Giacomo Leopardi
Il poeta, nato a Recanati nel 1798 e morto a Napoli nel 1837, è stato uno dei più grandi poeti italiani. Dotato di ingegno precoce e di delicata sensibilità, incompreso dai familiari, crebbe in un ambiente chiuso e retrivo.
Ricevette la prima educazione dal padre e da istitutori ecclesiastici; ma si acquistò poi, grazie alla biblioteca paterna, una vasta cultura con uno "studio matto e disperatissimo", che gli rovinò la salute. In breve tempo acquisì una profonda conoscenza del latino, del greco, dell’ebraico e di alcune lingue moderne, tanto che a soli quindici anni scrisse una Storia dell’astronomia e a diciassette il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi. Nel 1819 cercò di andarsene da Recanati senza riuscirci; quindi scoprì dolorosamente "la vanità di tutte le cose", il "solido nulla". Tra il 1819 e il 1821 compose i primi idilli. Nel 1822 poté lasciare Recanati e trasferirsi a Roma, ma per lui fu una delusione e presto tornò al paese natio. Ripartì nel 1825, stabilendosi a Milano, Bologna, Firenze, Pisa. Nel 1828, rimasto privo di mezzi, dovette rientrare a Recanati, dove compose i grandi idilli. Tornato a Firenze nel 1830, grazie all’aiuto economico di alcuni amici toscani, conobbe Antonio Ranieri, che lo convinse a trasferirsi a Napoli con lui. Qui concluse la sua vita. Per il poeta gli uomini vivono in una condizione di infelicità e di dolore. In un primo momento egli ritiene che siano gli uomini responsabili dell’infelicità umana, perché si sono allontanati dalla Natura, vista come forza benevola e materna; in un secondo momento pensa che il male dell’Universo debba essere attribuito alla stessa Natura, indifferente e matrigna, identificabile con la crudeltà del destino. Opere: Poesia: I Canti; Prosa: Operette morali, Pensieri, Zibaldone, Epistolario; Traduzioni: Idilli di Mosco ed opere di altri autori.
|