Specchi
di Carta, Riflessi di Seta alla Feltrinelli di Mestre
Intervista di Vera Ambra a Franco Zarpellon
– Questo primo semestre lo hai chiuso il 25 giugno con una nuova
presentazione del tuo libro “Specchi di Carta, Riflessi di Seta”
alla Feltrinelli Libri e Musica di Mestre la raccolta. Come è
andata?
Per me bene; non dovrei però essere io a dirlo, bensì il
pubblico. Credo che la formula che abbiamo adottato per questa
stagione, Talking, Reading e Performance,
sia comunque stata realmente apprezzata.
– In cosa consiste questa formula
Quello che abbiamo fatto è avere costruito un evento che
utilizzasse i racconti come fil rouge attorno
al quale si potessero esprimere più voci, con una unica motivazione;
divertire divertendoci. E per questo un ruolo importante è stato
giocato da quattro ragazze amanti del teatro.
– Teatro in Folle?
Sì, Teatro in Folle (http://teatroinfolle.netsons.org/).
È una compagnia veneziana di teatro di strada, le cui
protagoniste sono appunto quattro ragazze dai diciassette ai vent’un
anni: Elena, Claudia, Camilla e Irene. Il loro aiuto è stato
fondamentale sia nella lettura a una o più voci dei racconti, sia
per la capacità che hanno avuto di trasformare il testo dei racconti
in un corto teatrale. E anche in quest’ultima presentazione le loro
performance sono state realmente apprezzate.
–
E i relatori?
Toni (ndr: Toni Marra, Delegato alla Cultura della Municipalità
di Mestre-Carpenedo) e Andrea (ndr: Giovanni Andrea Martini, Docente
e Direttore del VideoConcorso Pasinetti) si sono prestati ad
accompagnarmi con la loro critica anche in questa occasione. Quello
che mi colpisce è come, in ogni nuova occasione, emergano sempre
delle tematiche e delle sfaccettature nuove dei racconti della
raccolta con cui confrontarsi.
– Per esempio?
Andrea ha posto ad esempio in contrapposizione la mia scrittura a
quella di Ungaretti. Fa sempre un certo effetto essere posti in
confronto con dei grandi nomi, anche se come paradigma del
contrario. Sottolinea infatti Andrea che tanto è essenziale la
scrittura di Ungaretti, tanto la mia scrittura è una
rappresentazione precisa e analitica della realtà, che indaga
all’interno dell’animo umano e che da, attraverso la proposta di
personaggi diversi, una lettura della realtà che non sempre è
semplice ed immediata. E il confronto con Ungaretti è proseguito
nella disamina del titolo della raccolta “Specchi di
Carta, Riflessi di Seta”, sottolineando la scelta precisa
di mantenere in copertina i titoli delle due sezioni e
contrapponendo la struttura del titolo a quello di una delle prime
raccolte di poesie di Ungaretti “Allegria”,
sintesi dei titoli delle diverse sezioni “Il porto sepolto” e
“Allegria di naufragi”.
– Passando invece ai contenuti?
Mi ha colpito un’immagine che Toni ha sintetizzato
della raccolta, come un “gomitolo di racconti dal quale escono
quasi all’improvviso una serie di personaggi alle volte un po’ strani”.
Poi ha continuato insinuando che tutti questi personaggi sono un po’
me stesso e che in ogni racconto c’è un aspetto che mette a nudo la
figura dell’autore.
– E tu cosa ne pensi?
Credo che in fondo abbia ragione, anche se i racconti
dichiaratamente autobiografici sono solo due. Per altri racconti
invece, solo dopo averli letti e riletti più volte, mi accorgo come
effettivamente ci sia dentro un po’ di me stesso. E i passaggi
interpretativi di Andrea, Toni o altri che li hanno commentati
senz’altro mi aiutano in questa interpretazione.

– Sono stati commentati anche i singoli racconti?
Sia Andrea che Toni hanno esaminato alcuni dei racconti, in modo
incisivo ed efficace. Mi ha colpito in particolare il commento di
Toni al racconto “Fuori dallo schema”, che è un
po’ il racconto pivot della raccolta. Lo definisce infatti un
racconto angosciante, dove manca il respiro in quel gioco dei numeri
che viene portato avanti dal protagonista nel contare e ricontare i
tasselli del parquet e nel confrontare i risultati con il numero di
giorni dell’anno e con il numero degli anni e delle figure chiave
che hanno gravitato attorno alla sua vita. È una interpretazione
azzeccata di un protagonista che in modo quasi maniacale,
schizofrenico, è rimasto rinchiuso per tanti anni dentro al suo
mondo fatto di numeri, fino a che non trova la chiave per uscire
fuori dallo schema, e lì comincia a vivere.
– Ma i tuoi racconti non sono tutti così?
No, direi che ogni racconto è diverso da tutti gli altri, pur
essendoci dei rimandi di personaggi e tematiche fra i vari racconti.
Lo stesso Toni, in contrapposizione a “Fuori dallo schema”
ha portato come esempio “Artisti di strada”.
Tanto nel primo, dice Toni, c’è l’articolazione di una elaborazione
numerica, tanto nel secondo c’è la capacità di spaziare e volare
altro “che come lettori non può che farci piacere”.
Mi piace particolarmente questo commento.

– Di cosa parla “Artisti di strada”?
È uno dei due racconti della raccolta ambientati a Mestre, nato
nella piazza principale della città, piazza Ferretto. Questo
racconto ha iniziato a prendere forma un giorno che passando in
piazza avevo visto tre artisti di strada. Quello al centro giocava
con delle marionette e dei palloncini, quello sul lato sinistro
della piazza era soprannominato “Bob Dylan” e suonava la
chitarra, mentre quello sul lato destro era un giocoliere cinese
molto particolare. I primi due erano un po’ un’istituzione mentre il
terzo, quasi di passaggio, sembrava un intruso. Il racconto, scritto
con la tecnica del flusso di coscienza (stream of
consciousness), propone i possibili pensieri di questi
tre personaggi e del loro essere o non essere in competizione fra
loro. Proprio in quel periodo “Bob Dylan” ha smesso di
esercitare in piazza e non lo si è più visto; il racconto cerca di
fotografare proprio questo ipotetico e sofferto addio alla piazza.
– Ci sono ancora questi artisti di strada?
Fino ad ora era rimasto solo l’artista delle marionette e dei
palloncini. Proprio durante la presentazione da Feltrinelli Toni ha
però annunciato che, in occasione delle attività estive promosse
dalla Municipalità, come apertura degli spettacoli ufficiali, verrà
riportato sulle strade di Mestre e in piazza “Bob Dylan” con il suo
repertorio di canzoni anni ’70 che, ha aggiunto Toni, “ci
ringiovanisce sempre”. A me piace pensare che proprio il
mio racconto abbia contribuito a spingere l’amministrazione comunale
a far tornare a Mestre questo artista di strada, che non ho mai
conosciuto personalmente, ma che spero di averne presto
l’opportunità.
– Restando in tema di artisti di strada, questo racconto
può essere considerato la chiave di lettura della scelta di
Teatro in Folle come ospite dei tuoi eventi?
Senz’altro sì. Io ho conosciuto Teatro in Folle e le sue
protagoniste solo all’inizio di quest’anno, cinque anni dopo aver
scritto quel racconto. Sembra però scritto proprio per loro ed è
stato il primo tra i racconti scelti da Elena (ndr: Elena Griggio,
regista di Teatro in Folle) per essere letto durante le
presentazioni. Spero di poter avere altre occasioni di lavorare con
queste ragazze che come sai ci hanno aiutato anche nella
presentazione a Mestre dell’antologia “d’Acqua è il mio
nome” e a cui ho dedicato proprio uno dei racconti
inseriti in questa antologia.
– Per l’estate, hai in previsioni altre presentazioni?
Vedremo, intanto sono stato invitato a Lorenzago di Cadore, a
partecipare ad una notte di lettura di poesie (e racconti) il 19
agosto, nell’ambito della manifestazione Lorenzago Aperta 2008
che si svolgerà dal 2 al 20 agosto, a cui non potrò di certo
mancare.
– Grazie Franco e arrivederci nelle dolomiti venete.
Grazie a tutti voi e un ringraziamento particolare a Gloria
Favaro, responsabile eventi della Feltrinelli di Mestre.
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