Luis Cernuda
La visita di Dio
Nato a Sevilla nel 1904 (morì a Città
del Mexico nel 1963) Luis Cernuda, muovendo dai modi di Bécquer,
esordì con versi di grande intensità lirica il cui motivo centrale è
il conflitto tra sogno e realtà: Profilo dell'aria (Perfil del aire,
1927). Le poesie scritte dopo la guerra civile, quando Cernuda fu
esule in america, hanno una più profonda amarezza e una maggiore
componente stoica e metafisica: La realtà e il desiderio (La
realidad y el deseo, 1936), Le nubi (Las nubes, 1943), Come chi
attende l'alba (Come quien espera el alba, 1947). Ha scritto anche
racconti, prose liriche (Ocnos, 1942), saggi.
È trascorsa metà della mia vita.
Ancora regge il corpo e girano le voci sonando
con incanto appassito al mio orecchio, ma i
giorni leggeri andarono lontano; dell'amore non
restano che pallidi ricordi. Come il villano,
vedendo perduto il suo lavoro, rivolge al cielo
gli occhi aspettando la pioggia, anch'io voglio
aspettare in quest'ora confusa pianto divino che
ravvivi il mio raccolto.
Ma nel profondo fisso resta lo
scoramento, come ospite oscuro dei miei sogni.
Si può forse sperare? Tutto fu dato all'uomo
per distrazione effimera dell'esistenza; a nulla
egli può unire l'ansia sua che reclama una pausa
d'amore tra la fuga delle cose. Vano sarebbe
affliggersi del lavoro, la casa, o gli amici perduti
in quella gran faccenda demoniaca della guerra.
Sono nella città alzata per suo
orgoglio dal ricco, dove occulta miseria canta
per i cantoni o mostra quadri ch'empiono di
lacrime i miei occhi. E mordendomi i pugni con
tristezza impotente riconto mentalmente le mie
scarse monete, perché un pezzo di pane qui e
qualche vestito richiedono maggiore sforzo per
ottenerli di quello degli eroi antichi che
vincevano mostri, rompendo incanti con la
lancia.
La rivoluzione rinasce sempre
come fenice fiammeggiante nel petto ai
disgraziati. Questo è ben noto al ciarlatano
sotto gli alberi delle piazze, e la sua bava
argentina, il sonaglio sonoro, fischiando tra le
foglie affascinano il popolo robusto e ingannato
con maligna eloquenza. E canzoni di sangue cullan
la sua miseria.
Dal mio dolore comprendo che
altri infiniti soffrono, uomini silenziosi ai
quali manca l'ozio per avventare al cielo il loro
tormento. Ma non posso copiare il loro energico
silenzio: m'è d'aiuto e conforto la voce, privo
di terra e d'amico, nell'intima solitudine di
colui che non stringe nulla più tra le braccia,
soltanto l'aria intorno, come una nave quando
s'allontana sul mare.
Dove sono andate le vecchie
compagne dell'uomo? Le mie orditrici di
progetti, le mie tessitrici di speranze son
morte. I loro aghi e matasse riposano polverose
in un angolo, senza la melodia del lavoro. Come
un'ombra appartata lungo il corso dei giorni, vo
ripetendo gesti e parole mentre lontano ascolto
l'immenso sbadiglio dei secoli passati.
Il tempo, questo bianco deserto
illimitato, questo nulla che crea, minaccia gli
uomini e con luce immortale s'apre ai desideri
giovanili. Alcuni vogliono afferrare pazzamente
il suo magico riflesso, ma lo scongiurano altri
con un figlio offerto nelle braccia come vittima,
perché di nuova vita si mantiene la vita
come l'acqua dell'acqua lagrimata dagli uomini.
Ma te, Dio, con che ti placheremo?
La mia sete eri tu, tu fosti il mio amore
perduto, la mia casa rotta, la mia vita
travagliata, e la casa e la vita di tanti come
me alla deriva nel naufragio di un paese.
Costruiti di carte, uno dopo l'altro cadevano i
miei poveri paradisi. La tua mano alzò il vento
che li andava abbattendo e sulle loro spoglie,
nel profondo abbandono, nell'intimo vuoto, mi si
leva ora innanzi la nube che occulta la tua
presenza?
Non colpire adirato il mio corpo col
fulmine; se non sei tu l'amore, chi lo sarà nel
tuo mondo? Abbi pietà alfine, ascolta questo
murmure che innalzandosi giunge come un'onda
ai piedi della tua divina indifferenza. Guarda
le tristi pietre che portiamo già sulle nostre
spalle per seppellire i tuoi doni: la bellezza,
la verità, la giustizia, il cui desiderio
impossibile tu solo eri capace di suscitare in
noi. Se oggi esse morissero, dalla memoria ti
cancelleresti come un sogno remoto degli uomini
che furono.
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