Nika
Qual è il limite che separa la felicità dall'infelicità? Se tanta infelicita può dare la felicità… che felicità è? Magicamente magico "Oggi" era arrivato. Poggio un piede dietro l'altro sulla scaletta d'imbarco prima di ritrovarmi già a bordo. Me ne accorgo dal saluto che l'hostess all'ingresso mi porge. Tra qualche istante tutto sarà pronto. Il decollo: Il grosso uccello di metallo spiegherà le grandi ali per librarle senza limite nell'infinito oceano d'aria e comincerà a correre sempre più veloce sulla pista e poi…
', 'Poi guardo l'orologio sul polso. Appena un'ora di volo. La luce rossa è accesa. L'aereo pronto. Bisogna allacciare la cintura di sicurezza. Lo ricorda una voce. Fuori la luce del pomeriggio brilla sempre meno. Tutto già appare così lontano. All'improvviso i problemi si staccano dalla quotidianità. Sto sognando da sveglio un sogno. Un unico rumore: il rombo sempre più prepotente del motore che aumentava di giri. "Via" dico felice tra me "ed anche magari per non tornare mai più". Come vorrei sparire, disintegrarmi con le stesse particelle d'aria. Scomparire e magari non affrontare neanche l'incontro con Nika.
Faccio uno sforzo maggiore. Voglio provare a pensare com'è adesso: D'allora ne è trascorso di tempo. Tanto! Chiudo gli occhi. Ho quasi voglia di dormire. Riprendere quel sonno che per tutta la notte non è venuto. Eppure non credo che ho mai potuto pensare che Nika fosse una semplice donna. Una come tante altre donne. Di che pasta era fatta? Instancabile. Credo che quando l'ho vista sono rimasto a bocca aperta. Credo anche di essermi sentito perfino ridicolo in quell'atteggiamento che umiliava il mio orgoglio guardandola.
Nika è dentro di me: è come una leggenda. È l'immagine di ciò che solo adesso posso definire "una vera donna". Eppure apparve nella mia vita dal nulla, ed io per tutto questo tempo sono rimasto confuso dal suo ricordo. Ci sono ricordi che mai si confondono tra la folla. Ancor adesso mi sento attratto verso lei più d'un ferro alla calamita. Come potrei dimenticare quel suo sorriso smagliante, sempre sulle labbra e quel suo modo di farmi sentire a mio agio. Provo anche ora, a distanza di tempo, il fascino di quella strana notte passata con lei. Mi lasciò addosso una strana sensazione che proverei a dire fosse quasi paura. Con un senso di distacco mi tolse via dalla realtà per avvolgermi dentro una ragnatela e chiuse dentro ogni angolo dell'esistenza. Attraversavo lo stretto corridoio dei vagoni del treno. Ero alla ricerca di uno scompartimento libero. All'improvviso il cuore s'era accaldato sprigionando sensi smaniosi. Ero, tutto ad un tratto un vecchio lupo caricato da una forza vitale. Sorridendo, ho tolto lo sguardo da quella figura femminea, quasi che gli stessi miei pensieri volessero scusarsi della inaspettata intrusione nel mondo intimo di lei.
Il treno faceva a gara con il rumore delle rotaie ed il sole s'affacciava e si nascondeva tra le foglie degli alberi.
Addirittura le piccole colline sembravano inghiottite dal cielo.
Un angolo dello sguardo, come ipnotizzato, era ancora rivolto su i suoi alti tacchi a spillo e poi si spostava sulla punta delle scarpe, infine risalì lentamente la linea della gamba accavallata sull'altra.
Ero un presuntuoso ed acerbo uomo che attraverso la persuasione cercava di sognare quell'amore sempre desiderato e mai avuto.
Eppure all'occhio mio attento non erano sfuggiti i dettagli della sua figura. I suoi occhi erano dolci ed i tratti del viso appena coperti da un trucco leggero. I corti capelli sembravano avessero rubato il colore al grano maturo. Aveva indosso un'aderente vestito dai colori chiari che lasciava trasparire ogni linea e ogni curva. Più la scrutavo e meno riuscivo a distogliermene gli occhi. È possibile innamorarsi così a prima vista della disinvolta eleganza di un corpo?
Era minuto come quello di una bambolina di porcellana. Era amabile come un grazioso dipinto. Però non volevo farmi notare troppo. Peccato che non potevo farle sapere come e cosa avesse provocato dentro di me.
Già provavo addosso il calore della malattia, proprio come uno che si ammala di febbre improvvisa. Oppure ero turbato più d'un uragano che dopo il passaggio lascia le tracce indelebile del disastro appena compiuto?
Certo che quasi mi vergognai a confessare a me stesso di trovarmi in un tale imbarazzo. È imbarazzante trovarsi davanti ad una donna che non ti sfiora neanche con il più lontano dei suoi pensieri. È forse mai possibile che uno si debba innamorare all'improvviso e poi si vergogna ad ammetterlo? Col mio brutto muso come potevo pensare di presentarmi e dirle che… senza una precisa ragione… avevo perso la testa? E come avrei potuto risvegliare in lei il desiderio di conoscere me?
Altri due viaggiatori, che assieme a noi occupavano la vettura, s'alzarono, lasciandoci soli. Lei continuava a leggere con indifferenza le pagine di un libro ed io divaricai leggermente le gambe. In qualunque parte del mio corpo gli istinti si risvegliavano.
Una parte di me aveva raggiunto il massimo del suo splendore. Così con una sobria allusione iniziavi a lanciare uno dietro l'altro gli sguardi lascivi. Lei era una deliziosa compagna di viaggio. Non feci a meno di frenare quel desiderio di toccarmi con la mano attraverso la tasca dei pantaloni mentre guardavo quelle sue forme generose, prorompenti. Allungai poi, con aria distratta, la gamba.
L'avevo appena quasi sfiorata. Adesso eravamo, grossomodo, ormai gamba a gamba. Avevo indirizzato il gesto della mia mano che era andato oltre. Tutto era così eccitante. Com'era crudele, da parte sua, quel non volermi guardare. Non potevo prendermela con il cielo se m'aveva destinato a formare con lei quella strana coppia di viaggiatori solitari e se forse, magari fossimo stati destinati dallo stesso strano desiderio di possederci ed essere posseduti da noi stessi: due perfetti sconosciuti. Due perfetti sconosciuti che in un giorno inconsueto avessero voluto vivere un'inconsueta avventura.
Due sconosciuti che, al di fuori dei propri campanili, avesse voluto diventare amanti anche per un'ora soltanto… Non riuscivo a trovare un pensiero migliore.
Lei non doveva certo offendersi per questi strani pensieri anche se mai avesse saputo che per me era uno strazio averla vicina e non poterla sfiorare se no solo con gli occhi. Con ben altro avrei voluto sfiorare la sua pelle anche se mi accontentavo di essere uno spettatore e godere, forsennatamente, di quella vista mentre avrei voluto muovere lentamente la mia mano da dentro la tasca dei pantaloni. Ma lei come faceva a non accorgersi della sproporzionata dimensione che aveva raggiunto l'oggetto nascosto dalla mia mano, non sarebbe stato bello poter condividere insieme il mio pensiero.
Di certo a lei sarebbe potuto.… toccare a lei una rivincita maggiore e farmi felice. Lo so che faceva finta di non capire bene quel muto linguaggio, allusivo, frivolo, selvaggio, stuzzichevole che in lei non trovava una notevole resistenza. Quello che immaginava era ben poco rispetto a quello che intendevo fare. Dentro di me certe immagini cominciarono ad affiorare nella mente dando forma a figure che si toccavano, a vesti aperte da mani impazienti, a carezze audaci su ventri che s'inarcavano come onde in tempesta, a frutti generosi toccati con passioni e poi portati sulle labbra leggermente chiuse. Morivo dalla voglia di possederla. Il mio desiderio d'avventura doveva leggersi negli occhi ma il treno proseguiva imperterrito nel suo tragitto lasciandosi alle spalle le stazioni e continuavo ormai a limitarmi a fare come un ladro e guardarla di sottecchi. "Sei un ladro" sembravano dire quegli occhi.
"Sì. Sono un ladro e non ti lascio in pace. " Era inoltrato di già il crepuscolo. Era l'ora in cui nelle case s'accendono le luci e con l'animo ormai disposto a mollare mi resi conto che avevo affaticato inutilmente i miei tentativi. Avevo finito appena di formulare il proposito d'abbandonare ogni tentativo quando lei, sbatté per un attimo le lunghe ciglia e quasi per miracolo le sue gambe si aprirono con grazia per far risaltare la pelle bianca. La punta dell'indice passò sulle labbra, sfiorò appena e poi scese e and a fermarsi a sbottonare la gonna lasciando scoperta la bianca pelle delle cosce.
Andava proprio dritta al dunque. Tanto meglio, così non avevo più bisogno di perdere ancora tempo. A quel punto cambiai velocemente posto prima che lei cambiasse velocemente idea e sedendomi accanto l'abbracciai. La mia mano si posò sul ginocchio per poi risalire con un dolce tormento lungo il contorno della gamba cominciandola ad accarezzare mentre lei mi si stringeva addosso. – C'è tempo – disse lei. – C'è ancora molto tempo. Abbiamo tutta la notte a disposizione.
Si allontanò verso la porta. La chiuse ed abbassò gli scuretti dei vetri bloccando la chiusura della porta con il fermo. Alzò la gonna ed io rimasi senza fiato. Non aveva addosso biancheria intima. Un ciuffo di peli neri sottili pulsavano come una nuvola impazzita d'acqua. Un ultimo raggio di sole illuminò quelle gambe che odoravano come erba bagnata di rugiada appena tagliata.
M'abbassai in ginocchio e senza perdere ancora tempo affondai il viso in quel nido caldo. La mia lingua salpava come nave sull'onda e lei s'offriva come schiuma al vento. Per un tempo che pareva interminabile rivaleggiava dentro di me un senso che non avevo mai conosciuto attraverso quella portata che avevo sulla bocca . Lei non ebbe neanche bisogno delle mie carezze per raggiungere, per prima uno spasmo che la portò all'orgasmo. Un piccolo gemito di gioia uscì finalmente da quella bocca.
L'abbracciai forte, la baciai e lasciai scivolare una mano lungo il suo corpo per sentirne le forme. Trovai il suo petto turgido e sodo che sfuggivano alla presa della mano quando tentato d'afferrarle. Come mi piaceva guardare quel corpo abbandonato, indifeso che si muoveva lentamente seguendo il mio ritmo. Chiusi gli occhi quasi ad assorbire l'essenza del suo spirito che dentro di me vagava come un'ombra. L'ombra di quella donna che si scioglieva tra le mie mani come calda cera era così generosa nel concedersi tra le sue braccia e di tenerla sulle mie ginocchia e di toccarla per tutto il corpo.
Continuavo a baciarla bevendo dalla sua bocca il respiro che si dilatava nei miei polmoni Lei s'alzò all'impiedi poggiando le spalle sul finestrino e guardandomi negli occhi mi chiuse in un grande abbraccio poi con la mano destra sbottonai in fretta ad uno a uno i bottoni dei pantaloni e tirai fuori dalla fortezza la mia arma, soda e liscia, e afferrandola con dolcezza la mostrai fiero ai suoi occhi. Adattandomi come un guanto animosamente a quel corpo trovai senza fatica l'ingresso nella grotta del piacere e la sua lingua penetrò sottile nella mia bocca. Le sue dita, insinuate attraverso il maglione, afferrarono entrambi i capezzolini diventati piccoli e turgidi e stringendoli in una piccola dolce morsa trasmisero al basso ventre una strana sensazione. La baciavo e un'ondata di desiderio percorreva il corpo in lungo ed in largo come un gioco di dritto rovescio. Quel desiderio bruciava sulla pelle come una fiamma che cercava di divampare. Sembravo un re che comandava il suo popolo ma in effetti ero schiavo della sua volontà Volevo sottometterla al mio desiderio attraverso i vigorosi colpi che ritmicamente la penetravano ma la morbidezza di quel corpo piegò il mio come un duttile metallo al fuoco sotto il tocco di seta delle sue dita. L'orgasmo che avevo provato era stato così forte che avevo temuto d'impazzire. Una gioia che non avevo conosciuto.
Con delicatezza le sue mani cominciarono a frugare il mio corpo come se sapesse già in quali posti erano racchiusi i miei sensi. attorno all'aurea dei capezzoli, piano sui radi peli che coprivano il petto, lungo il collo. Percepivo un lieve tremore sotto il tocco delle sue dita che sfioravano leggere qualunque posto toccasse. S'insinuava Ora finalmente ero attaccato a lei abbracciandola da dietro. Il mio ventre era contro il suo. Le sollevai la gonna e stringendola sui fianchi la penetrai come mai non avessi fatto con nessun'altra donna. Il battere del cuore era così accelerato che lo sentiva ovunque.
Non aveva ancora conosciuto un piacere così. Se quello che aveva provato prima era piacere senza dubbio questa era felicità. Il paesaggio riapparve.
Da fuori il vento di primo mattino soffiava forte. Mi sentivo malfermo sulle gambe. Una timidezza sconosciuta mi blocca le parole. Avrei voluto parlare con lei non delle solite cose ma dalla distanza che ci avrebbe separato e semmai ci saremmo rivisti. Lei guardava il cielo e rimaneva silenziosa.
– Che cose pensi? – finii per domandarle.
– Non penso affatto.
– Perché?
– Sono felice.
– Credi che ci ritroveremo ancora?
– Guarda il sole: sorge dal mare. Lo fa tutte le mattine.
La sua figurina, così com'era apparsa, scomparve nella nebbia dei giorni che seguirono quell'incontro ma, come il vento che apparentemente sembrava spegnere il fuoco, in realtà lo alimentava sempre più. E sempre più mi ritrovavo in preda ad una sorta di ubriachezza interiore.
Mi ritrovavo terribilmente inquieto. L'immagine di lei avrei voluto cancellarla dalla mente, dalla pelle, dal naso, dalla bocca ma, ogni volta erano quelle stesse sensazioni che si concentravano in una sola parte del corpo. Tornavo ogni sera a casa quasi senza far rumore.
Indossavo il pigiama e per un po' mi guardavo allo specchio.
Il volto sembrava tranquillo soltanto che, da dentro, una strana luce brillava dagli occhi quasi fosse stata una luce diabolica. Poi ogni notte arrivava sempre più inquieta, più prepotente e molte notti rimanevo sveglio ossessionato dalle visioni del corpo nudo di lei. Quante volte di notte mi svegliavo col fiato mozzo. Non facevo altro che accarezzarla quasi a sentire ad una a una le rotondità del suo seno. Era l'odore del suoi odori che illuminava i miei giorni e le notti. Lei che aveva fatto di me un felice e un disperso nel suo stesso ricordo. Un disperato nelle sue stesse speranze. Più notti mi cullavo con i fantasmi di quel momento passato. Avrei mai potuto sperare in una vita nuova, in una felicità diversa, intensa.
Magari mi sarei potuto vedere camminare, per le strade della città, assieme a lei per poi tornare a casa dove ad attenderci ci sarebbe stato un letto per abbandonarci ai piaceri dei sensi e dello spirito. Più volte sognai di fare l'amore con Nika. La ritrovavo di notte nuda nel mio letto e immaginavo già di sfiorarla in quell'attimo in cui si materializzava ai miei occhi. Allora l'amavo tra i lenzuoli del mio letto.
La possedevo esclusivamente per quel
suo profumo e niente di più.
Vera Ambra
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