BEJART BALLET LAUSANNE
coreografie di Maurice Béjart e Gil Roman  


presidente della Fondazione
Peter Berger

direttore artistico
Gil Roman

direttore amministrativo
Emmanuel de Bourgknecht

direttore dell’Ecole-atelier Rudra 
Michel Gascard

assistente alla direzione artistica e maître de ballet
Julio Arozarena

maître de ballet
Azari Plissetski  

direttore
             Nicolas Brochot              



ARIA
coreografie di Gil Roman 
prima italiana 

LE CHANT DU COMPAGNON ERRANT
           coreografie di Maurice Béjart            
                musica di Gustav Mahler (Lieder eines fahrenden Gesellen)               

        L'UCCELLO DI FUOCO         
coreografie di Maurice Béjart
musica di Igor Stravinsky
             costumi di Joëlle Roustan & Roger Bernard              

BOLERO
coreografie di Maurice Béjart
musica di Maurice Ravel  


Compagnia Béjart Ballet Lausanne

In collaborazione con Ater - Associazione Teatrale Emilia Romagna  

 
 
 

ORCHESTRA E TECNICI DEL TEATRO MASSIMO BELLINI

 

 I balletti "Aria" e "Le chant du compagnon errant"
 

 

Foto di Giacomo Orlando

 


Nel cartellone della stagione lirica del 2009 al Teatro Bellini di Catania è stata presentata la Compagnia Béjart Ballet Lausanne che in collaborazione con Ater - Associazione Teatrale Emilia Romagna,

hanno confermato ancora una volta la genialità del grande Bejart. Gli applausi a scena aperta hanno rinnovato l'affetto e la stima che il pubblico catanese ha dimostrato nei confronti dei talentuosi e bravi danzatori del Bejart Ballet Lausanne.

Quattro i balletti proposti dalla celebre compagnia, tre dei quali con le coreografie dello scomparso Maurice Bejart che di questa formazione è stato fondatore, animatore, protagonista indiscusso.

A dirigere la compagnia c'era Gil Roman, allievo prediletto e successore del coreografo, che ha aperto lo spettacolo con una sua nuova creazione: 'Aria', in prima nazionale per l'Italia. Quindi sono stati proposti tre balletti del repertorio bejartiano: il passo a due di 'Le chant du compagnon errant' su note e testi di Gustav Mahler; seguito da due danze molto famose, per l'occasione accompagnate dall'orchestra stabile del "Bellini" diretta da Nicolas Brochot: "L'uccello di fuoco" di Igor Stravinsky, con le etoile Domenico Levré e Martin Vedel, e il travolgente "Bolero" di Maurice Ravel, con Elisabeth Ros che ha danzato su una enorme piattaforma rotonda e con un gruppo di prestanti ballerini tutt'intorno che la desideravano ardentemente.

 

L’UCCELLO DI FUOCO.
Una notte, nel giardino incantato di Kaschchei, un gigante immortale, giunge lo zarevic (termine per indicare il figlio dello Zar) Ivan che notò un uccello che volava intorno ad un albero di mele d’oro. Dopo vari tentativi il principe riesce a catturare l’uccello approfittando del buio provocato da una nuvola che nascondeva la luna . L’uccello in cambio della libertà gli offrì una delle sue penne di fuoco e gli promise di volare in suo aiuto in caso di bisogno.
Il principe si impietosì e lo liberò.
Poco dopo, dal castello di Kaschchei, uscirono tredici bellissime fanciulle che si avvicinarono all’albero dalle mele d’oro. Mentre giocavano e ridevano fra loro al chiaro di luna, apparve il principe. In un primo momento si intimorirono un po’, ma poi capirono che non voleva far loro del male e lo invitarono a giocare con loro. Il principe fece ballare tutte le ragazze, però si innamorò della più bella tra di loro . Le fanciulle, che erano delle principesse, raccontarono allora al principe di essere state imprigionate da Kaschchei e che dovevano rientrare nel castello prima dell’alba. Dopo aver sentito la loro storia, Ivan decise di seguirle all’interno del castello per poterle liberare, ma le principesse lo ammonirono riferendogli che il gigante lo avrebbe trasformato in pietra qualora lo avrebbe scoperto. Mentre entrava nel castello una schiera di orribili mostri lo fecero prigioniero. Mentre stava per essere pietrificato, Ivan si ricordò dell'uccello di fuoco e della promessa, così lo chiamò con la penna magica. L'uccello, sentito il richiamo, accorse subito e rivelò al principe il segreto dell'immortalità’ di Kaschchei: per uccidere il mostro era necessario distruggere l’uovo gigantesco dove sta racchiusa l’anima del gigante. Nel frattempo, l’uccello trascinò i mostri guardiani in una danza vorticosa che li sfinì. Senza i mostri, il principe ruppe l’uovo, provocando la morte del gigante e la fine dell'incantesimo. L’uccello unì in matrimonio il principe e la Principessa e volò via. 

E io dissi all’angelo: - Chi è quest’uccello?” Egli mi disse:- E’ il guardiano della terra abitata.”- Ed io gli dissi:- Signore com’è che egli fa la guardia alla terra abitata? Insegnamelo.”-E l’angelo mi disse-“Questo uccello corre ai lati del sole e dispiegando le ali ne riceve i raggi infiammati; se non li intercettasse la razza degli uomini non potrebbe vivere, non più di un’altra specie animale, ma Dio ha affidato all’uccello quest’incarico.”-
…E l’uccello distese le ali e vidi sulla sua ala destra lettere gigantesche paragonabili a un’area della capacità di quattromila moggi ed erano lettere d’oro. L’angelo mi disse:- “Leggi queste lettere.” –lessi ed ecco che dicevano:-“Né cielo né terra mi generano, sono le ali del fuoco che mi generano.”- Dissi:-“Signore che uccello è e qual è il suo nome?”-E l’angelo mi disse:-“Fenice è il nome che porta.”-Io dissi:-“E cosa mangia?”-Egli mi disse:-“La manna del cielo e la rugiada della terra
…”.

Chissà se Béjart avesse letto questi bellissimi versi tratti dall’Apocalisse dello pseudo Baruch. Di sicuro però doveva saperla molto lunga sul significato alchemico del mitico uccello noto come “La Fenice” che rinasce dalle proprie ceneri.
Infatti Bejart fa della Fenice l’idea pura, quella che non muore mai. Muoiono i filosofi, i poeti, gli eroi, ma mai i loro pensieri. Esse restano nell’atmosfera dove viaggiano, pronte ad essere colte da un nuovo eroe che in nome di queste è pronto ad intraprendere una nuova lotta. Ecco la Fenice che si rigenera dalle proprie ceneri.
Un’interpretazione, quindi, composta di temi d’amore e speranza, che ha creato una forte vibrazione nell’animo degli spettatori.
 

Foto di Giacomo Orlando


BOLERO
La composizione fu commissionata dalla ballerina russa Ida Rubinstein. Inizialmente Ravel si rifiutò a causa della sua rottura col più noto impresario di balletti dell’epoca Sergej Diaghilev.
Dopo varie insistenze della ballerina il compositore cedette e decise di orchestrare un pezzo del compositore spagnolo Isaac Albéniz per un balletto. Gli eredi però rifiutarono e Ravel senza perdersi d’animo decise di comporre di sua mano un brano dal carattere tipicamente spagnolo. La prima esecuzione come brano concertistico avvenne invece l’11 gennaio 1930 e fu eseguita sotto la direzione dello stesso Ravel.
Il balletto nacque come un inno alla seduzione dove un’avvenente donna spagnole, all’uso di Carmen, danza su un tavolo mentre un gruppo di uomini si avvicinano sempre più a lei.

Bejart nel suo lavoro rifiuta ogni sorta di folklore e si volge verso un puro astrattismo.
Qui la donna indossa semplicemente una calzamaglia, danza a piedi nudi su un grande tavolo.
Gli uomini inizialmente seduti sulle loro sedie, sentono crescere il loro desiderio al crescere del ritmo sempre più incalzante.
Un gioco profondamente psicologico, ma semplice allo stesso tempo che trasporta lo spettatore in un viaggio nell’ erotismo, inteso nell’accezione più pura.

Questi due balletti: “L’uccello di fuoco” e “Bolero” sarebbero bastati da soli a far passare una serata ricca di emozioni agli spettatori.
Tuttavia altri due interessanti balletti, frutto della profonda conoscenza di Bejart, hanno preceduto questi due capolavori.
 

Foto di Giacomo Orlando


 

ARIA: un balletto che ha come tema il sopore in cui vive l’uomo moderno grazie all’ipnotismo esercitato da ipotetici padroni delle nostre menti che potrebbero essere i Mass-media. Una coreografia che dovrebbe portarci a riflettere sul nostro stato di schiavitù a cui siamo condannati, ma dalla quale possiamo uscire solo grazie alla nostra volontà.

LE CHANT DU COMPAGNON ERRANT: su musiche e parole di Gustav Mahaler. Un giovane sognatore vaga alla ricerca del suo maestro, accompagnato perennemente dal proprio demone: personalizzazione dell’ ego.
 

Alessandro Scardaci

© copyright Akkuaria 2009
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