Le parole della poesia
Il grande filosofo Martin Heidegger in “Sentieri interrotti”, rifacendosi ad un passo dell’elegia di Hölderlin “Pane e vino” in cui il poeta si domandava “…e perché i poeti nel tempo della povertà?”si poneva la stessa domanda, cioè quale fosse il senso della parola in un mondo che sembra non dare il giusto valore alla parola, un mondo come il nostro in cui prevale il frastuono, stordito dalle luci e dalle immagini, inebriato dalla velocità, condizionato totalmente dalle leggi economiche e di mercato.Il ritmo della vita è diventato sempre più sfrenato e sregolato, incontrollabile e vizioso. In questo vivere vorticoso e frenetico, trova spazio soltanto ciò che è immediatamente utilizzabile. Le parole della poesia sono invece lente, appartate, lontane dal vortice che ci assale. Sono il frutto di profonde riflessioni o di illuminazioni che sembrano restare isolate dal “logorio” della vita moderna.Poi che spazio ha la poesia nell’era di Internet, nella comunicazione massificata. Così si dimentica che la poesia canta la vita (come afferma Mario Luzi) ed è su questo terreno che essa di misura. Non è mai stata un genere di “largo consumo” e non ha mai cambiato “il corso della storia” come afferma Valerio Magrelli, ma in qualsiasi tempo ed ancora adesso, nell’era della globalizzazione, la poesia raccoglie, custodisce, testimonia i battiti del tempo umano. Reiner Maria Rilke scriveva nelle sue “Elegie Duinesi” che la poesia è “la calda fuggitiva onda del cuore”.La poesia si fonda sull’uomo, sulla sua capacità di comunicare. Se riteniamo che non ci sia più neanche il dialogo, dovremmo anche smettere di scrivere. Adesso non si fa altro che parlare di idee, progetti, piani di lavoro, programmi, proposte: un mondo che cammina con tanta demagogia e con un populismo impressionante. Bisognerebbe ritornare alla “lenteur” e alla “douceur”.A Stephan Mallarmè un pittore disse “Ho tante idee, potrei scrivere tante poesie”. Egli rispose che la poesia non si fa con le idee, ma con le parole e, aggiungiamo pure, con le doppie, con le sillabe, con tutta la sostanza che abbiamo dentro. Su questo delicato problema si sono espressi a suo tempo anche Montale (“la poesia può diventare invisibile in un paesaggio culturale di esibizionismo televisivo”, Roboni, Conte (che ha cercato chi ha tradito la poesia: gli intellettuali truffaldini, borghesi e corrotti), Vassalli (che accusa i poeti di tralasciare con i loro versi le cause più disparate: quella palestinese, israeliana, ecc.).Credo, come sostiene G. De Rienzo, che nella storia della letteratura, non sono i generi a tramontare, “sono gli scrittori a dare forfait”. La poesia può vivere anche una vita grama, ma è come quella di quei fiumi sotterranei che all’improvviso spuntano non si sa dove con tutta la loro forza. Nicola Berti |