uomo. A nulla
valgono le profferte d’amore di José ("La fleur que tu m’avais
jetée") e solo l’improvviso sopraggiungere di Zuniga interrompe
il loro litigio. Scoppia una rissa, sedata dall’intervento dei
contrabbandieri, e a quel punto José si vede costretto a unirsi
a loro disertando l’esercito.
Atto terzo. La vita fra le montagne non si confà a Don
José, torturato dai rimorsi. Anche il suo rapporto con Carmen
non è più quello di un tempo. La zingara interroga le carte ("Parlez
encore, parlez, mes belles"); il responso è terribile: la
morte ("En vain pour éviter les réponses amères", Carmen).
Micaëla, nel disperato tentativo di redimere l’uomo che ama,
giunge nel rifugio dei contrabbandieri ("Je dis que rien ne m’épouvante")
incitando Don José a raggiungere la madre morente. L’uomo la
segue, non senza aver prima minacciato Carmen della quale è
follemente geloso.
Atto quarto. Di fronte all’arena di Siviglia, il popolo
acclama festante il corteo dei toreri. Anche Carmen, ora
innamorata di Escamillo, è fra la folla. Celato nella confusione
generale vi è anche Don José, pazzo di gelosia. La zingara lo
affronta, sola nella piazza deserta poiché tutti stanno
assistendo alla corrida. José implora e minaccia. La vuole tutta
per sé. Ma la donna gli si nega, la sua mancanza di carattere
l’ha annoiata, e in segno di disprezzo gli getta in faccia
l’anello che le ha donato. A quel punto, furente e accecato
dalla disperazione, José l’uccide ("C’est toi! C’est moi!").
(la trama è tratta dal dizionario d’opera del sito myword.it)
Foto Giacomo Orlando
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