Maurizio Cucchi
1. Confessione intima e poi non capisco la ragione di questo grattarsi insistente sul di dietro. Avrà a che fare (visto l'arrossamento, i foruncoletti…) con altri sintomi del genere (viscerali, di solito, infiammazioni)? Prendo la pomata. ', '
E intanto chi mi vede fa il di più. Che mi scoccia, con l'umido e tutti i fatti miei e le telefonate alla cabina, e il riscaldamento che non va: ho i piedi sporchi, luridi. Giù da basso stanno manovrando in quattro con la caldaia a pezzi. Figurati se ho voglia di scoprirmi… Chissà perché ieri sera a letto, spenta la luce la testa ficcata nel cuscino, avrei giurato di sentire come un cric crac di là, in cucina E allora volevo svegliarti, toccarti dentro, dirti: "Cosa sarà, non senti?" Poi ho capito che eri tu, nei tuoi affanni di respiro, prima del sonno. Quando saremo morti potrà raccontare: "Mi portavano sempre il torrone . Ma io facevo fatica a masticarlo. Sa, per via dei denti…" Tutto ciò forse presume sottintesi. Non saprei dire.
2. Da Stazione Paradiso
Dipingerò come un cinese anch'io la morte del fiore sulla terracotta con un tratto lieve sul bianco candido della tazza: ultimo meccanico approccio… ma forse godremo domani di ancora più fresche speranze: c'è un'ora del giorno o dell'inverno-credimi- in cui le palpebre si abbassano
dinanzi all'affiorare dell'acqua più serena: ho messo solo un piede dove comincia l'ombra e mi ha succhiato tutto!
3. da Donna del gioco Il padre che mi parlava era un ragazzo dal largo sorriso e aveva gli occhi che hanno già imparato rifugio lui ristoro mio pensante che riempie la mia sorte. Non ti ho tradito ma non ti sogno più e se mi sogno mi sogno col tuo viso sul tuo torace mi ergo nella tua mano mi fido con te la folla si spalanca. Sii maledetto tu che sai fare e non sai fare sono un bambino ignavo che non si vuole alzare.
4. '53 L'uomo era ancora giovane e indossava un soprabito grigio molto fine. Teneva la mano di un bambino silenzioso e felice. Il campo era la quiete e l'avventura, c'erano il kamikaze, il Nacka, l'apolide e Veleno. Era la primavera del '53, l'inizio della mia memoria. Luigi Cucchi Era l'immenso orgoglio del mio cuore ma forse lui non lo sapeva. 5. Da L'ultimo viaggio di Glenn Cerco nuovi percorsi a minime distanze, oltre le solite muraglie. Percorsi sottili di ragna nel piano paziente e leggero che solo a fili pare che s'intrichi. Infiorescenze, terra, pulizia intatta. Qualcuno fa i suoi passi, si allontana e pure è sempre lì.
Scheda a cura di Raffaele Piazza
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