Come nacque la scuola di poesia di Pianizzoli
Vorrei ripartire con queste poche righe dall'anno 1945, da quando erano ancora fresche le ferite di una tragica guerra. Pianizzoli a quei giorni diventa un posto di recapito per boscaioli e vetturini, un grandissimo imposto, una dispensa, distribuzioni di lavoro per chi giungeva dalle campagne di tutta la Toscana.
In occasione di queste nuove presenze nasce l'idea di organizzare delle feste da ballo a titolo di ricreazione, per rianimare un poco i cuori che avevano passato l'intera settimana senza intermittenza in un lavoro stressante e pericoloso con taglienti arnesi e di fronte a pungenti razzolai che recavano spesso senza risparmio sfregi molto dolorosi. Fra questi personaggi ci sono poeti improvvisatori provenienti da Pistoia, Arezzo, Santafiora, come Chiaro Mori, uomo saggio che per molti anni aveva vissuto al bosco essendosi rifiutato al servizio militare, cantava poesie chiedendo risposta a chi poteva essere in grado di farlo, da qui cominciano ad affiancarsi Fidanzi, Franceschini, Lelli, Piazzi... il cerchio dei poeti è sempre più grande, incominciano le dispute in veglie casalinghe, le feste del primo maggio, le ribotte.
Altri poeti e conoscenze, Landi, Londi, Mastaccini, Bruni, Grassi e tanti altri... quando a Mauro Chechi e Lio Banchi viene l'idea di convocare una assemblea con la proposta di creare un circolo di poesia a Pianizzoli, questa viene considerata da tutti molto fantasiosa e interessante. Cominciano i primi raduni, poeti e appassionati varcano da ogni parte la soglia di questa stanza, da paesi e province giovani e anziani giungono ansiosi e desiderosi di provarsi e mettere insieme versi e endecasillabi... partecipano anche giornalisti, pittori, professori appassionati di queste tradizioni.
A qualche poeta di una certa capacità non risuona molto bene la parola scuola di poesia, e neppure richiamo d'amicizie,non considerando che il rapporto d'amicizia è un rapporto inspiegabile e indescrivibile... Vorrei chiedere di tutto cuore ai giovani di prendere esempio quanto è grande e quanto può valere l'amicizia; la poesia è qualcosa che alberga dentro il cuore e dentro l'animo della gente e non credo che dentro il cuore e l'animo dei giovani non ci sia più posto per la poesia. Non lasciate questo campo incolto voi giovani, seminate poesia, raccoglierete amore, rispetto, dignità, pace e fratellanza.
Lio Banchi
son nato di mattina ai primi albori del sedici dieci ventinove la famiglia di onesti agricoltori e dal comune non mi diressi altrove. Nella campagna svoltasi i lavori
col sole col vento e quando piove per accudire il bestiame di ogni razza che vieta gite e passeggiate in piazza.
La mia esistenza a Pianizzoli
Io vivo in campagna fra le piante dove cantano i merli e i filinguelli il mare un vedo è molto distante il rumore del treno e dei carrelli e ciò vasto terreno e bestie tante, ciò vacche, ciò suini, ciò vitelli, lavoro i campi semino foraggio e un greggio tengo per fare il formaggio.
Il mio podere è un piccolo villaggio cè baracche quadrate lunghe e strette chi viene apposta, oppure di passaggio di far domande mai vorrebbe smette, ciò cavalli da palio e da viaggio un piccolo maneggio con le rette e chi di tutto questo ha fantasia può venire a trovarmi a casa mia.
Una fonte si trova lungo via è chiamata da tutti il canalone un di, dei Tolomei bevve la Pia cosi la storia ancora e predispone, torniamo ai vanti della fattoria per dire chi a Pianizzoli ci viene passa un'ora tranquilla e ci sta bene.
A me stesso davanti allo specchio
Mi fo la barba mi guardo allo specchio e dico fra di me povero Banchi non ti sei accorto che diventi vecchio curvo di spalle coi capelli bianchi perfetto non è più l'occhio e l'orecchio i battiti del cuore so più stanchi ti è rimasta solo la speranza è già qualcosa ma non è abbastanza.
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