Daniele BoccardiMorte di un viale
C'era una volta un viale lungo ed alberato. Di qua e di là, tigli maestosi incrociavano le fronde formando un tunnel ombroso pieno di grida di passeri, di odori, e, d'autunno, di uno scrocchiante tappeto. Ogni tanti tigli, una verde panchina anatomica in doghe di legno. Ai lati del viale, enormi marciapiedi. I tigli nascondevano il cielo e il sole, palazzoni brutti e vecchi, i panni tesi e serrande scrostate, le facciate scolorite. Le motoseghe ci misero niente a ridurre pieno di luce il viale; a mostrare l'indecenza intorno. I marciapiedi furono ridotti a misere passerelle; tolte tutte le panchine e tutti i vecchi che le popolavano. Ai piedi dei tigli i polloni nascondevano bisognini di cane e scaracchi di vecchio; ora è necessario uno slalom speciale, e gli sputi, venuti giù dai casermoni, si spiaccicano gialli come frittate. Al posto dei tigli hanno piantato paline di ferro dalle insegne svariate. Il viale è una strada. C'era un vecchio, che dalla finestra, aveva ancorato ai rami del tiglio, che quasi gli entrava in casa, un'asticella; sull'asse sminuzzava briciole di pane che ingenui e golosi passeri andavano divorando fin dentro a una gabbietta. Di passeri ce n'era millanta, ben poteva il vecchio procurarsi pranzo e cena. Lo hanno trovato sul letto che quasi puzzava. Aveva svuotato i guanciali imbottiti di piume lasciandosi morire in quel soffice nido.Nota: Lo scritto che segue appartiene al periodo in cui Daniele Boccardi era studente delle scuole superiori, ritrovato dai familiari tra i suoi appunti. |