Il campionato

 

Credevo che a destarmi da quell'insipido dormiveglia fosse stato il gatto nel corridoio. Invece no. Era la voce del mio rimorso che martellava, a ragione, il mio tentativo di soffocarlo.

Non potevo far a meno di pensare ai giorni che hanno preceduto la partenza della squadra.
Carla, agitatissima, arrivò un bel giorno strillando ad alta voce: "Mamma, guarda. Guarda qui. Abbiamo pure l 'articolo nella pagina dello sport."
Non avrei mai pensato che Carla, che da un anno appena frequentava i corsi di ginnastica artistica, fosse già in grado di far parte della rappresentativa regionale della società sportiva a cui apparteneva. Infatti i dirigenti, magari per evitare le pressioni di qualche genitore insistente, non comunicarono nulla. A cose fatte, i rispettivi genitori appresero la notizia dal giornale. Quel giornale che tenevo tra le mani.
L'articolo dell'avvenimento della neo rappresentativa locale, apparso quello stesso giorno sulla pagina del nostro quotidiano, lo stringevo nel petto. Credo d 'averlo riletto una decina di volte e ogni volta mi soffermavo sempre di più con lo sguardo sulle righe per assaporarne ogni singola parola.
Non era, per me, una soluzione, quel pomeriggio restare ad oziare a letto. Non avevo proprio voglia di far nulla. Mi sentivo inutile, con il corpo dentro casa e i pensieri a Carla e alle altre bambine della squadra.
Così cominciai a scivolare silenziosa tra le stanze per cercare di distrarmi ma continuamente guardavo l 'orologio percorrendo mentalmente il tragitto. Carla sicuramente, invece di dormire come al solito peggio d 'un ghiro, avrebbero parlato tutta la notte. Questo di certo non sarebbe giovato. Non sarebbe stata fresca per le gare. Eppure la visione delle sue manine agitate che mi salutavano mentre il treno si allontanava dalla stazione, con prepotenza tornava davanti agli occhi.
Il momento era arrivato! La sua partecipazione al campionato nazionale se l'era guadagnata. Questo pensiero fece tornare in mente tutta la fatica che avevo fatto per convincerla a frequentare un qualsiasi centro di addestramento sportivo, qualunque sport sarebbe stato un bene per Carla, così timida, introversa e di scarsa comunicabilità. Nessuna disciplina aveva catturare il suo interesse e i tantissimi tentativi, tutti andati a vuoto, erano riusciti soltanto a farmi scoraggiare. Con lei non c 'era proprio nulla da fare. Cocciuta e testarda come un mulo sapeva soltanto chiudersi a riccio. Poi il miracolo avvenne: "Voglio diventare una ginnasta."
Naturalmente questo suo desiderio non poteva che manifestarsi in quel momento in cui, con l 'acqua alla gola, riuscivo a mettere insieme il pranzo con la cena ma, se non avessi approfittato di quel momento, Carla non avrebbe goduto il piacere d 'impegnarsi in qualcosa che aveva desiderato fare.
"Mamma ti prometto che m 'impegnerò sul serio... te lo giuro!"
"Tesoro, non hai bisogno di fare né promesse, né giuramenti. È un piacere mio che tu stia assieme ad altre bambini e con loro dividi un momento di serenità. Di problemi ne abbiamo tanti, almeno per qualche ora al giorno ce ne dimentichiamo... va bene!"
Non erano neanche trascorsi quattro mesi da quel giorno che i progressi di Carla avanzavano rapidamente. "Sai mamma questo sport mi piace moltissimo e vado anche d 'accordo con le mie compagnette di corso."
Adesso faceva già parte della rappresentativa regionale: questa era la sua prima gara nazionale "importante" ma, per colpa delle scarse risorse finanze, era andata via senza di me.
Qualcosa nel cervello cominciò a non funzionare.
Come se una parte del mio corpo si fosse staccato. Non vagava più casa. Mente e corpo, per un impulso razionale che in natura si può chiamare amore materno, quest'amore aveva lanciato un appello.
In una frazione di secondo depurai ogni irrazionalità e non cercai nessuna giustificazione a quanto stavano per fare le mie mani. Con solo poche cose in valigia, di certo non pensai minimamente che quel colpo di testa avrebbe significato una stretta di cinghia in più.
Non importava proprio nulla. L 'unica cosa di cui ero certa che la mia piccola aveva bisogno della mia presenza. Tutti nella vita dovrebbero dare conto all'istinto che in parte abbiamo soffocato.
Sono partita ed è questo che contava.
Non credo d 'aver fatto mai in vita mia un viaggio così rattoppato. Tutto bene fino a Roma ma da lì a raggiungere in fretta la Toscana fu un continuo sali e scendi di treni.
Le ore interminabili, trascorse da un treno all'altro, mi costrinsero a rivedere i risultati ottenuti negli ultimi tempi. Non erano affatto incoraggianti. Avevo perso tutto con la stessa rapidità dei pochi soldi rimasti in banca. Tutto questo aveva attivato nella nostra famiglia la regola del "sopravvivere". Una triste realtà. Una faccia sconosciuta. Ma lei, la mia bambina, era sempre lì accanto a sostenermi nei momenti difficili.
"La vita è una continua prova. È una prova sai... come nelle gare... e noi abbiamo dimostrato d 'essere brave nell 'affrontare le gare. Vedrai che anche tu riuscirai a superare il turno!" Così lei mi diceva quando con i pochi mezzi a disposizione cominciammo insieme a razionare le nostre esistenze dividendo i momenti buoni da quelli brutti. Era stato il suo autentico amore a darmi la forza di continuare e quel manifesto giallo che penzolava mezzo staccato all 'uscita della stazione, confermava il motivo della mia improvvisa partenza: al campionato di Ginnastica artistica di certo non potevamo mancare.
Quella strada lunga e dritta, che a prima vista sembrava non finisse mai, man mano s 'accorciava attraverso l 'orizzonte dei miei occhi. Con una mano in tasca e la valigia nell'altra assaporavo, con profondi respiri, la limpidezza delle prime ore di quel pomeriggio, affollato unicamente dall'ombra degli alberi e dal fruscio delle foglie.
"Sempre dritta e poi giri a destra." Erano le parole dell'ometto incontrato all'uscita della stazione a ritmare i passi che uno dietro l 'altro mi conducevano dalla mia piccola.
Il sole picchiava forte sulla testa ed io camminavo con le mani strette nelle tasche, dentro i jeans e le scarpette basse. Finalmente girai a destra. In fondo alla stradina si stagliava imponente una strana costruzione cubitale coperta da ampie vetrate. Dal palazzo si rifletteva una luce che sembrava di svuotare il peso delle villette attorno. Il Palazzetto dello sport, nella sua cubitalità, era un padrone assoluto. Era un imponente ammasso di vetro-cemento.
Frastuoni e vocii sferzavano i timpani. Tutto era così vivo e pieno che somigliava forse più ad un circo sfavillante di colori.
Mi ritrovai seduta in prima fila a guardare con calma tutte quelle minuscole figurine che si avvicinavano e si allontanavano tutte insieme a velocità.
Lo splendore della sala gremita spargeva un muto mormorio fatto a bassa voce. La gente attorno a me era così vicina che ne percepivo il ritmo del respiro di ognuno.
Guardavo nell 'angolo opposto a dove mi trovavo Carla mentre parlava concitata con l 'allenatrice, Monica, una ragazza straordinariamente paziente, incollata a quei teneri pulcini con lo stesso amore di una chioccia. La guardavo incantata. Era lei in mezzo a quelle minuscole trottoline, colorate nei loro abbigliamenti. Con l 'aderente costumino grigio-rosa la mia bambina era lì.
Rigida ed eretta, quasi avesse la paura di spezzarsi, si muoveva leggera su quelle gambettine magre e pallide. Il visetto sembrava crucciato sotto le folte sopraccigli che marcavano gli occhi neri. Era ancora una bambina, ma abbastanza alta per la sua età. Ad un tratto, come se avesse udito un richiamo, s 'accorse della mia presenza.
Mi venne incontro gridando al alta voce "Mamma ...mamma." Dall'ampia scollatura si potevano indovinare le linee che già prepotentemente mostravano quelle formette acerbe. Abbracciandomi forte, quella frivola testolina, allietata da buffe codine piene di riccioli a cavatappi, s 'adagiò sulla mia spalla. La sua gioia, di poca durata, presto si tramutò in pianto. Con un gesto riassicurante le circondai con il mio braccio le sue spalle. Piangere l'aiuterà a scaricare i nervi, pensai e, nell'attesa che le sue tensioni si esaurissero assieme alle lacrime mille pensieri affiorarono alla tesa.
Quasi non m 'accorsi che parlavo a bassa voce e le dicevo piano: "Non ho potuto darti niente di più di quello che sono riuscita a fare ma questo momento è già una nostra vittoria. Una grande vittoria. Domani sarà tutto finito e tu avrai vissuto un 'esperienza straordinaria che da grande potrai sempre ricordare. Ogni attimo di questo giorno sicuramente sarà tra i più belli... Adesso hai solo una prova d 'affrontare e una prova non è altro che una prova... ricordi? Non importa vincere o perdere l 'importante è che hai saputo dimostrare a te stessa che sei capace di mantenere i tuoi impegni. Nella vita una classifica vale l 'altra, l 'importante che nel mio "tabellone" sei e sarai sempre la numero uno."
Parlavo ma, nello stesso tempo, stavo già camminavo sui cumuli di rabbia. Quella rabbia che per tante volte mi aveva fatto stringere i pugni. Quella rabbia che a forza mi ha fatto ingoiate le lacrime. Quella rabbia di riscattare la posizione di donna separata. La rabbia di un matrimonio andato a rotoli per colpa d 'una donna. La rabbia per tutti quelli che ci hanno chiuso la porta in faccia.
"Mamma, se diventare "grandi" significa affrontare responsabilità maggiori di quelli che si è capaci di reggere, io non ho nessuna intenzione di crescere!"
Lei non avrebbe mai saputo quanta rabbia c 'è voluta per me crescere e quanta fatica ho dovuto fare dopo per ritornare di nuovo bambina.
"Non avere, ti prego, nessuna fretta di crescere. Tesoro, si diventa adulti per forza di cose ma non per questo tu devi preoccuparti per quello che dovrai fare ma preoccupati semplicemente di fare ciò che desideri adesso, in questo momento e fin tanto che i tuoi desideri sono anche i miei, di cosa dobbiamo preoccuparci? Guardati un attimo attorno, guarda. Guarda come ognuna di loro s 'affanna e si preoccupa di vincere. Ognuno di loro ha un solo pensiero e basta: vincere. Cosa può cambiare nella tua vita una vittoria o una perdita? Nessuna vittoria può confrontarsi col piacere che hai avuto soltanto perché sei qui. Vai e non preoccuparti di quello che farai perché comunque hai già vinto!"
Le gare si conclusero e Carla ottenne una ottima classifica ma il risultato più decisivo fu quello che ottenemmo entrambe. Niente è più importante della fiducia che una figlia ha nella propria madre. Una madre che sa di dare nulla di più di quanto è in grado di dare.
L 'amore di mia figlia per me rappresenta il tributo per i mille sacrifici e rinunzie, ma so di già che farò fatica a convincermi che presto lei diventerà un'adulta in grado di cavarsela da sola e che, come un uccellino, prenderà il volo con tutta la sua gioventù.
Un pezzo di me stessa forse si è staccato senza accorgermene e mentre io continuo a vivere un presente che è già passato, la vita della mia piccola sta per entrare nel suo futuro: questa è la verità.




Vera Ambra

 
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