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INVITO ALL'OPERA LIRICA
di Giorgio Russello e Graziana Scalisi

 

Con grande piacere, assieme a Graziana Scalisi, ci siamo recati il 17 gennaio a Teatro... e che Teatro!
Un Teatro dove i giovani a Catania ci passiamo sempre davanti e non entriamo mai. Un po' perché la lirica — a torto – si pensa che sia qualcosa lontano da noi e un po' perché da sempre è stato il luogo "sacro" tenuto a debita distanza da chi ha pensato che fosse un patrimonio di pochi e non di tutti.
Solo da pochi mesi un'ondata di grosse novità ha investito in pieno il Teatro Massimo Vincenzo Bellini.

Antonio Fiumefreddo, il nuovo sovrintendente, ha aperto le porte del Teatro Massimo per ridarlo ai catanesi e di questo dobbiamo essergli grati.
Tornando a noi... è stato emozionante ritrovarsi a casa e prepararsi per andare a Teatro: è un'emozione da provare, ve l'assicuro!
In perfetto orario ci presentiamo allo sportello: c'era un accredito per noi due! Eravamo dunque in "visita ufficiale" per conto di Akkuaria (che gran bella cosa!).

La maestosità del Teatro e la rigorosità immediatamente ci ha trasportato in un'altra dimensione. Qui la magia dell'Arte è diventa reale... e di tutto ciò non vi raccontiamo nulla: provare per credere!

 

La rappresentazione che abbiamo assistito è Madama Butterfly un'opera di Giacomo Puccini che arrivò sulle scene nel 1904. In quel tempo l'Autore dopo tre grandi successi consecutivi: Manon Lescaut, La bohéme e Tosca, ebbe un brutta esperienza. Il 17 febbraio di quello stesso anno, durante la prima alla Scala di Milano,  fu sonoramente fischiata.

La storia insegna come certi clamorosi "fiaschi" si sono trasformati poi in intramontabili successi.
Succedeva che a qualcuno "rodeva il fegato", e combinando delle
 claque ben organizzate, determinavano l'insuccesso di questa o quell'altra rappresentazione!

Tutto sommato Madama Butterfly si può considerare una delle opere liriche più rappresentate della storia.  

 

Difatti la Stagione Lirica 2008 del Teatro Massimo Bellini si è aperta con il gradito ritorno di una tra le più amate opere di Giacomo Puccini: Madama Butterfly, tragedia in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.

In scena dal 13 al 27 gennaio 2008, dopo una breve assenza dal palcoscenico catanese per la popolare tragedia giapponese che nel 2004 ha celebrato i suoi primi cento anni di vita, e che nell’allestimento ora proposto è andata in scena con enorme successo nel marzo del 2005.

È stato un degno e sentito tributo al grande musicista di Lucca, in apertura dell’anno in cui nei teatri d’opera di tutto il mondo se ne celebrano i 150 anni dalla nascita.

Sul podio dell’Orchestra del Teatro Massimo Bellini è salito il maestro Maurizio Arena che torna a dirigere al “Bellini” dopo molti anni di assenza, mentre il Coro è stato diretto da Tiziana Carlini.

Per questo allestimento, firmato dal catanese Roberto Laganà Manoli nella regia, nelle scene, nei costumi e nelle luci e coprodotto con il teatro sloveno di Maribor.



Madama Butterfly, Cio-cio-san, interpretato dalla giovane soprano bulgaro Svetla Vassileva che il pubblico del “Bellini” ha già potuto apprezzare ed applaudire nel recente Concerto di Capodanno (Cio-cio-san è stata anche Maria Pia Ionata). Altri interpreti:

Lord Pinkerton: Rubens Pellizzari ed Enrique Ambrosio 

Zio Bonzo: Frano Lufi e Alessandro Svab

Suzuki: Mariana Pentcheva e Alessandra Canettieri

Sharpless:  Alberto Gazale e Giuseppe Garra

Goro: Gianluca Floris e Francesco Piccoli

Kate Pinkerton: Salvina Maesano

Principe Yamadori: Francesco Verna

Commissario imperiale: Luciano Leoni.

Completano il cast Salvatore Todaro, Daniele Bartolini, Massimiliano Bruno, Francesca Aparo, Antonella Fioretti, Antonella Guida, Maria Grazia Calderone, Graziella Alessi, Maria Giovanna Lo Cicero, Maria Antonietta Di Benedetto, Maria Cocimano, Patrizia La Sala che si alterneranno negli altri ruoli.

 

 

La trama
 

Atto primo
 

In una casa in collina il tenente della marina americana, Pinkerton, attende il corteo nuziale della sua sposa, una geisha quindicenne di nome Cio-cio-san, termine giapponese che significa Madama ("San") Farfalla ("cio-cio").

Durante l'attesa Goro, sensale di matrimoni, gli mostra la casa, magnificandone gli accessori, poi gli presenta i servitori e Suzuki, cameriera di Cio-cio-san.

Intanto la giovane donna, ignara e innamorata, esprime la sua gioia alle amiche e, appena entrata in scena, presenta i parenti al futuro marito. Terminata la cerimonia nuziale, irrompe lo zio bonzo, maledicendo la nipote per aver rinnegato la religione degli avi; Pinkerton lo scaccia e rimane finalmente solo con Butterfly.
Sbarcato a Nagasaki, Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d'avventura si era unito in matrimonio, secondo le usanze locali, acquisendo così il diritto di ripudiare la moglie anche dopo un mese.

Così infatti avviene, e Pinkerton ritorna in patria abbandonando la giovanissima sposa. Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell'amato.

 

 


Atto secondo
In una stanza della casa Butterfly discorre con Suzuki: Pinkerton è partito, promettendo di tornare in primavera, ma da tre anni non dà notizie di sé. Nonostante i dubbi dell'ancella, Butterfly forte di un amore ardente e tenace, è convinta di non essere stata abbandonata dal proprio marito e fiduciosa l'attende. Sharpless giunge con Goro, con lo scopo di leggerle la lettera in cui si annuncia l'arrivo del tenente e il suo nuovo matrimonio con un'americana, ma dopo inutili tentativi non osa riferire tale messaggio. Intanto Goro propone a Butterflynuovi facoltosi pretendenti, dal momento che, per la legge giapponese, la donna abbandonata è considerata di nuovo libera, ma perfino il nobile e ricco Yamadori viene respinto: ella dichiara ostinatamente di ritenersi sempre maritata. Quando Sharpless tenta di prepararla alla notizia dell'abbandono, Butterfly gli mostra il figlio di cui Pinkerton ignora l'esistenza. lntanto al porto sta approdando una nave americana, ed è proprio Pinkerton; Butterfly la identifica con il cannocchiale e, commossa, corre felice sul terrazzo seguita sua ancella, adorna la casa di fiori, indossa per la particolare occasione le vesti nuziali e veglia tutta in attesa dell'amato.

 

Atto terzo
È l'alba. Butterfly, dopo aver aspettato inutilmente, si allontana dalla stanza col bimbo addosso e sale a riposare. Poco dopo Pinkerton, accompagnato da una giovane donna, Kate, da lui sposata negli Stati Uniti, giunge con l'intento di prendersi il bambino - della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless -, portarlo in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Egli contempla la casa con grande rimpianto e preso dal rimorso si allontana, proprio nel momento in cui Cio-cio-san fa il suo ingresso con il figlio. Sharpless le consiglia di affidare il bambini ai Pinkerton ed ella a malincuore acconsente; tuttavia, ormai privata di tutti gli affetti più cari, decide di togliersi la vita. In silenzio e senza clamori, dopo aver abbracciato disperatamente il figlio, si uccide con un pugnale; quando Pinkerton entrerà nella casa di Butterfly per  chiedere il suo perdono è troppo tardi.


 

Giacomo Puccini è nato a Lucca il 22 dicembre 1858, fu il sesto dei nove figli di Michele Puccini e Albina Magi.
Da molte generazioni i Puccini erano maestri di cappella del Duomo di Lucca e anche Giacomo, perduto il padre all'età di cinque anni, fu mandato a studiare presso lo zio materno, Fortunato Magi, che lo considerava un allievo non particolarmente dotato e soprattutto poco disciplinato (un «falento», come giunse a definirlo, ossia una fannullone senza talento). Migliori risultati ottenne Carlo Angeloni, già allievo di Michele Puccini, tanto che a quattordici anni Giacomo può iniziare a contribuire all'economia famigliare suonando l'organo nel duomo di Lucca.
L'aneddotica ce lo descrive tuttavia come uno scavezzacollo. Si racconta ad esempio che, per intascare qualche spicciolo, giunse a rubare e rivendere alcune canne dell'organo del duomo e che subì una condanna per aver concorso a simulare il suicidio di un amico.
La tradizione vuole che la decisione di dedicarsi al teatro musicale nacque dopo aver assistito nel 1876 ad una rappresentazione dell'Aida di Verdi a Pisa, dove si sarebbe recato a dorso di mulo.

 

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