Luis Cernuda

 

Sebbene di ascendenza francese e gagliega, è da considerarsi, per la qualità della sua poesia, al pari dei fratelli Machado, di Jiménez, di Lorca, di Alberti, di Aleixandre, Prado e Altolaguirre, poeta andaluso.

A Siviglia trascorre l’infanzia e la prima giovinezza; all’Università ha per maestro il grande poeta Pedro Salinas. Più tardi è lettore in Francia e allo scoppio della guerra civile, nel ‘36, torna a Madrid per partecipare alla lotta. La tragedia che strazia la Spagna è sofferta intensamente da Cernuda; non diversamente da Antonio Machado, e dallo stesso Neruda, egli vede nella lotta lo scontro di due mondi sostanzialmente diversi: da una parte l’eterna, l’immortale reazione spagnola, che vive sempre, tra ignoranza, superstizione e intolleranza, in un suo medioevo", dall’altra le forze di una Spagna nuova e giovane, aperta alla vita, la cui ora sembra esser giunta.
Dopo la guerra la vita di Cernuda si consuma in un tormentoso esilio, dapprima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti e in Messico, dove muore nel 1963.

La sua opera poetica, tormentata da una struggente nostalgia della patria perduta e da un raggelante sentimento di orfanezza, segna uno dei momenti più alti della lirica spagnola. Da PerfiI del aire, a La realidad y el deseo che, nelle sue varie edizioni, raccoglie tutta la sua produzione poetica, fino al 1956, a Desolaciòn de la quimera, ultima raccolta, pubblicata nel 1962, si esprime una grande passione umana, il tormento di una problematica che accentua il clima di solitudine, al segno, tuttavia, della tenerezza. I grandi temi che scuotono l’uomo, le sottili inquietudini del nostro vivere, le permanenti pres&ize sentimentali che allontanano la " poesia pura", vivono nella poesia di Cernuda di una loro vita autonoma e originale, che dà tono inconfondibile alla sua creazione.

 

La guida migliore, per chi voglia seguire e interpretare le vicende della vita di Luis Cernuda, è l’Historial de un libro (raccolto in Poesia y literatura, 1960), nel quale il poeta narra le vicende del libro — La realidad y el deseo — scritto lungo il corso dell’intera sua esistenza.

 

Nato a Siviglia il 21 febbraio del 1904, Cernuda, sebbene i nonni fossero francese l’uno (il materno) e l’altro gagliego (il paterno), per la qualità della sua lirica può ben essere considerato poeta andaluso; né si osserva questo a caso: nel nostro secolo, sivtgliant erano i fratelli Machado ed è Aleixandre; andalusi, R. Jiménez, Lorca, Alberii, Prados, Altolaguirre, il fiore della grande poesia spagnola del novecento.

 

A Siviglia Cernuda trascorse l’infanzia e la prima giovinezza e frequentò l’università, dove fu alunno di Salinas, al quale, per sua confessione, dovette molto: dovette i suggerimenti, lo stimolo, che, per orientare un giovane e deciderne il destino, possono essere tutto. In quel periodo, le sue letture erano spagnole, e tutte essenziali: Garcilaso, Fray Luis de Leòn, Gòngora (gli dedicherà più tardi una poesia, in cui difende la memoria del vecchio Gòngora sdegnoso dei suoi simili e solitario, contro le incomprensioni e i dispregi dei suoi contemporanei e degli eruditi ciechi alla sua grandezza), Lope, Quevedo, Calderòn; per consiglio di Salinas, lesse Baudelaire, Mallarmé (che trovò, sempre, di una "bellezza senza eguale"), Rimbaud; e le letture si ampliano ancora: Reverdy, Lautréamont, Gide, Schopenhauer, Nietzsche. Nel 1927 esce il primo libro, Perfil del aire, come quarto supplemento della rivista Litoral, che facevano a Malaga Emilio Prados e Manuel Altolaguirre. L’anno dopo va a Madrid, dove f requenta Vicente Aleixandre e Lorca.

 

Tra il ‘28 e il ‘29, è lettore di spagnolo a Tolosa e conosce Parigi.

 

Con Donde habite el olvido, scritto fra il ‘32 e il ‘33, si consuma, nell’opera di Cernuda, l’influenza del surrealismo; il poeta dichiara la sua insofferenza della " poesia pura " (la poesia deve contenere tutto). Nel ‘35, in collaborazione col poeta tedesco Hans Gebser (al quale si deve un Rilke in Spagna), traduce Hòlderlin, per le edizioni di Cruz y Raya; l’anno dopo appare La realidad y el deseo. Siamo alla vigilia della guerra civile; nel ‘36 Cernuda è di nuovo a Parigi, poi torna a Madrid.

 

La sua reazione di fronte alla guerra non è dissimile da quella di Antonio Machado. Ecco le sue parole: "Nude faccia a faccia vidi, da una parte, l’eterna, l’immortale reazione spagnola, che vive sempre, tra ignoranza, superstizione e intolleranza, in un suo medioevo; e, dall’altra (io in pieno wishful thinking), le forze di una Spagna giovane la cui occasione sembrava giunta". Nella bufera, il poeta costruisce ancora la sua realtà: "Nelle notti dell’inverno tra il 1936 e il ‘37, udendo il cannoneggiamento nella città universitaria, a Madrid, leggevo Leopardi

 

Nel ‘38 Cernuda può lasciare la Spagna per l’Inghilterra, dove vivrà da esule quasi dieci anni, nel Surrey, a Glasgow, a Cambridge. Sebbene più di un aspetto del paese che lo ospita gli spiaccia, un principio di quiete si fa strada nel suo spirito: "Una certa calma malinconica venne invadendomi, e apparendo nei versi scritti allora, dopo la bufera della guerra civile. Làzaro volle esprimere quella sorpresa disincantata, come se, dopo esser morto, io tornassi nuovamente alla vita". E le letture, Shakespeare, Blake, Keats: "Imparai molto dalla poesia inglese, senza la cui lettura e il cui studio i miei versi sarebbero oggi un’altra cosa... Qualcosa che imparai ancora dalla poesia inglese, specialmente da Browning, fu il proiettare la mia esperienza emotiva sopra una situazione drammatica, storica o leggendaria, come in Làzaro e El César ".

 

Nel 1940, mentre Cernuda si trova a Glasgow, esce in Messico, a cura di Bergamin, la seconda edizione di La realidad y el deseo. Cernuda scrive Como quien espera el alba. Lettura della Bibbia, delle conversazioni di Goethe con Eckermann e della corrispondenza tra Goethe e Schiller, di Kierkegaard. Comincia Vivir sin estar viviendo.

 

Nel ‘45 è a Londra, all’istituto spagnolo; ormai non desidera più tornan in patria "A poco a poco si consumava là separazione spirituale tra la Spagna e me"), e quando nel ‘47 gli si offrirà l’occasione di recarsi negli Stati Uniti Cernuda lascerà l’Europa. Dal 1947, ha vissuto e scritto tra gli Stati Uniti e il Messico, paese che ha suscitato sul suo spirito un fascino singolare e dove è morto alla fine del 1963.

 
Luis Cernuda

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