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Gocce di memoria

2 NOVEMBRE LA RICORRENZA DEI DEFUNTI

 

Cos’è la morte?

Parlando della morte con la gente adulta, ho capito che loro la vivono come un qualcosa di brutto, un qualcosa che ti “strappa” da chi ti vuole bene.

La cosa più strana è che la colpa viene data a Gesù, che fino al momento della morte di qualcuno caro o che ci tocca, si trasforma in un essere altamente ingiusto.

Io preferisco pensare che la vita sia una occasione che va vissuta fino in fondo e che la morte è un viaggio che ci porterà alla vita eterna e non una punizione

 

 

 

Dalle domande che ho fatto a mia nonna, posso capire che al giorno d’oggi la “Festa dei Morti” è meno sentita rispetto a come la ricordano le persone anziane.

Mia nonna mi ha riferito che quando era bambina, la vigilia del giorno dei morti andava a dormire verso le 19 e 30. La motivazione era la credenza che i cari defunti, se la trovavano sveglia non le avrebbero portato i regali.  Solo i bambini buoni li ricevevano.

I regali erano: arachidi, biscotti, cioccolato, nocciole  e – per chi me aveva la possibilità – comprava qualche giocattolo.

Mia nonna dice che lo stesso oggetto veniva regalato più volte. La ragione era che i morti se lo portavano di nuovo e lo riportavano l’anno dopo.

Oggi tutto è cambiato perché i bambini non credono più alle storie di una volta.

Pietro Fazzino

 

 

 

La festa dei “Morti”

Una delle festività più sentite, oltre quella di Natale e di Pasqua, è quella di tutti i Santi e dei Morti. Tramite alcune testimonianza, da me raccolte, ho scoperto che le donne si recavano al cimitero tutte vestite di nero compreso un velo che le copriva interamente il capo.

Stavano lì tutto il giorno, anche senza mangiare.

Adesso è accentuato l’aspetto mondano di questa visita ai defunti e a me da molto fastidio che la gente vada al cimitero anche per mostrare a tutti gli abiti firmati comprati per l’occasione o il nuovo taglio di capelli, dimenticando il senso vero e profondo di questa festa, spazio che dovrebbe permetterci di sostare e di congiungersi spiritualmente ai nostri cari.

Graziana Dammone

 

 

 

Alla mia domanda. “Nonna, come trascorrevate il giorno dei morti quando eri piccola?”, la nonna sorride. Sicuramente in quel momento le venivano in mente tutti i ricordi di un tempo. “Sai… non avevamo molto, ma si stava bene, niente regali. Era un giorno, quello dei morti, dove si ricordavano i propri cari. Si andava al cimitero come si fa adesso e si portavano i fiori.

Ricordo solo una borsetta di cartone dove mettevo delle cose che mi venivano date dalla mia madrina di battesimo.”

“ Cosa ti dava?” domandai curioso. “Niente di particolare, non immaginare chissà cosa: delle noci, della mostarda e dei biscotti, chiamati ossa dei morti.

Per me erano molto importanti, ne restavo contenta e come adesso i bambini aspettano il giorno dei morti per i regali, così noi per questi dolciumi

Carmelo Cona

 

Sul modo di come festeggiassero la festa dei morti lo volevo chiedere a persone più grandi di me. Non ho potuto farlo con nessuno dei miei nonni, per questo mi sono dovuta accontentare di chiederlo a mia madre.

Lei ha solo quarantacinque anni, però anche se superficialmente, mi ha spiegato cosa accadeva durante questa festa.

Per loro non era una festa, cioè non era un giorno di gioia, ma di tristezza dedicato a tutti i parenti morti.

Infatti si alzavano la mattina presto e andavano al cimitero dove si restava fino alle diciotto e non si andava a casa nemmeno per pranzare.

Si stava seduti accanto alla tomba del proprio defunto e si pregava per lui.

Invece i bambini, la notte precedente andavano a dormire presto e l’indomani si svegliavano per prendere il regalo portato dai morti.

I regali non erano come quelli che riceviamo oggi, ma trovavano un cestino con un biscotto “Rama di Napoli”, tre castagne, tre cioccolatini e tre caramelle. Solo i benestanti ricevevano in più un pupazzetto.

Mia madre mi ha detto che oggi la festa dei morti è un evento in cui tutti i paesani indossano abiti nuovi e si recano al cimitero solo per “sfilare” e fare gare per chi è vestito meglio. Tutti il giorno prima vanno dalle parrucchiere e si aggiustano i capelli per essere notati. Secondo la sua opinione ma anche secondo la mia, la vera festa dei morti era quella di prima. Allora si che si festeggiavano i defunti. Oggi si festeggia, al loro posto, il look!

 

Carmelita Battiato

 

 

 

La festa dei morti è una festività che esiste da sempre a Palagonia.

Anticamente la giornata del primo novembre era quella in cui si andava al cimitero per onorare le anime dei defunti. Quindi era necessario che ogni componente della famiglia fosse presente e vestito nel migliore dei modi possibili. Perciò nei giorni precedenti il primo novembre, si andava dal sarto a far cucire i vestiti da indossare durante “i morti”. Questi (i vestiti) dovevano restare chiusi e conservati fino al giorno in cui si andava al cimitero. Guai a sporcarli altrimenti c’erano legnate per tutti!

Una volta finita la visita ai parenti che non c’erano più, si tornava a casa e si pranzava come gli altri giorni. L’unica differenza era il dessert: difatti, dopopranzo, ai bimbi venivano date le “rame di Napoli”, dei gustosi pasticcini alla crema e cioccolata.

Dopo questi dolci venivano mangiati anche dai grandi.

Un altro dolce tipico  sono le “ossa dei morti”, biscotti con sopra la meringa. A differenza delle “rame”, le “ossa” venivano mangiati tutto il giorno perché molto piccoli. Figurarsi che in un sacchetto c’erano anche cinquanta!

Alla sera precedente i bambini andavano a letto molto presto e veniva detto loro di addormentarsi subito altrimenti sarebbero venuti i “motticeddi” che avrebbero rimproverato i piccoli monelli. In realtà, questo stratagemma serviva per metter fuori i regali comprati nei giorni precedenti, facendo credere ai bimbi che fossero donati dai defunti. Così l’indomani i bimbi avrebbero potuto giocare con questi balocchi nuovi di zecca. La leggenda dei “morti” nasce dal fatto che a sud non esistevano i regali di Natale e nemmeno quelli della Befana. Più che altro festeggiati al nord perché lì cadeva la neve e c’erano boschi e camini e renne e streghe cattive e fate buone…

Andrea Scandurra

 

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