Luigi Capuana Il marchese di Roc Luigi Capuana Il marchese di Roccaverdina', '2004-07-10 00:00:00', '

Luigi CapuanaÈ certamente l\'opera maggiore di Luigi Capuana.
Il romanzo apparve per la prima volta in 22 puntate, incompleto, sul giornale «L\'Ora» di palermo e fu pubblicato in volume dall\'editore Treves di Milano nel 1901, quando l\'autore aveva 62 anni. Ma il progetto del romanzo compare citato per la prima volta in una lettera dell\'autore a Verga nel 1881 (febbraio) col nome di Donna Verdina. Varie stesure precedono l\'opera finita. Di ciò vi è ampia testimonianza nel carteggio tra Verga e Capuana. Addirittura vent\'anni separano l\'abbozzo o la prima ideazione dal prodotto finito. Durante un così lungo periodo mutano le idee dell\'autore e i suoi orientamenti letterari. Nel 1881 Verga e Capuana erano impegnati a sostenere reciprocamente il rispettivo lavoro nell\'affermazione dei canoni del naturalismo - o verismo, o realismo, che avevano, insieme, importanto in Italia dalla Francia.

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Canoni fondamentali del verismo: l\'osservazione della realtà, l\'oggettività, il distacco dell\'autore dalla materia trattata (impersonalità). A scopo di sperimentazione, per osservare un\'umanità non livellata dal comune progresso, il verismo sceglie, nella sua fase di crescita, cioè di superamento dei limiti romantici, sia il metodo che, in parallelo, i temi dell\'ambientazione fra gente povera, bassa, moralemnte misera, dove sono di casa il delitto, la trasgressione, l\'abnormità patologica. Questo è comune con i francesi anche presedenti a Zola (da Balzac a Sue).
Nel marchese lo sperimentale e il popolare di ispirazione zoliana si connotano non in un popolo metropolitano, quale si trova nei bassifondi di Parigi, ma nella provincia siciliana. La Sicilia contadina e piccoloborghese che è e resta l\'esperienza dei veristi italiani.

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Per Zola il rimorso di Thérèse raquin è «semplice disordine organico» da studiare come tale. Principio del Taine: «le vice et la vertu sont des produits comme le vitriol et le sucre».
La crisi del romanticismo (della spiritualità romantica) sorge dal contrasto perenne tra Naturalismo e Spiritualismo.

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Scrive Francesco De Sanctis: «la forma del realismo è questa, ch\'ella sia corpulenta, chiara, concreta, ma tale che ivi dentro traspaiano tutti i fenomeni della coscienza. L\'uomo deve fare, non dire, quello che pensa. Ma nell\'azione dee trasparire il suo pensiero, come nei moti dell\'animale traspare il suo istinto. Questa è la forma obiettiva, la vita delle cose. L\'artista è cpme il grande attore che oblia sé e riproduce il personaggio tal quale la natura lo ha formato.

Il realismo italiano è dominato da una grande figura: quella di Giovanni Verga, ma per una comprensione viva e vera del periodo tra il 1880 e il 1900 non possono essere dimenticati i narratori provinciali, i bozzettisti, dalla Serao al Fucini, dal Capuana al De Roberto, dal Giacosa - il Giacosa di Tristi amori e di Come le foglie - a certe cose del Di Giacomo e del De Marchi. Questo è il verismo italiano. Il fondo costante dei nostri narratori fu provinciale, cittadino o paesano: e bene ha osservato il Russo che «converrà piuttosto chiamare provincialismo il movimento veristico che si ebbe in Italia e che, per essere necessario, continuò nel suo sviluppo al di là del termine cronologico della fugace moda letteraria; tanto che, ancora oggi, molti dei nostri migliori narratori viventi si fanno interpreti del piccolo mondo della provincia.»

Il Capuana, il De Roberto, il Verga accompagnarono le loro opere con dichiarazioni programmatiche.

L\'impassibilità dell\'artista nei veristi italiani è ben diversa dalla fredda, deterministica visione di cause e di effetti che è costante nei narratori naturalisti francesi: «il determinismo verghiano si è improvvisamente allargato; non è più la gretta materialità dell\'ambiente e della razza che opprime i protagonisti dei racconti verghiani ma assai più grandiosa e oscura divinità che può chiamarsi il destino e che pesa su tutto, sugli uomini e anche sulle cose, e che è come l\'eterno limite di tutte le aspirazioni umane» (Luigi Russo).
Un afflato etico, una interna partecipazione del narratore alle vicende e alle figure da lui rappresentate è vivo in tutti i provinciali: il colorito dialettale e regionale dei nostri veristi è il segno della loro adesione alla vita reale, alla vita degli umili, dei derelitti. Un aspetto fondamentale del realismo letterario europeo - e del nostro verismo provinciale - è il fatto che la realtà quotidiana venga, anche nei suoi aspetti più consueti e grigi, assunta a motivo di narrazione e di rappresentazione così come il fenomeno della assunzione di figure modeste e comuni - appartenenti al terzo e al quarto stato - a protagonisti della narrativa. Alla lirica si sotituisce la prosa di romanzo, alla descrizione di una società soddisfatta e serena la drammatica rappresentazione delle miserie e dei dolori del vivere quotidiano, la enunciazione dei problemi e dei contrasti sociali.

Questo orientarsi verso forme di vita più torbide e morbose e verso le situazioni psicologiche più complicate ed eccezionali non è forse un ulteriore sviluppo della malattia romantica? (questo nel versismo borghese patologico di Olindo Guerrini o degli scapigliati).

Realismo nella letteratura narrativa (altri: nella lirica - nella letteratura drammatica).
Domenico Magrì: «il verismo o naturalismo voleva un\'arte che fosse pura e semplice, diremmo fotografica, riproduzione della realtà (il che, mentre è praticamente impossibile, è anche esteticamente insostenibile, perché l\'arte è tale solo quando porta il suggello della personalità creatrice) e, sotto l\'influsso di contemporanei orientamenti politici e sociali, tendeva quasi esclusivamente alla rappresentazione della vita delle classi più umili, colta nei suoi aspetti più tetri, laidi e ripugnanti.
In Italia il verismo ebbe un appassionato sostenitore in Luigi Capuana il quale ne bandì i priincipi nei suoi scritti di critica e cercò di attuarli in romanzi (Giacinta, Il marchese di Roccaverdina) e in novelle (Le appassionate, Le paesane), ondeggianti tra la rappresentazione documentaria di aspetti della vita regionale e l\'indagine psicologica di stati d\'animo eccezionali e morbosi, considerati - secondo i princìpi allora imperanti - come manifestazioni oscure di tare e di forze fisiche.»
Per Magrì in Verga «le preoccupazioni veristiche si possono avvertire talora nella eccessiva secchezza dello stile, che vorrebbe quasi rendere letteralmente il modo di esprimersi dell\'umile volgo e che tende pertanto a sostituire alla narrazione il dialogo; talora altresì nell\'insistenza soverchia sui minuti particolari e su aspetti caratteristici di vita paesana, che potrebbero far pensare ad un interesse regionalistico e folcloritico. In realtà però il Verga supera il verismo ed il regionalismo perché nei suoi capolavori si avverte ovunque la presenza del suo spirito creatore, che avviva e fonde la materia sollevandola ad un significato universalmente umano; che accompagna e sottolinea le amare vicende dei suoi personaggi con una compassione fraterna e virile.» Il limite che fa di Verga autore fra i grandi della letteratura nazionale ma non di quella universale è una certa angustia che sta nelle sue concezioni conservatrici più che nei suoi “pregiudizi” veristici.

Verga e Capuana sono conservatori come i galantuomini alla cui classe appartenevano.

Per fare e rifare Il Marchese di Roccaverdina, probabilmente l\'opera più importante della sua vita, Luigi Capuana impiegò non meno di vent\'anni. PRIME CITAZIONI NELLE LETTERE A VERGA - LAVORO RIPETUTAMENTE LASCIATO E RIPRESO - PUBBLICAZIONE A PUNTATE SU L\'ORA - PUBBLICAZIONE DI TREVES NEL 1901

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Biografia di Luig Capuana
www.cormorano.net/ catania/cultura/capuana.htm

', 0, 524, 2, '', '', 0, '', 0, 0, 0, 0, 0, ''); INSERT INTO `nuke_stories` VALUES (365, 28, 'redazione', 'Faggeta di Marradi, 6.48', '2004-07-11 00:00:00', 'La notte non è ancora finita ed il giorno deve ancora cominciare sui Monti di Faggeta. L\'aria è fredda e immobile e una nebbia leggera si alza lentamente dai campi.', '

Non si odono rumori in lontananza, solo il vento leggero del mattino. Il sottile velo bianco si sposta dalla piana sconfinata, immemore, la foschia notturna sembra fumo della terra, arriva alle case di Castelluccio, piccolo borgo radicato nei monti, abbarbicato a dominio della piana, lascia piccole gocce di rugiada sui tetti di coppi vecchi, sui muri di pietra, sulle strade, sui covoni di fieno coperti da teloni di plastica.

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Intorno alla piana stanno le montagne, immobili, abbracciano i prati che si intravedono tra le prime luci dell\'alba, non hanno colore, un lieve bagliore esita alle spalle del monte, tra poco sarà giorno, ma la luce tra lusco e brusco lascia intravedere un mondo di transizione che esiste soltanto tra notte e giorno.

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La scena è dominata dai possenti contrafforti del monte: La cima è coperta da nuvole minacciose provenienti da Est, bloccate sul monte dai venti di terra; Lungo le pendici scoscese, lingue di neve scendono nei canaloni fino ad arrivare sopra i campi neri della notte.
Il paese, abitato soltanto da pastori e da qualche contadino, è ancora lì che dorme; Solo qualche casa ha la luce accesa all\'interno, sono luci fioche, soffuse; così su due piedi non si può dire se le case sono abitate oppure no. Solo sui muri delle case si possono ricordare i tempi che furono.
Frasi ironiche, scherzose, ma a volte terribili, sono state scritte con la vernice sulle facciate degli edifici che guardano la piazza. La notte svanisce nella luce incerta del mattino, l\'alba è ancora lontana, ma un chiarore pervade il cielo verso Collina di Frasca.

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Questo è il momento più strano della giornata perché niente è definito, colori, forme, figure... esistono solo ombre, essuna certezza, ma l\'attimo dura poco, il giorno è la certezza che arriva, la luce riempie i contorni delle cose, nel giro di poco tempo tutto è ormai formato. L\'alba è un momento stupendo in cui tutto è possibile e la realtà non ha ancora preso il sopravvento. Tra le ombre e l\'incedere del giorno, ogni attimo è più luminoso del precedente e fantasmi di ricordi, amori perduti, sogni mai sognati affollano la piana sconfinata.

 Hera
Da Marradi (Alta Valle del Senio) with Love..

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