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 IL NATALE A PALAGONIA

Palagonia oggi non presenta tradizioni natalizie ma fino a qualche anno fa questa festività era ricordata e festeggiata dall’intero paese. Ricordo che nei quartieri vicino la matrice si allestiva il presepe vivente molto visitato. Mi ricordo poi perfettamente e in dialetto la cosiddetta Ninnaredda che un gruppo di ragazzi suonava per le strade nei giorni tra l’Immacolata e il Natale.
 

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Ormai il Natale bussa alle porte. Sono molte le usanze palagonesi ma è innegabile che molte tradizioni si sono perdute con gli anni. Fino a qualche tempo fa si usava fare il presepe nelle case,in cui si tutto il vicinato recitando il “Santo Rosario” del Bambino Gesù. Il presepe veniva preparato con piante selvatiche e il muschio sul quale veniva seminato il frumento che con il passare dei giorni germogliava, abbellendo il presepe stesso. Alla fine delle festività natalizie i frutti con i quali si era adornato il presepe venivano distribuiti come frutti benedetti da Gesù. Un’altra usanza che con gli anni sembra perduta è quella di piantare un abete addobbato al centro di piazza Garibladi. Inoltre si rappresentava il Natale vivente a partire dall’inizio di dicembre con i bambini, i buoi, i re magi. Esso veniva svolto nel quartiere antico detto il Cassaro. Io ancora lo ricordo:era organizzato nei minimi dettagli, ero molto piccola, ricordo che uscivo con i miei genitori e le mie sorelline un po’ più grandi, io al centro con la manina ai miei genitori o alle mie sorelle, oppure se c’era confusione sopra le spalle di mio padre in modo tale che potessi vedere tutto.
In giro incontravo i miei zii, nonni e cugini e stavamo tutti insieme e poi si andava a cenare insieme, era spettacolare, si creava un’atmosfera stupenda, di una notte stellata, piena di freddo, coccolata dalle tradizioni paesane.
Il presepe era ben organizzato: in una grotta c’erano i personaggi principali, si svoltava la strada: chi vendeva la ricotta, chi accendeva il fuoco, chi vendeva i vari dolci tipici caserecci, si sentiva veramente il calore di una palagonia unita.
Sarebbe bello se tutte le antiche usanze ritornassero. Alcune tradizioni non si sono perse o modificate con il passare del tempo. Ad esempio nei quindici giorni precedenti i musicisti fanno il giro del paese intonando canti natalizi e in alcune parrocchie vengono preparate delle caratteristiche “pesche” che si svolgono fino alla vigilia di natale. Nove giorni prima del ventiquattro dicembre i fedeli si riuniscono nelle chiese cantando una strofa della novena. La sera della viglia i fedeli si riuniscono in chiesa per la messa solenne celebrata a luci spente; a mezzanotte la chiesa si illumina e suonando le campane a festa si mette in evidenza la nascita di Gesù. Durante il mese di dicembre il paese viene adornato con delle luci.
I preparativi delle festività natalizie cominciano fin dai primi giorni di dicembre, periodo in cui vengono preparati dolci tipici come mostaccioli, sfingi e biscotti e si ci unisce nelle abitazioni private per giocare a carte. Inoltre circa tre anni fa è stata restaurata la chiesa di S. Nicola che risale al ‘500 e lì viene adornato un presepe molto grande, curato davvero nei piccoli dettagli e che viene visitato da tantissime persone. Il vero natale non si sente più però almeno per quanto concerne il paese e l’organizzazione esterna, adesso il natale si vive principalmente nel cuore, in famiglia nell’affetto perché sono le persona a te care che ti fanno star bene e che ti fanno sentire davvero speciale
 

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Siamo già a dicembre e fra non molto, come ogni anno, si sta avvicinando il Natale. Il tempo passa veloce e con esso la mia vita: ho paura che le tradizioni natalizie posso un giorno non ricordarle più. Fin da quando mi ricordo il Natale è stato sempre uguale. Tutto inizia l’8 con l’Immacolata, il periodo d’attesa e quindi si abbelliscono le case, le strade, i negozi con luci colorate, alberi decorati con tante palline e fili colorati e i presepi. Ricordo che io da piccola non vedevo l’ora che arrivasse questo giorno poiché, non appena ci alzavamo, tutta la famiglia ci mettevamo ad adornare la casa mi viene ancora in mente l’immagine di me seduta sopra a mio padre che insieme alle mie sorelle ci affaccendavamo a posizionare i pastorelli, tutti tranne Gesù Bambino che mettevo nella grotta non appena scoccava la mezzanotte. Sotto l’albero ogni anno mettevo la letterina che insieme a mia madre scrivevo.

Già il giorno dopo era sparita e tutti, essendo io la più piccola, mi facevano credere che era venuto babbo Natale a prenderla e che i regali li avrebbe lasciati il 24. La vigilia di Natale veniva passata come adesso: ci riuniamo con tutti i parenti e dopo aver cenato aspettiamo la mezzanotte con stuzzichini e giochi da tavole, nelle mattinate si va a letto. I regali vengono aperti (nella mia famiglia) la mattina di Natale dopo aver fatto colazione e in seguito chi non è andato alla veglia, si reca a messa. Per pranzare ci riuniamo di nuovo tutti insieme e ricordo che il pranzo è sempre tipico (mille cose da scoppiare). Nel pomeriggio rimaniamo di nuovo tutti insieme intrattenendoci con dei giochi che coinvolgono anche i “grandi” (almeno anche loro una volta ridiventano bambini e con discussioni varie. Mentre da piccola il pomeriggio rimanevo a giocare con i miei cugini e con i regali che avevamo ricevuto. La sera di solito si va a visitare i presepi, nel proprio paese quando qui a Palagonia lo facevano, altrimenti nei paesi vicini.

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Parlando con la mia nonna paterna, mi sono reso accorto che non ha un buon ricordo del Natale di tanti anni fa, quando era ancora una ragazzina. Mi raccontava che suo padre e i suoi fratelli più grandi erano andati in Germani per lavoro,in cerca di fortuna, e il resto della famiglia veniva invitato per il cenone dalla sorella, che essendo più grande, si era già sposata. Già durante l’estate allevavano dei maiali, che uccidevano il giorno di natale e da cui ricavano salsicce, pancetta e altri tagli di carne. Il banchetto era modesto ma non mancavano mai le schiacciate che ancora oggi sono alla base dei cenoni natalizi palagonesi e del buon vino. Ricorda di suo fratello che ogni anno a natale le spediva un pacco contenente bottiglie di grappa e liquori. Una frase che mi è rimasta impressa : “ si stava meglio quando si stava peggio”. Con questa affermazione voleva farmi capire che anche se c’era poco da mangiare o pochi soldi, la gente era più unita e si sentiva molto di più il calore natalizio per la vera ragione per cui si festeggia: la nascita di Gesù

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La voce dei giovani dice: “Il Natale da noi giovani non viene vissuto principalmente come un momento per non andare a scuola o per ricevere regali ma per quello che è: la nascita di Gesù. Certo oggi si fanno molto meno cose forse perché i grandi credono che per noi non valgono molto. Prima per esempio si allestiva un meraviglioso presepe vivente mentre adesso si mettono delle luci qua e là. Però, la responsabilità di questa perdita non è nostra( un ragazzo interviste dice con coraggio che non si può però scaricare tutta la responsabilità su di loro): voi ci reputare tutti uguali e non credete più in noi.
La voce dei grandi dice: “prima c’era molto più entusiasmo nel fare le cose ed infatti, seppur per pochi anni ( come sottolinea un anziano) si è fatto il presepe vivente dove c’era chi vendeva la ricotta, chi il pesce e,nella piccola grotta della matrice,ci stavano Maria e Giuseppe.
Per quanto riguarda il cibo si mangiavano sia cose nuove che cose vecchie c’erano “a sasizza” i carciofi “i schiacciati” “i ‘mpanati” il baccalà e altro ancora. Inoltre noi andavamo alla veglia e non sonnecchiavamo come fate voi; giocavamo a carte come adesso e come per voi anche per noi il Natale è un momento per rivivere la nascita di Gesù Bambino.

IL Natale era molto più semplice di adesso: non si usavano l’abito di natale, né tutte queste luci in giro. C’era solo Gesù Bambino con intorno Maria e Giuseppe.
Per me e la mia famiglia il Natale, sin da quando ero piccola, significava stare tutti insieme. Significa andare a casa della nonna dove c’è un gigantesco albero decorato, pieno di luci e di addobbi natalizi, un presepe con la fontana, i pastori che vanno ad incontrare Gesù appena nato, i tre re magi che portano i loro doni. E noi, giocando, mangiano scherzando e ballando aspettiamo la mezzanotte, ci scambiamo auguri e stiamo fino a tardi.
Questo è il modo più bello per trascorre il Natale
Carmela Romano

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La festività natalizia da qualche anno non è più sentita come una volta. Infatti è innegabile che alcune particolarità si sono perdute. Infatti, fino a qualche tempo fa, si usava fare il presepe con elementi naturali come muschio, piantine selvatiche e frumento che, con il passare dei giorni, germogliava rendendo più bello e più ricco il presepe. Ovviamente essendo Palagonia un paese produttore di arance, non potevano mancare nel presepe.
Guardano alcune foto, mi sono resa conto dell’originalità che questi frutti davano al presepe stesso.
Un’altra usanza ormai abbandonata, almeno in parte, era quella di piantare un grande albero addobbato al centro della nostra piazza.
Sono rimasti in auge i dolci tipici come mustaccioli e le sfingi mangiati in allegria e senza saziarsene magari giocando e scherzando in comitiva. Ancora oggi si porta avanti la tradizione da parte di alcuni suonatori del luogo, di suonare la “ninnaredda” cantata anche per la vigilia, in chiesa, da parte dei fedeli.
La sera del 24, allo scoccare della mezzanotte la Chiesa si illumina e la campane suonano a festa per mettere in evidenza la nascita di Gesù.
Ho scoperto che l’11 gennaio si usava fare passare un bambino per le strade del paese, sopra un asino, insieme al padre, con in mano il più del cavolfiore del raccolto: era infatti tipico chiamare questa “manifestazione” “U signuri co sciuruni” che serviva a portare un buon auspicio al bambino stesso che rappresentava Gesù
 

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Intervista alla signora Rizzo Marianna, età 50 anni


Come festeggiavi il Natale quando eri piccola.
Era un giorno come la domenica, di festa. Io e la mia famiglia non lo festeggiavamo alla grande, perché mia mamma aveva il forno ed io anche in quel giorno l’aiutavo. Arrivati a casa eravamo tanto stanchi e ci riposavamo.


– Quali erano i preparativi nei giorni precedenti? Si preparava l’albero di Natale? Il presepe?
Nei giorni precedenti il natale non si faceva nulla di diverso dal solito, iniziavo con mia mamma a comprare il cibo per il pranzo. L’albero di natale e il presepe non si faceva
 

– Regali ne ricevevate?
Per natale di regali non ne ricevevamo. Gli ultimi regali si ricevevano per il giorno dei morti (giochi di legno).


– I regali erano fatti solo ai bambini o anche agli adulti?
Regali non c’erano per nessuno. io non desideravo niente perché capivo che le possibilità economiche erano scarse.


– Com’era il pranzo di natale? C’era qualche piatto tipico?
Il baccalà fritto, salsiccia, calzoni con spinaci,i dolci come sfingi e biscotti: mastruazzuolie e cuddureddi con i fichi.


– Si mangiava il panettone?
Non sapevo neanche cos’era. La prima volta che l’ho mangiato è stato quando mi sono sposata e sono andata in Svizzera.


– Nelle città c’era l’illuminazione come oggi?
No, niente di particolare


– Si andava a fare acquisti nei negozi?
No, non si andava da nessuna parte perché i soldi erano pochi.


– Ricordi qualche poesia o canzone di Natale?
Si cantava “tu scendi dalle stelle”. Questa canzone la cantavo spesso.
Il Natale al tempo dei nostri nonni e i nostri genitori era molto più povero e misero rispetto ad oggi.

 

La cosa che mi colpisce di più è che i bambini si accontentavano di poco e a volte anche di niente, senza alcun lamento; questo perché i bambini in passato capivano i disagi delle proprie famiglie. Oggi, invece siamo tempestati da una marea di notizie e oggetti che ci “obbligano” ad acquistare più di quanto noi vogliamo.

Noi ragazzi siamo diventati alquanto esigenti perché a volte desideriamo dai nostri genitori quello che va oltre il limite di quello che realmente ci possono dare.

Secondo me, ognuno di noi per Natale dovrebbe migliorare se stesso, dare una mano d’aiuto verso il prossimo e non pretendere cose troppo costose.

La festa di Natale non deve essere considerata un giorno dove si ricevono regali, ma in primo luogo per ricordare la nascita di Gesù che viene ad abitare nel nostro cuore e ci guida in ogni giorno della vita a fare azioni che ci possono fare crescere nella giusta via.
 

Hanno collaborato alla realizzazione di questa pagina:
Rocco Ferro, Di Blasi, K. Cipolla, Carmelo Cona, Graziana Dammone, Vanessa Mandrà 

 

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