Stagione 2008
L’emozione che si prova all’Arena di Verona
di Alessandro Scardaci

Mia zia mi aveva sempre parlato dell’emozione che si
prova all’Arena di Verona. Non era solo una
questione di opera ma di atmosfera.
Quando crebbi, da buon melomane pensai che quell’esperienza
andasse vissuta.
Era il Luglio del 90’. A quei tempi non esisteva
internet e tanto meno la biglietteria on line. I
biglietti o si facevano in loco o si potevano
prenotare per via telefonica, ma bisognava pagare
tutto in anticipo tramite bonifico o assegno
circolare da spedire, non ricordo bene.
Decidemmo così di approfittare dell’evento, per
prenderci una vacanza mia moglie, mio figlio, che
allora aveva dieci anni, ed io.
Ero emozionato come un liceale ed avevo delle
aspettative di non so quali sensazioni. Quella sera
dovevano dare la Carmen. Salite le scale, arrivammo
alla gradinata e mi si presentò davanti l’enorme
scena che aveva come sfondo un’immagine che voleva
rappresentare una posizione sessuale. Non mi stupii,
né tanto meno mi scandalizzai, considerato che la
"Carmen" è un’opera dove domina la sensualità e la
passione.
Le persone che ancora lavoravano in scena, i
venditori di bibite e panini che passavano urlando
“Acqua tonica, birra, aranciata” oppure “paninò” con
l’accento sulla o, conferivano una nota di colore ma
di emozione nemmeno l’ombra.
Ad un certo punto, una goccia d’acqua sul mio naso,
poi un’altra goccia e un’altra. Mia moglie fa in
tempo a prendere ombrelli giubbotti impermeabili e
quant’altro poteva servire per ripararci, quando un
enorme acquazzone c’investì tutti e tre. Una voce
dal microfono ci assicurava che la pioggia sarebbe
passata, che erano in continuo contatto con
l’ufficio meteorologico e che quindi lo spettacolo
avrebbe avuto inizio al più presto.
Quella voce al microfono, con la frequenza di una
volta ogni quarto d’ora, durò circa due ore, ma la
direzione dovette alla fine annunciare che lo
spettacolo non avrebbe potuto avere inizio, ma di
stare tranquilli perché il costo del biglietto
sarebbe stato rimborsato.
Delusi tornammo in albergo, inzuppati e con la paura
di ammalarci.
Mia zia, in effetti, mi aveva avvertito che tutto
questo sarebbe potuto accadere, che le opere a causa
della pioggia si potevano interrompere, e terminare
anche alle quattro di notte, ma come al solito, si
pensa sempre che queste cose possono accadere
soltanto agli altri.
Questa fu la mia prima esperienza dell’Arena di
Verona.
Tornai in Arena dopo quindici anni, stavolta da solo
in quanto mia moglie si trovava all’estero per
lavoro, deciso di voler provare quell’esperienza.
Prenotai per le opere, Gioconda, Nabucco, Aida,
tutto on line ed era il luglio del 2005.
La prima sera, quella della Gioconda, tutto bene, ho
provato anch’io l’emozione di tenere la candelina
donata da Giuseppe Vicenzi, anche se in effetti mi
sentivo un po’ scemo con quella candelina in mano,
così per le serate successive decisi di fare a meno
di quella sensazione.
Il giorno successivo si dava Nabucco. Dopo uno
stupendo primo atto con un grande Leo Nucci, ancora
una volta un grande acquazzone ci sorprende.
Stessa voce al microfono, stesse assicurazioni. Io
mentalmente mandavo pensiero positivo, recitando
tutti i mantra che conoscevo, persino quello che la
mattina m’insegnò Paolo (il portiere dell’albergo
dove alloggiavo, ma questa è un’altra storia); ma
non ci fu niente da fare, lo spettacolo fu
interrotto e stavolta senza il rimborso del
biglietto perché lo spettacolo era iniziato.
Chi va all’arena di Verona deve stare quindi bene
attento: se lo spettacolo ha inizio, il rimborso del
biglietto non spetta.
Dal 2005, ogni anno mi regalo una settimana di
musica lirica che mi godo interamente in una Verona
che è una città deliziosa ed a parte ogni scherzo,
consiglio a tutti i melomani doc di recarsi almeno
una volta nella vita all’Arena a provare queste
emozioni…compresa la pioggia.
In questi anni mi sono documentato sulla storia
della fondazione "Arena di Verona" e mi sono sempre
chiesto cosa spinse, nel lontano 1913, il tenore
Giovanni Zenatello e l'impresario teatrale Ottone
Rovato a rischiare in un'impresa di tali dimensioni
senza avere una benché minima idea sul ritorno
economico o rischiare un possibile fallimento. Per
denaro? Proprio non credo. C'è qualcosa, che spinge
gli uomini a certe imprese che va al di là del
guadagno ma anche della passione: la realizzazione
di un sogno. Il desiderio di realizzazione di un
sogno spinge certi uomini a compiere opere e azioni
memorabili. Zenatello e Rovato Hanno rischiato il
loro patrimonio per realizzare un evento che ai
nostri giorni ha risonanza in tutto il mondo. Un
evento che ogni hanno fa accorrere centinaia di
migliaia di turisti da tutto il mondo per godere di
questa magia.
Sono convinto che tutto questo si possa esprimere
con una sola parola: amore. Amore per il teatro,
amore per l'arte. amore di condivisione:
condivisione di un sogno. Credo che il tenore e
l'impresario abbiano voluto far vivere in tutti
quella magia dell'opera che essi provavano ad ogni
apertura di sipario. Non vi sono parole per
esprimere cosa si può provare dinanzi ad una Morte
di Liù o di fronte ad un'Aida che invoca: "Numi
Pietà".
Da novantacinque anni quelle emozioni si rinnovano,
grazie a grandi artisti che si sono cimentano.
Meritano di essere ricordati nomi come Maria Callas,
Renata Tebaldi, Del Monaco, per non parlare poi di
grandi registi dello spessore di Patroni Griffi,
Sandro Bolchi e non ultimo il grande Zeffy.
L’emozione si ripete anche quest’anno: s’inizia il
venti giugno con Aida diretta da Renato Palumbo,
seguirà Tosca diretta da Giuliano Carella; Nabucco
diretta da Daniel Oren; Carmen diretta sempre da
Daniel Oren ed infine Rigoletto diretta sempre da
Renato Palumbo.
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