La Gavotta data da un'epoca anteriore al
regno di Luigi XV e fu in voga dal secolo XVI fino alla Restaurazione.
Di tutte le antiche danze fu quella che ebbe esistenza più
lunga. Essa vide gli avvenimenti di oltre tre secoli: la notte di 5. Bartolomeo, l'editto
di Nantes, gli Stati Generali, la Convenzione, l'Impero e il ritorno dei Borboni.
Alla sua origine, la Gavotta era una specie di Branle "auquel, dice Thoinot-Arbeau,
il ne fault point enlever en l'air il fault la baiser, en f aisant soubz mesure binarie
plusieurs petits sault".
Il passo di questa danza differiva totalmente da quello
usato in epoche posteriori in cui essa subì delle variazioni nei particolari, sottostando
all'influenza del tempo e della moda.
I ballerini si tenevano in linea o in circolo; dopo alcuni
passi fatti simultaneamente un cavaliere e una dama si staccavano dagli altri ballando da
soli, si abbracciavano, poscia la dama andava ad abbracciare tutti i cavalieri e il
cavaliere tutte le dame; ogni coppia a sua volta lasciava il posto e faceva come la prima:
"Des l'instant qu'il y avait baisers donnés et recus, osserva acutamente il Celler,
cette danse avait chance de trouver des amate u r s".
Altra versione della Gavotta trovata jn un opuscolo del Settecento dice: "In questa
danza ci si affaccia donando un mazzolino di fiori o un fiocco". Questa danza è
stata in origine una derivazione del Branle.
La voce del Dizionario della danza commenta e descrive
questa figura: "il Branle è una danza che permette di passare a tutti i balli,
ovvero più persone danzano in cerchio tenendosi per mano donandosi delle oscillazioni
continuate e concertate, avendo dei passi convenientemente adeguati".
Le arie secondo il caso e la situazione accompagnavano
movenze di guancia a guancia.
Mentre dapprima la eadenza del passo seguiva rigorosamente la musica, sotto Luigi XIV, in
seguito la Gavotta si ballava controtempo e si divideva in tre ritmi: leggero, tenero e
ordinano. Il primo era quasi sempre impiegato nella cosiddetta "Gavotta tenera",
dopo il primo motivo e prima della ripresa.
La cadenza dei passi era assai difficile a regolare: essa
esigeva una grande bravura, a cagione della grandissima varietà dei passi. Sotto il regno
di Luigi XV la Gavotta fu meno in voga presso i privati perché quasi sempre impiegata sul
palcoscenico come danza d'azione. Troviamo delle Gavotte nel Balletto del Re composto da
Lulli per la Corte, di Gluck e di Méhul (Le Jugement de Paris) 1794.
Sotto Luigi XVI codesta danza ritornò in grandissimo favore alla corte e in società; è
noto che Maria Antonietta ballava la Gavotta e il Minuetto con inimit abile perfezione.
La Gavotta ovunque ha messo in rilievo sia le delizie della vita di Corte di Francia che
della Convenzione, (si dice che cominciassero a dettarne le regole in mezzo ai rottami del
vecchio regime).
Da quest'epoca la Gavotta riprese voga insieme ad alcune
altre danze riservate agli amatori, ma dal periodo del Consolato napoleonico in poi essa
ricevette un'importante modifica.
Secondo il Littré l'aria su cui si ballava la Gavotta era
a due tempi e un movimento moderato e grazioso, sovente gaio, a volte tenero e grave;
divisa in due riprese ciascuna delle quali cominciava col secondo tempo e finiva sul
primo, segnando le frasi e le pause di due in due misure.
La Gavotta, originaria, sembra, del paese di Gap (il nome
è tratto da quello degli abitanti della regione "Gavots") nel Delfinato. Al
tempo di Lulli era prediletta dai compositori di Conte.
Fece parte della suite, seguita da una seconda Gavotta,
come trio; nell'ordine dei pezzi veniva dopo la Sarabanda. Introdotta molto presto nella
musica strumentale, conservò il suo carattere di danza; nel XVII secolo fu diffusa in
tutta l'Europa.
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