Eros Penni: il vecchio
Tre anni fa pubblicammo un libro di
poesie dalla copertina blu con scritto "Eros Penni - le altre facce
dell'ozio". Sul frontespizio l'immagine di un albero del parco di
poggio, in seconda pagina, una piccola foto di un uomo con barba
capelli ricci e biondi che tiene teneramente in braccio un bastardino e guarda dritto in macchina.
Poi due righe; "Eros Penni è nato a Massa Marittima nel 1946
e qui è morto nel 1995. Autodidatta si è occupato prevalentemente di
matematica e filosofia. Ha scritto un libro inedito, dal titolo "Il
vecchio". Alle poesie raccolte in questo volume ha dedicato gli
ultimi mesi della sua vita".
Ecco, oggi riusciamo a pubblicare
"il vecchio." Eros ci perdonerà per il ritardo conoscendo bene noi e
il nostro concetto molto massetano di tempo. E mi perdonerà se mi
sento di dire anche altro rispetto alle scarne note che
accompagnavano la pubblicazione di allora.
Eros era veramente
una persona eccezionale, di quelle che non ne nascono più, di quelle
che non si capisce da dove son saltate fuori, e che quando se ne
vanno lasciano un gran vuoto e scopri tardivamente che tutti gli
volevano bene. Ma questo per quanto vero è retorica, inutile, e non
rende affatto l'idea dell' uomo e, suo malgrado, del
personaggio.
Eros in lambretta me lo ricordo come in un sogno che
ero bambino, allora lavorava in fabbrica al casone di Scarlino, ma
ben presto avrebbe come Jannacci portato le scarpe da tennis,
inseguito compagnie teatrali, cercato miglior fortuna come i nostri
emigranti di quegli anni nelle terre fredde del nord italico e
oltralpe, facendo sempre lavori duri, conoscendo ovunque una
umanità composita e sofferente, dignitosa e muta , ben presente nei
suoi racconti. Eros in estate all'ombra dell'albero del parco
di poggio che ti lasciava perché andava a casa a scrivere o a fare
un po' di numeri, che ti caricava in 5 0 6 nella 500 blu col tettino aperto per andare al lago dell'accesa a fare il bagno,
perennemente in piazza la sera e la notte a parlare con te e con
tutti mai sazio di vita e mai maldisposto, inventore di modi di
dire, cantastorie senza bisogno di lavagne, programma radio senza
necessitare di studio e antenne, ostinato nella ricerca dell'Amore
come del senso della vita, quanto generoso sino all'eccesso.
Eros
non ti diceva mai di no, si trattasse di riaccompagnarti a casa
lontano da massa col suo cinquino in perenne riserva fissa con la
possibilità di rimanere senza benzina nella notte in un'epoca senza
distributori automatici e cellulari, o di dividere vino e lumache
alla festa dell'unità mentre metteva in guardia me, ragazzo
infervorato degli anni 70', dalla caducità di quelle che sembravano
amicizie eterne destinate a cambiare il mondo. rnTanti anni dopo
gli fotocopiai le poesie battute a macchina che stava riordinando
prima che ci facesse l'ultimo brutto scherzo, e nella macchina mi
rimase un foglio giallino ove aveva scritto "..bimba di colori
vestiti / quando si romperà il cristallo limpido che ti fa sognare /
non cercare i frammenti tra le parole/queste contengono solo il nome
di ciò che rimane in te".
Stefano Pacini
Eros Penni
Un poeta da non dimenticare è Eros Penni. Nato a Massa Marittima nel 1946 e qui è morto nel 1995. Autodidatta, si è occupato prevalentemente di matematica e fiolosofia. Ha scritto un libro, inedito, dal titolo "Il vecchio". Alle poesie raccolte ne suo volume "Le altre facce dell'ozio" ha dedicato gli ultimi mesi della sua vita.',
Muro
Muro che sembri cavallo, quando si spoglia la notte il suo corpo luminoso a poco a poco ti abbaglia il bambino seduto sopra sogna, gioca e galoppa più giù il vecchi o stanco pesa e sorride sulla groppa tutto giova alla mente ciuffi sparsi d'erba fanno pelo, la pelle fatta di calce sbiadita si arriccia qua e là e la becca il passero ti guarda l'occhio giallo del cielo corri libero senza sella su e giù per la collina ti pieghi a destra, a sinistra ma non cadi scendi, sali, ti impenni, scavalchi il fosso e sul cespuglio impaurito getti l'ombra che ti somiglia con canti d'uccello ti accompagna l'amico stradello non hai meta nessuno ti imbriglia, ti insegue la farfalla la pecora prova a salire ma più di tanto non si fida muro, muro cavallo che sulla groppa porti giovane, sorriso di vecchio, lucertola, ragno e farfalla la giornata ha fretta, prima o poi il bel sogno finisce e si ripone nella fantasia di bimbo nessuno ti ringrazia anche se più non galoppi il tuo corpo non fugge, rimane, dentro è fedele la forza che lo unisce muro cavallo pace e amore sono anche in te.
* Pozza
Luna patata luna patata la tua immagine ride e soffre nella pozza l'animale ti beve e si disseta uno specchio liquido non è il sé di ogni cosa l'uomo stanco di tutto ha faccia che ti somiglia guarda si specchia poi deluso scuote la testa ma trova solo una risposta che galleggia.
Preghiera La donna guarda il cielo e rinuncia al pane il bimbo lo prende, lo spezza e lo divide non ce la fa a mangiarlo davanti al corpo che muore di fame nel bosco un animale senza guardare il cielo all'altro che soffre lecca le ferite e lo allatta non si commuove l'uomo disperato implora ma a volte non ottiene la rondine sfama il piccolo che chiede se non c e chi ha bisogno non c e chi non dà né chi provvede speriamo che non sia sempre così.
L'uomo che scricchiola Una donna coperta di pelle vizza struscia i piedi per terra con la faccia che non si vede sceglie, rompe e raccoglie piegata i rami secchi che l'albero cede, poi li ammucchia e a mani vuote si allontana tra le ombre scure dallo stradello sale l'uomo con gli occhi senza luce ha braccia lunghe e stese pende all'indietro intirizzito, scricchiola e punta la faccia sulle cose che vede lo attrae subito il fastello sotto l'albero che respira affannato si avvicina lo raccoglie al petto e lo stringe con l'altra mano si gratta l'espressione diventa soddisfatta e si incammina nuovamente giù per lo stradello col mucchio d'ossa che scricchiola e di tanto in tanto si gratta tra le fronde il merlo e lo scoiattolo lo guardano silenziosi con gli occhi tinti dalla sera.
* FORZA
C'è una forza spinta nei secoli nessuno dl preciso sa perché achlnascenevienedatounpezzopersé da tenere dentro per dMderla con chi chiede peròseunoladàenericevepiacere signfficachesolointascalatiene per chi ci crede è una staffa misteriosa che prima o poi finisce forse un giorno quando l'ultimo di noi al suo proprietario la forza sgualclta restituisce.
* Naufrago
Il naufrago è ovunque e lancia il messaggio sperando che qualcuno lo raccolga anche oggi raffiche di voci vengono sparate nel cielo da cornacchie infrcddolite ma si fermano e cadono pesanti scomparendo più in là non ce la fanno da sole a forare il magico velo se non si esaurisce la scorta di immensità tutti aspettano l'uomo per lanciare il messaggio finale che unisce ma lui è dentro una bottiglia che galleggia, lo sa e lo capisce è incantato, continua a guardare solo quello che stupisce difficilmente trova chi lo raccoglie se non si accorge che c'è.
* Oblio
Immagini intirizzite si siedono in silenzio e ascoltano voci lavate, pulite e stirate recitano il bel canto nel cielo salgono note vestite a festa che guardano sotto senza pietà invece in fondo alla strada che esce dal niente c'è un carro che dicono porti all'oblio tutti si fermano facce vecchie scendono e altre nuove salgono si salutano ma non si dicono niente il rombo del tamburo s'arrampica sulle pareti contento mentre labbra soffiano espressioni, mani, braccia che si muovono formano rumori, suoni e colori senza volontà gente seduta guarda, beve, parla, ride e ascolta soddisfatta dell'oblio non v'è traccia forse questa come l'altra davanti a un altare cerca qualcosa che non ha fuori la natura canta con i suoi musici e un uomo dietro le sbarre se ne accorge.
* Ricordo Sulla collina di pietra l'erba umida e rada formava una grossa zucca pelata sopra c'era l'uccello che becca e gratta il volto coperto di terra non si vedeva ma il bambino giocando se lo immaginava e rideva ora quell'immagine dal tempo è stata strappata e il volto sotto terra ormai l'uomo non vede più perdona zucca pelata; sulla collina è sepolto senza un fiore il ricordo dite che nasce e muore forse un giorno il tempo ci restituirà il bambino e allora vedrai la tomba verrà trovata così l'uomo il fiore ti porterà.
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