Il culto della bellezza e dell'arte
Nato nel 1821, dopo un'adolescenza triste e un viaggio in Oriente, trascorse quasi tutta la sua vita a Parigi, tentando di dedicare la sua esistenza al culto della bellezza e dell'arte. Tuttavia la sua vita fu perennemente assillata da difficoltà economiche e da un alternarsi di disordini: ricorre, infatti, in più occasioni all'hashish e all'oppio. Nella sua vita fu anche un fine intenditore di pittura e un abile traduttore dei racconti di Edgar Allan Poe. Nel 1857 pubblicò la sua raccolta di liriche I fiori del male. Morì a 46 anni nel 1867.
Nel 1866 usciva la prima raccolta del Parnaso contemporaneo che raccoglieva componimenti dei vari poeti parnassiani già noti: tra i collaboratori della raccolta figurava anche Charles Baudelaire.
Tuttavia solo il culto per la perfezione formale accumunava Baudelaire ai poeti parnassiani. Per il resto la distanza era enorme. Provato da una vita travagliata, Baudelaire rifiuta l'oggettivismo freddo dei parnassiani e tende a creare una poesia che sia l'inclemente analisi ma anche la celebrazione dell'uomo, delle sue cadute e dei suoi disperati tentativi di rialzarsi. Il punto di partenza da cui si muovono tanti degli atteggiamenti di Baudelaire è la sua coscienza di esiliato e di estraneità al mondo in cui vive: come l'albatro catturato è il poeta... avvezzo alla tempesta... ma esiliato... Questa coscienza di estraneità lo condurrà ad una stanchezza che è disgusto e rivolta insieme (ed ecco l'ennui e lo spleen) e lo porterà a cercare l'oblio della propria condizione, il sogno di nuovi paradisi, attraverso i Paradisi artificiali della droga. Un mondo interiore tanto complesso non poteva essere espresso attraverso la nettezza dei profili parnassiani, ma necessitava di una poesia più ricca di sfumature e suggestioni in cui la parola venga ricercata più in base alla sua musicalità che al suo potenziale di definizione: d'altra parte, al fascino della musica Baudelaire fu quanto mai sensibile, riconoscendole di poter esprimere quella parte non definibile del sentimento che la parola, troppo positiva, non può rendere. Compito del poeta è quindi decifrare la trama fitta di simboli per scoprirne l'essenza: Baudelaire introduce nell'attività poetica una componente che è di lontana ascendenza romantica. Tuttavia Baudelaire aspira ad una poesia che diventi anche dominio sull'informe, sul caos. Si tratta in conclusione della duplicità di Baudelaire: da un lato è l'iniziatore di una nuova poesia che ripudia l'oggettivo e dall'altro teorizza una poesia che non conceda nulla all'arbitrario.
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