IL NATALE A PALAGONIA

Palagonia oggi non presenta tradizioni
natalizie ma fino a qualche anno fa questa festività era ricordata e
festeggiata dall’intero paese. Ricordo che nei quartieri vicino la
matrice si allestiva il presepe vivente molto visitato. Mi ricordo poi
perfettamente e in dialetto la cosiddetta Ninnaredda che un
gruppo di ragazzi suonava per le strade nei giorni tra l’Immacolata e il
Natale.
*
Ormai il Natale bussa alle porte. Sono molte le usanze palagonesi ma è
innegabile che molte tradizioni si sono perdute con gli anni. Fino a
qualche tempo fa si usava fare il presepe nelle case,in cui si tutto il
vicinato recitando il “Santo Rosario” del Bambino Gesù. Il presepe
veniva preparato con piante selvatiche e il muschio sul quale veniva
seminato il frumento che con il passare dei giorni germogliava,
abbellendo il presepe stesso. Alla fine delle festività natalizie i
frutti con i quali si era adornato il presepe venivano distribuiti come
frutti benedetti da Gesù. Un’altra usanza che con gli anni sembra
perduta è quella di piantare un abete addobbato al centro di piazza Garibladi. Inoltre si rappresentava il Natale vivente a partire
dall’inizio di dicembre con i bambini, i buoi, i re magi. Esso veniva
svolto nel quartiere antico detto il Cassaro. Io ancora lo ricordo:era
organizzato nei minimi dettagli, ero molto piccola, ricordo che uscivo
con i miei genitori e le mie sorelline un po’ più grandi, io al centro
con la manina ai miei genitori o alle mie sorelle, oppure se c’era
confusione sopra le spalle di mio padre in modo tale che potessi vedere
tutto.
In giro incontravo i miei zii, nonni e cugini e stavamo tutti insieme e
poi si andava a cenare insieme, era spettacolare, si creava un’atmosfera
stupenda, di una notte stellata, piena di freddo, coccolata dalle
tradizioni paesane.
Il presepe era ben organizzato: in una grotta c’erano i personaggi
principali, si svoltava la strada: chi vendeva la ricotta, chi accendeva
il fuoco, chi vendeva i vari dolci tipici caserecci, si sentiva
veramente il calore di una palagonia unita.
Sarebbe bello se tutte le antiche usanze ritornassero. Alcune tradizioni
non si sono perse o modificate con il passare del tempo. Ad esempio nei
quindici giorni precedenti i musicisti fanno il giro del paese intonando
canti natalizi e in alcune parrocchie vengono preparate delle
caratteristiche “pesche” che si svolgono fino alla vigilia di natale.
Nove giorni prima del ventiquattro dicembre i fedeli si riuniscono nelle
chiese cantando una strofa della novena. La sera della viglia i fedeli
si riuniscono in chiesa per la messa solenne celebrata a luci spente; a
mezzanotte la chiesa si illumina e suonando le campane a festa si mette
in evidenza la nascita di Gesù. Durante il mese di dicembre il paese
viene adornato con delle luci.
I preparativi delle festività natalizie cominciano fin dai primi giorni
di dicembre, periodo in cui vengono preparati dolci tipici come
mostaccioli, sfingi e biscotti e si ci unisce nelle abitazioni private
per giocare a carte. Inoltre circa tre anni fa è stata restaurata la
chiesa di S. Nicola che risale al ‘500 e lì viene adornato un presepe
molto grande, curato davvero nei piccoli dettagli e che viene visitato
da tantissime persone. Il vero natale non si sente più però almeno per
quanto concerne il paese e l’organizzazione esterna, adesso il natale si
vive principalmente nel cuore, in famiglia nell’affetto perché sono le
persona a te care che ti fanno star bene e che ti fanno sentire davvero
speciale
*
Siamo già a dicembre e fra non molto, come ogni anno, si sta avvicinando
il Natale. Il tempo passa veloce e con esso la mia vita: ho paura che le
tradizioni natalizie posso un giorno non ricordarle più. Fin da quando
mi ricordo il Natale è stato sempre uguale. Tutto inizia l’8 con
l’Immacolata, il periodo d’attesa e quindi si abbelliscono le case, le
strade, i negozi con luci colorate, alberi decorati con tante palline e
fili colorati e i presepi. Ricordo che io da piccola non vedevo l’ora
che arrivasse questo giorno poiché, non appena ci alzavamo, tutta la
famiglia ci mettevamo ad adornare la casa mi viene ancora in mente
l’immagine di me seduta sopra a mio padre che insieme alle mie sorelle
ci affaccendavamo a posizionare i pastorelli, tutti tranne Gesù Bambino
che mettevo nella grotta non appena scoccava la mezzanotte. Sotto
l’albero ogni anno mettevo la letterina che insieme a mia madre
scrivevo.
Già il giorno dopo era sparita e tutti,
essendo io la più piccola, mi facevano credere che era venuto babbo
Natale a prenderla e che i regali li avrebbe lasciati il 24. La vigilia
di Natale veniva passata come adesso: ci riuniamo con tutti i parenti e
dopo aver cenato aspettiamo la mezzanotte con stuzzichini e giochi da
tavole, nelle mattinate si va a letto. I regali vengono aperti (nella
mia famiglia) la mattina di Natale dopo aver fatto colazione e in
seguito chi non è andato alla veglia, si reca a messa. Per pranzare ci
riuniamo di nuovo tutti insieme e ricordo che il pranzo è sempre tipico
(mille cose da scoppiare). Nel pomeriggio rimaniamo di nuovo tutti
insieme intrattenendoci con dei giochi che coinvolgono anche i “grandi”
(almeno anche loro una volta ridiventano bambini e con discussioni
varie. Mentre da piccola il pomeriggio rimanevo a giocare con i miei
cugini e con i regali che avevamo ricevuto. La sera di solito si va a
visitare i presepi, nel proprio paese quando qui a Palagonia lo
facevano, altrimenti nei paesi vicini.
*
Parlando con la mia nonna paterna, mi sono reso accorto che non ha un
buon ricordo del Natale di tanti anni fa, quando era ancora una
ragazzina. Mi raccontava che suo padre e i suoi fratelli più grandi
erano andati in Germani per lavoro,in cerca di fortuna, e il resto della
famiglia veniva invitato per il cenone dalla sorella, che essendo più
grande, si era già sposata. Già durante l’estate allevavano dei maiali,
che uccidevano il giorno di natale e da cui ricavano salsicce, pancetta
e altri tagli di carne. Il banchetto era modesto ma non mancavano mai le
schiacciate che ancora oggi sono alla base dei cenoni natalizi
palagonesi e del buon vino. Ricorda di suo fratello che ogni anno a
natale le spediva un pacco contenente bottiglie di grappa e liquori. Una
frase che mi è rimasta impressa : “ si stava meglio quando si stava
peggio”. Con questa affermazione voleva farmi capire che anche se c’era
poco da mangiare o pochi soldi, la gente era più unita e si sentiva
molto di più il calore natalizio per la vera ragione per cui si
festeggia: la nascita di Gesù
*
La voce dei giovani dice: “Il Natale da noi giovani non viene vissuto
principalmente come un momento per non andare a scuola o per ricevere
regali ma per quello che è: la nascita di Gesù. Certo oggi si fanno
molto meno cose forse perché i grandi credono che per noi non valgono
molto. Prima per esempio si allestiva un meraviglioso presepe vivente
mentre adesso si mettono delle luci qua e là. Però, la responsabilità di
questa perdita non è nostra( un ragazzo interviste dice con coraggio che
non si può però scaricare tutta la responsabilità su di loro): voi ci
reputare tutti uguali e non credete più in noi.
La voce dei grandi dice: “prima c’era molto più entusiasmo nel fare le
cose ed infatti, seppur per pochi anni ( come sottolinea un anziano) si
è fatto il presepe vivente dove c’era chi vendeva la ricotta, chi il
pesce e,nella piccola grotta della matrice,ci stavano Maria e Giuseppe.
Per quanto riguarda il cibo si mangiavano sia cose nuove che cose
vecchie c’erano “a sasizza” i carciofi “i schiacciati” “i ‘mpanati” il
baccalà e altro ancora. Inoltre noi andavamo alla veglia e non
sonnecchiavamo come fate voi; giocavamo a carte come adesso e come per
voi anche per noi il Natale è un momento per rivivere la nascita di Gesù
Bambino.
IL Natale era molto più semplice di adesso: non si usavano l’abito di
natale, né tutte queste luci in giro. C’era solo Gesù Bambino con
intorno Maria e Giuseppe.
Per me e la mia famiglia il Natale, sin da quando ero piccola,
significava stare tutti insieme. Significa andare a casa della nonna
dove c’è un gigantesco albero decorato, pieno di luci e di addobbi
natalizi, un presepe con la fontana, i pastori che vanno ad incontrare
Gesù appena nato, i tre re magi che portano i loro doni. E noi,
giocando, mangiano scherzando e ballando aspettiamo la mezzanotte, ci
scambiamo auguri e stiamo fino a tardi.
Questo è il modo più bello per trascorre il Natale
Carmela Romano
*
La festività natalizia da qualche anno non è più sentita come una volta.
Infatti è innegabile che alcune particolarità si sono perdute. Infatti,
fino a qualche tempo fa, si usava fare il presepe con elementi naturali
come muschio, piantine selvatiche e frumento che, con il passare dei
giorni, germogliava rendendo più bello e più ricco il presepe.
Ovviamente essendo Palagonia un paese produttore di arance, non potevano
mancare nel presepe.
Guardano alcune foto, mi sono resa conto dell’originalità che questi
frutti davano al presepe stesso.
Un’altra usanza ormai abbandonata, almeno in parte, era quella di
piantare un grande albero addobbato al centro della nostra piazza.
Sono rimasti in auge i dolci tipici come mustaccioli e le sfingi
mangiati in allegria e senza saziarsene magari giocando e scherzando in
comitiva. Ancora oggi si porta avanti la tradizione da parte di alcuni
suonatori del luogo, di suonare la “ninnaredda” cantata anche per la
vigilia, in chiesa, da parte dei fedeli.
La sera del 24, allo scoccare della mezzanotte la Chiesa si illumina e
la campane suonano a festa per mettere in evidenza la nascita di Gesù.
Ho scoperto che l’11 gennaio si usava fare passare un bambino per le
strade del paese, sopra un asino, insieme al padre, con in mano il più
del cavolfiore del raccolto: era infatti tipico chiamare questa
“manifestazione” “U signuri co sciuruni” che serviva a portare un buon
auspicio al bambino stesso che rappresentava Gesù

*
Intervista alla signora Rizzo Marianna, età 50 anni
– Come festeggiavi il Natale quando eri piccola.
Era un giorno come la domenica, di festa. Io e la mia famiglia non lo
festeggiavamo alla grande, perché mia mamma aveva il forno ed io anche
in quel giorno l’aiutavo. Arrivati a casa eravamo tanto stanchi e ci
riposavamo.
– Quali erano i preparativi nei giorni precedenti? Si preparava
l’albero di Natale? Il presepe?
Nei giorni precedenti il natale non si faceva nulla di diverso dal
solito, iniziavo con mia mamma a comprare il cibo per il pranzo.
L’albero di natale e il presepe non si faceva
– Regali ne ricevevate?
Per natale di regali non ne ricevevamo. Gli ultimi regali si
ricevevano per il giorno dei morti (giochi di legno).
– I regali erano fatti solo ai bambini o anche agli adulti?
Regali non c’erano per nessuno. io non desideravo niente perché
capivo che le possibilità economiche erano scarse.
– Com’era il pranzo di natale? C’era qualche piatto tipico?
Il baccalà fritto, salsiccia, calzoni con spinaci,i dolci come sfingi
e biscotti: mastruazzuolie e cuddureddi con i fichi.
– Si mangiava il panettone?
Non sapevo neanche cos’era. La prima volta che l’ho mangiato è stato
quando mi sono sposata e sono andata in Svizzera.
– Nelle città c’era l’illuminazione come oggi?
No, niente di particolare
– Si andava a fare acquisti nei negozi?
No, non si andava da nessuna parte perché i soldi erano pochi.
– Ricordi qualche poesia o canzone di Natale?
Si cantava “tu scendi dalle stelle”. Questa canzone la cantavo spesso.
Il Natale al tempo dei nostri nonni e i nostri genitori era molto più
povero e misero rispetto ad oggi.
La cosa che mi colpisce di più è che i
bambini si accontentavano di poco e a volte anche di niente, senza alcun
lamento; questo perché i bambini in passato capivano i disagi delle
proprie famiglie. Oggi, invece siamo tempestati da una marea di notizie
e oggetti che ci “obbligano” ad acquistare più di quanto noi vogliamo.
Noi ragazzi siamo diventati alquanto esigenti perché a volte desideriamo
dai nostri genitori quello che va oltre il limite di quello che
realmente ci possono dare.
Secondo me, ognuno di noi per Natale dovrebbe
migliorare se stesso, dare una mano d’aiuto verso il prossimo e non
pretendere cose troppo costose.
La festa di Natale non deve essere
considerata un giorno dove si ricevono regali, ma in primo luogo per
ricordare la nascita di Gesù che viene ad abitare nel nostro cuore e ci
guida in ogni giorno della vita a fare azioni che ci possono fare
crescere nella giusta via.
Hanno collaborato alla realizzazione di
questa pagina:
Rocco Ferro, Di Blasi, K. Cipolla, Carmelo Cona, Graziana Dammone,
Vanessa Mandrà
|