Come nasce una poesia
Un giorno della scorsa
primavera me ne stavo in Val Varaita, luogo nel quale all’età di ventun’anni
avevo passato sei mesi della mia vita, vagabondando per i monti a
far l’amore con l’universo. Quel giorno, ritornato sul luogo delle
mie prime grandi emozioni mi trovavo beatamente abbandonato in
grembo ad una sedia-sdraio a godermi l’incontaminato sereno di un
cielo di fiaba.
Tra veglia ad occhi chiusi e sogno ad occhi aperti vidi ad un
certo punto nascere dall’azzurro una piccola macchia bianca che andava man mano
dilatandosi. Stavo in quel momento assistendo ad un miracolo della natura, mai
colto fino allora. Dal nulla stava nascendo per me nel cielo una bianca nuvola .
Ricordo che in quel momento afferrai il significato dei versi di una mia
precedente poesia e di quale magico rapporto potesse realmente avere
l'espressione poetica con le nubi. Poesia: Ti sento una nube sospesa nel
cielo // leggera come un cirro / pesante come un cumulo / corrucciata come un
nembo // mi piaci sfrangiata / come un soffione / che offre al vento / i suoi
pappi // non si sa / dove comincia / una nube// E forse non si sa nemmeno
dove e quando comincia e nasce in noi una poesia. Le poesie sono un po’ come
i versi da me citati e la nube della Val Varaita. Nascono dal “nulla” o forse
nascono dal “tutto”. Ma le nubi restano nel cielo e poi si sciolgono nel
vento di un deserto infuocato o in una pioggia che dona vita ad una terra
assetata. Le nubi-poesia hanno anche un’altra storia. Un giorno, o forse ogni
giorno una o più nuvole si accorgono che insieme con loro volano nel cielo gli
aquiloni, legati alla terra da un iridescente filo tenuto tra le mani di un
bimbo e allora... annoiate di aggirarsi senza regole in un cielo immoto,
scendono per farsi legare anche loro ad un filo di bimbo e giocare beate tra lui
e i refoli di vento. Ecco che forse così ho alla fine scoperto che cosa sono
le poesie: sono nuvole-aquiloni nati come dal nulla, respiro dei primi uomini
che combinato con il vento “da corpo si è fatto parola”, respiro dell’universo,
nel quale è già disciolta la “parola che si fa corpo” degli “uomini nuovi” che
hanno abitato, abitano e abiteranno sempre fra noi, nel tempo e fuori dal tempo,
nello spazio e fuori dallo spazio di un infinito, per noi, tutto o quasi da
infinire.
Terenzio Formenti “l’uomo degli aquiloni”
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