Cecilia Meireles
Cecilia
Meireles è la maggiore poetessa brasiliana contemporenea.
Nata a Rio de Janeiro il 7 novembre 1901 e qui morta il 9 novembre
1964, insegnante e folclorista, come poeta si è allineata alla
corrente spiritualista del Modernismo brasiliano. La sua poesia è
una dall’architettura luminosa, priva di eccessi e dalla metrica
raffinata.
E’ la principale voce femminile della letteratura brasiliana.
Fra la sua produzione poetica ricordiamo: Espectros (1919), Viagem
(1939), Vaga mùsica (1942), Mar absoluto(1945), Doze Noturnos da
Violando (1952), O Aeronauta (1952), Romanceiro da Inconfidencia
(1953), Cancòes (1956), MetalRosicler (1960), Solombra (1963) e Ou
istopu Aquila (1964). Postumi appaiono invece i Poemas Italianos
(1968), Flor de poemas (1972) e Cànticos oferenda (1981).
Né freddo aroma di anice in cristallo. Con che dolcezza l'uccello inatteso da lontano piomba nella verde risaia! — Cielo caduto, fiore azzurro, stella ultima: sussurro improvviso ed eco di cristallo. Conchiglia del mare Conchiglia del mare, conchiglia, nella sabbia secca e sporca...
Sono stata rosa delle onde, della luna e dell''aurora, e qui sto nella sabbia, dove la polvere va consumando il mio dorato fianco, senza azzurri e spume, ora.
Va prosciugando il sole il mio cuore bianco il mio cuore d'acqua, divino, divino, dove ''origine del mondo dimora.
Mi trovo nel vento tutto cristallino, quanto più mi perdo, mi trasformo e fuggo dall''inquieto mondo di un tempo.
La mia essenza plastica e pura docilmente si trasfigura e va essendo vita sonora.
Morta-viva, in silenzio ruggisco; dalla spiaggia ròsa assorbo la profondità, e celebro le onde, le lune, l''aurora... le acque che danzano, la spuma che piange...''
Conchiglia del mare, conchiglia, nella sabbia secca e sporca...
Preludio
Che tempo sarebbe o sangue, o fiore, in cui si amasse di amore!
Perle di spuma, di spuma e sale Non mai nessuna uguale.
Era mare e luna: la mia voce, mare. Ma la tua... la tua, — luce lunare!
Corona divina che la sua stessa luce mai così soave genera.
Che tempo sarebbe, o sangue, o fiore, in cui si amasse dli amore!
Epigramma
Sull''arcobaleno ho camminato. Ma da lontano, e senza vertigini. E così ho potuto abbracciare nuvole, per amarle e perderle.
Mi fu maestro un passero, signore dell''arcobaleno e delle nuvole, che diceva addio con le ali in direzione delle stelle.
Secondo motivo della rosa A Madode Andrade
Per quanto ti celebri, non mi ascolti, sebbene per forma e madreperla tu sia simile alla conchiglia sonante, al musicale orecchio che registra il mare nelle intime volute.
Ti depongo in cristallo, davanti a specchi, senza eco di caverne o di grotte... Assenza e cecità assolute offri alle vespe e alle api,
e a chi ti adora, o sorda e silenziosa, e cieca e bella e infinita rosa che in tempo e aroma e verso ti trasmuti!
Senza terra né stelle brilli, prigioniera del mio sogno, insensibile alla bellezza che sei e non conosci, perché non mi ascolti...
Spiaggia
Sono abitatrice delle sabbie, di alte spume: le navi passano per le mie finestre come il sangue nelle mie vene, come i piccoli pesci nei fiumi...
Non hanno vele e hanno vele; e il mare ha e non ha sirene; e io navigo e sto ferma, vedo mondi e S000 cieca, perché questo è un male di famiglia, essere di sabbia, di acqua, di isola... E persino senza barca naviga chi al mare è stata destinata.
Dio ti protegga, Cecilia, che tutto è mare — e niente più.
Abbiamo visto la luna
Abbiamo visto la luna nascere, nella sera chiara.
I diamanti spargevano rugiada, le aeree frange delle onde e le finestre si aprivano su foreste piene di cicale.
Abbiamo anche visto la nuvola nascere alla fine dell''ovest. Nessuno le ha dato importanza. Sembra una pena sciolta — dicevano. Un fiore senza petali.
Abbiamo visto la luna nascere, nella sera chiara. Saliva con il suo diadema trasparente, lenta, reggendo tanta gloria.
Ma la piccola nuvola correva veloce nel ciclo. Riunì eserciti di lana scura, si levò dovunque l''inquietudine dell''ombra.
Quando abbiamo voluto un'altra volta il chiarore lunare. abbiamo udito la pioggia sferzare contro i vetri, e la foresta dibattersi nel vento.
Dietro le nuvole, però, sapevamo che continuava ad esserci, gloriosa e intatta. la luna.
Romanticismo
Saremo ancora romantici — ed entreremo nella densa foresta, — in cerca di fiori d''argento, di aerei, invisibili cantici.
Sulle pietre, all''ombra seduti, respireremo la frescura dei verdi regni incantati delle liane e della fonte pura.
E così romantici saremo di tanto sofferto romanticismo che le foglie dei rami supremi che si libereranno nell''abisso
si poseranno nella nostra memoria — secche farfalle cadute — e piangeremo la loro storia, — riassunto di tutte le vite.
Notturno
Stella fredda della tua mano. Tenue cristallo, esiguo fiore.
Ahi! Nevica amore.
Luna deserta del tuo sguardo Puro, glaciale fuoco senza colore!
Ahi! Nevica amore.
Immenso inverno del cuore. Gelo che non finisce di scivolare...
Mi misi a cantare nella solitudine:
il Tuo freddo viene dal cielo, da me, da te, da chi? Non c''è più sole, estate, calore?
Ahi! Nevica amore.
Donna allo specchio
Oggi, che io sia questa o quella, poco m importa Voglio solo apparire bella, poiché, sia come sia, sono morta.
Già fui bionda, già fui bruna, già fui Margherita e Beatrice. Già fui Maria e Maddalena. Solo non potei essere come volevo.
Che male fa questo colore finto dei miei capelli, e del mio viso, se tutto è tinta: il mondo, la vita, la gioia, il dolore?
Di fuori sarò come pare alla moda, che mi sta annientando. Che se ne vadano pelle e viso sciupato al nulla, non m''importa quando.
Ma chi vide, così decadenti occhi, braccia e i sogni suoi, e morì per i suoi peccati, parlerà con Dio.
Parlerà, coperta di luci, dall''alto della pettinatura alla rubra caviglia Perché alcuni spirano sopra croci, altri, cercandosi nello specchio.
(la Mare assoluto
Sordina
Chi suona il piano sotto la pioggia, nel pomeriggio scuro e deserto? Di quale antica, limpida musica ricevo il ricordo concluso?
La mia vita, in una poltrona giace, davanti alla finestra aperta. Vedo alberi, nuvole — e la lunga rotta del tempo, scoperta.
Fra i miei occhi riposati e le mie riposate orecchie, qualcuno coglie con dita calme rami
di suono, scoloriti.
La pioggia si confonde con la musica. Suonano così lontano! Il giorno cupo mescola piano, albero, nuvole, secoli di malinconia...
da Giorni
felici traduzione di Mirella Abriani
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