Il nobile castello di Benedetto Macaronio
In questo silenzio, che come aria pura di Alpe mi circonda, non sento più vani frastuoni, stolte parole, né rumori folli: odo soltanto voci che mi parlano. Voci tenaci, che il volgo spregia; ma intende chi si libra là dove splendono Luce e Pensiero.
In un’afosa desolata landa ove la inettitudine si accascia, e l’inerzia distende la sua coltre, ed è bandito lo Spirito del Nord, ombre grigie evaporano nel vuoto. Non già in una nebbia, come quella che sfuma dolcemente i paesaggi della bassa padana, avvolta in brume quando l’Inverno sonnacchioso regna, ma in un torbido fumo putolente. Ombre stolte di nàcheri, invidiose l’una dell’altra, tra di lor s’incensano, orbitando, ciascuna, attorno all’altra; ed ognuna s’inebria, ognuna gode
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Concepito durante un esilio temporaneo nell’aspra terra sicula (la terra dei Ciclopi e dei Lestrigoni); ma vagando, idealmente, tra la mia dolcissima Roma e l’amabile Roncegno, nel poetico Nord, in quel di Trento. Roma, autunno del 2002
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