La vita inautentica negli scritti di Daniele Boccardi
Ha fatto in tempo a lasciare un segno indelebile nella storia, Boccardi. A Lecce una giovane si è laureata con una tesi dedicata allo scrittore: "La vita inautentica negli scritti di Daniele Boccardi", di cui è stato relatore il professor Giovanni Invitto, docente di Filosofia all'Ateneo.
Proprio Invitto era stato tra i primi, a livello nazionale, a riconoscere l'inconsueta profondità della riflessione di Boccardi, pubblicando già nel 1994 alcuni brani di "Lanx satura", raccolta solo parzialmente edita di aforismi filosofici sulla rivista da lui diretta, "Segni e comprensione". Suggestiva, in conclusione della tesi, la lunga citazione della lettera che Robert Pirsig, scrittore-filosofo americano, da Daniele intensamente studiato, ha scritto al padre Giancarlo. La tesi di laurea, per chi volesse leggerla per intero, è disponibile alla biblioteca comunale "Badii" di Massa Marittima. "Che il treno sia partito/non più che da un minuto / Che il libro che ti manca / non abbia la ristampa / Che l'ospite si alzi / da tavola scontento" - sono questi, per il poeta, gli auspici per la vita quotidiana, che aprono la raccolta di scritti filosofici e poetici di Daniele Boccardi, raccolta che ha titolo "Confidenza con la notte". I difficili, sofferti tentativi di narrazione sono spinti verso la possibilità di tendere all'estremo il linguaggio, in modo da trovare, scorrendo la sua rete complessa, avvolgente, la maglia che non tiene, quella che ci permette di uscire fuori dal suo velo e di contemplare coraggiosamente il volto della realtà stessa, nella sua totalità, immediata. Quel punto "degli estremi", dove le cose, con terribile magia, "si rovesciano". Realtà immediata, dicevamo, e, per questo, immedicata. "Voglio uscire dal linguaggio!" dice a se stesso Boccardi. La maglia che non tiene è infatti anche, e soprattutto, una ferita profonda, che resta aperta, un maggior grado di sensibilità, una lacerazione che si riflette sulla vita stessa: guardando al di là, l'esistenza appare come la necessità di contemplare la notte senza perdervisi, di addomesticare il niente, la mediocrità, l'equivoco, di rassegnarsi, ascoltare il buon senso, di fingere, con intelligenza, magari, di non vedere quello che oltre la lacerazione si vede, mettendo una pietra definitiva sul velo.
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